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La (possibile) storia di ‘Liberty Belle’: intervista a Roberta Chimera

Liberty Belle e i frammenti del passato in forma di narrazione

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Liberty Belle

Liberty Belle, progetto firmato da Anna Bianco e Marco Zaccaria, nasce dall’incontro di materiali d’archivio eterogenei riorganizzati per costruire il ritratto immaginario di una donna del passato. Il racconto prende avvio da un breve filmato che ritrae una spogliarellista durante la sua esibizione; attorno a quell’immagine isolata si sviluppa una biografia ipotetica, affidata al racconto di una voce femminile fuori campo. Il lavoro, che si prepara a intraprendere il suo percorso festivaliero, si colloca in una zona di confine tra ricostruzione, interpretazione e invenzione narrativa. L’operazione prova a interrogare il rapporto tra memoria visiva e racconto, chiedendosi fino a che punto delle immagini sopravvissute nel tempo possano diventare il punto di partenza per immaginare una vita, un carattere, un destino, soprattutto quando la protagonista è una donna.

Ne abbiamo parlato con la produttrice Roberta Chimera.

La storia produttiva

Cosa in particolare ti ha spinto a sostenere un progetto così innovativo e ibrido tra archivio e finzione e quali gli ostacoli e le sfide sia creative che organizzative hai dovuto affrontare in qualità di produttrice?

Innanzitutto la sua intuizione originaria. L’idea di Marco Zaccaria nasce dal desiderio poetico di restituire una storia ad una donna di cui non sono rimaste tracce, se non un breve film del suo strip-tease. Poi io e lui abbiamo individuato la direzione teorica che si poteva seguire e che lui ha poi applicato in termini concreti insieme ad Anna Bianco. La struttura è stata impostata con un impianto produttivo leggero e scalabile che può facilmente adattarsi anche ad una forma seriale. Particolari ostacoli in fase di realizzazione non ce ne sono stati, perché Anna e Marco hanno trovato quella simbiosi creativa ideale che ha permesso loro di affrontare con entusiasmo la sfida di generare qualcosa di completamente nuovo. Paradossalmente, le vere difficoltà non sono emerse durante la creazione del film, ma emergono ora. Un progetto come Liberty Belle sfugge alle categorie tradizionali: non è un documentario nel senso classico e nemmeno una pura messa in scena. Questa natura ibrida rende più complesso il suo posizionamento produttivo e distributivo. Allo stesso tempo, è proprio questa ambiguità a renderlo interessante: la possibilità di decostruire le convenzioni del linguaggio documentario guardando ai materiali d’archivio come risorsa attiva.

Una presenza iconica

Molte figure femminili del passato sono rimaste nella memoria collettiva soprattutto come corpi osservati, performati, spettacolarizzati. Liberty Belle sembra interrogare proprio questa condizione, in cui una donna sopravvive più come icona visiva e oggetto che come soggetto della propria stessa storia. In che modo, a tuo vedere, il film tenta di colmare — o almeno interrogare — questa distanza?

Come dici tu il corpo della donna è stato osservato, “performato”, spettacolarizzato, in passato e ora come non mai. Ma Liberty Belle propone un diverso punto di osservazione. Per una volta il corpo della donna non è oggetto di valutazione e giudizio, ma soggetto del piacere di sedurre. Della strip-teaser che Anna e Marco hanno chiamato Elizabeth Anderson non si sa nulla e quindi rischiava di rimanere appunto un’icona visiva passiva. E allora, perché invece non creare attorno a questo spezzone di vita emerso dal passato un pensiero libero e una soggettività? Un pensiero e una soggettività che non accompagni il solito pregiudizio della donna finita alla deriva perché si spoglia, ma piuttosto di una donna che sceglie di giocare attivamente con il suo desiderio e quello degli altri. Confesso che io mi sono innamorata di questa donna che decide di spogliarsi invece di restare a casa a stirare.

Da Betty a Liberty Belle

Se la società perbenista ha fatto dello strip-tease puro spettacolo o trasgressione, la storia di Betty-Liberty Belle lo  rivela invece come strumento di emancipazione. In che modo, nel film, questa attività diventa espressione del desiderio femminile e, nello specifico, costruzione e trasformazione identitaria per Betty?

Il vero strumento di emancipazione di Betty è piacersi nel suo corpo e farne ciò che vuole. Il processo di decostruzione avviene andando contro le norme sociali del tempo, i rapporti di potere e i modelli culturali imposti alle donne. Ma tutto questo Liberty Belle lo fa con seducente leggerezza, un tono che Anna e Marco hanno saputo condurre senza giudizio e senza nemmeno farne una critica di segno opposto. C’è un’immagine trovata durante le ricerche iconografiche che a me piace particolarmente. È l’illustrazione di Roc Sol del pezzo Bad women, bad habits dei Three Bad Jacks, una band formatasi alla fine degli anni ’90. Ritrae una donna con una mitragliatrice in mano che fuma una sigaretta seduta sul tettuccio di un’auto sportiva e richiama l’estetica rockabilly degli anni ’50/’60. La donna ha una sensualità prorompente ed è molto sicura di sé e questa sua sfrontatezza sexy mi diverte, sembra che da un momento all’altro possa scendere dal tettuccio dicendo “Dimmi tutto, cocco”, ridendo di ciò che pensano gli altri di lei. Liberty Belle non è così, lei è la ragazza della porta accanto. Anche lei fa quello che vuole, lo fa sui tacchi a spillo e lo fa divertendosi.

La ricerca d’archivio

La vita immaginaria ed immaginata di Liberty Belle è frutto di un puzzle di archivi eterogenei. Come si è sviluppato il lavoro di ricerca e quanto quel che è stato trovato ha influenzato la direzione stessa della storia?

La ricerca dei materiali d’archivio è stata fatta lasciandosi liberi di immaginare il possibile, senza farsi vincolare dai limiti. Questo lavoro è stato sostenuto dalla straordinaria versatilità dei registi, che uniscono alla brillante capacità di scrittura, la visione registica e un montaggio con una forte impronta autoriale, capaci quindi di gestire il racconto con grande fluidità narrativa. E si sono anche divertiti! Senza la loro competenza in tutti questi aspetti del lavoro, Liberty Belle non potrebbe esistere. Insisto su questo punto perché è fondamentale guardare i materiali d’archivio con uno sguardo creativo e con la capacità di una visione del lavoro nel suo insieme. Il dialogo autori e archivio è stato continuo, in un gioco di rimandi fra ciò che scrivevano e i materiali che poi effettivamente trovavano e fra quelli che poi diventavano parte del racconto.

L’uso di filmati amatoriali

Una parte fondamentale della biografia immaginata di Liberty Belle prende forma attraverso filmati amatoriali, immagini private per natura senza alcuna intenzione narrativa. Che tipo di sguardo emerge da questi materiali e quale il valore aggiunto di questi nel costruire la storia di Liberty Belle?

I filmati amatoriali costituiscono l’asse portante della biografia di Betty, le “spezie” che danno sapore e credibilità alla vita della protagonista. È grazie a questi filmati che è stato possibile immaginare la sua adolescenza da pattinatrice e i suoi momenti di svago con gli amici. Per esempio la scena del Bok Kai Temple l’hanno scritta solo dopo aver trovato le immagini mute della parata, poi sonorizzate e infine entrate a far parte della storia di Betty. Liberty Belle è un film unico nel suo genere, tanto che è stato necessario inventarsi una parola per definirlo, archive drama. Per archive drama intendiamo una narrazione costruita attraverso materiali d’archivio rielaborati mediante un processo di scrittura che trasforma fonti storiche eterogenee in un racconto immaginato coerente.

Liberty Belle

  • Anno: 2026
  • Durata: 27'
  • Genere: Archive drama
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Anna Bianco, Marco Zaccaria