Cosa resta delle “notti” torinesi quando la città scoprì di non essere solo un dormitorio a ore strutturato sugli orari della fabbrica? Cosa accadde quando qualcuno intuì che quel tempo poteva essere speso senza dormire o produrre? La risposta si compone all’interno di Falene, documentario di Ivan Cazzola, premiato alla dodicesima edizione del SeeYouSound International Music Film Festival.
L’opera, sostenuta da Torino Piemonte Film Commission, ha richiesto cinque anni di lavoro; è scaturita dalla necessità di documentare la vita notturna cittadina e, come per Nostra Torino Oscura, analizza la dimensione musicale ad essa associata.
La proiezione, animata dagli interventi sonori di Johnson Righeira e Motel Connection insieme a Gambo e Gianluca Pandullo, è un momento collettivo di ricordo e omaggio alla scena che tra gli anni ’80 e il primo decennio del 2000 scosse la città dal grigiore industriale.
Falene, prodotto da LMC Vision, narra una dimensione epica e ritrae un contesto urbano dai più associato ad una fase di cupezza, ma in realtà vivacissimo e culla di eventi, invenzioni e spinte artistiche multiformi.
Il racconto si colora delle testimonianze dirette di chi quel tempo lo definì attraverso emittenti radiofoniche, spazi occupati, club, locali, negozi di dischi, arti visive fino alla definizione di una nuova idea di città; un momento simbolico fu senza dubbio il concerto dei Daft Punk del 2007 , ma purtroppo tutto cominciò a disgregarsi con le olimpiadi invernali dell’anno precedente.
È innegabile un certo livello di commozione rievocando luoghi ed atmosfere.
L’affresco composto da personaggi iconici della notte torinese strappa più di un applauso e sconvolge gli animi per l’ingenuità e l’intuito caratterizzanti quei momenti storici.
Si parla di un tempo in cui il corredo video/foto era davvero minoritario, per tale ragione va premiata la raccolta di documenti che ordinano la narrazione.
Le immagini dei Murazzi e Giancarlo, con l’accozzaglia di gente che lì si riversava, saranno sempre con noi, così come quelle del compianto Simone Cordero, che con la serata The Plug rivaleggiava con Xplosiva (Giorgio Valletta e Sergio Ricciardone) proiettando la periferica Torino in un orizzonte internazionale al pari di Londra e Berlino. E poi il Club To Club, definitivo.
Più indietro nel tempo, Roberto Spallacci e il suo House Train Torino – Riccione (Cocoricò) e l’imperversare della club culture. El Paso Occupato e un calendario di concerti assurdo. La nascita di Radio Flash e la circolazione di suoni alternativi. Luoghi irripetibili come Doctor Sax, Tuxedo, Studio Due.

Volti, tanti volti (tra i tanti, contributi di Gianluca Pandullo, Andrea Frola, Alberto Campo, Mixo, Daniele Galliano).
Tanta musica, scritta, cantata, suonata, ballata.
La danza racconta quel mondo più di ogni altra cosa e ha riunito generi e culture metropolitane, passando attraverso stili e orientamenti diversi. Il ballo assunse un significato culturale – poi storicizzato – e il fermento è documentato dalla presenza in città di dj locali e ospiti internazionali che la posero al centro d’Europa al pari di Londra, Parigi o Berlino.
Sciami di persone, come Falene, si spostavano da un locale all’altro, guidati dalla luce e non dall’effimero; fu un momento definitivo per Torino, irripetibile nella sua specificità, denso di significati e di cui ringraziamo di essere stati testimoni.
Un unico disappunto si rileva nel fatto che molto è stato taciuto.
Si comprende bene quanto il materiale sia corposo e la selezione possa risultare complicata, tuttavia la rappresentazione di quel contesto forse dovrebbe tener conto anche di altre tracce.
Indubbio l’apporto generato dall’ambiente Subsonica/Murazzi e l’asse Hiroshima Mon Amour, ma la notte di Torino in quegli anni non fu solo quello e dispiace che alcuni nomi siano stati tralasciati.
Le Falene, poiché munite di ali, atterrarono anche altrove. Il beat e la notte passarono attraverso svariati circuiti, apparentemente minoritari, ma determinanti per l’apporto di sonorità differenti e anch’essi generatori di cultura Pensiamo all’Express, Crossover, al Barrumba o Supermarket per citarne alcuni. Nomi come Aldo Chimenti, Marco Klemenz? Roger Rama avrebbe meritato più che un cenno. Rollers Inc? Soprattutto, Sergio Ricciardone?
Le voci contemporanee, poi, non aggiungono nulla al resoconto e non hanno un legame diretto con il filo della storia.
Insomma, Falene è ammirevole ed emotivamente struggente, ma talvolta la sensazione è che giri intorno ad un gruppo sistemico (grazie per la voce fuori dal coro di Cosimo Ammendolia) che finisce per diventare assimilabile agli altri sistemi che hanno retto la città e ne segnano l’attuale stagnazione. Alla fine di tutto, è “Cosa loro” e di quel comparto ne avevamo sentito parlare già abbastanza.
D’altronde il tempo è quello che è, la memoria comincia a perdere colpi, le falene hanno vita breve e le luci si stanno spegnendo, quasi tutte. Resteranno le insegne di Airbnb.
Viene in soccorso William Blake “Kill not the moth nor butterfly, For the Last Judgment draweth nigh – Non uccidere la falena o la farfalla, perché l’ultimo giudizio si avvicina”.
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