Al cuore del cinema milanese, in via Seneca, il Cinemino torna ad accendere il proiettore dopo settimane di silenzio forzato. La sala, conosciuta come presidio culturale indipendente apprezzato da cinefili e cittadini, era stata oggetto di sequestro lo scorso 21 gennaio su ordine della gip Giulia D’Antoni, a seguito di controlli della Polizia Locale che avevano rilevato presunte irregolarità nell’emissione delle tessere associative e criticità nelle uscite di emergenza.
Un provvedimento che aveva spento le luci della sala e riempito i bar cittadini di interrogativi sulla natura stessa degli spazi culturali no-profit. Da una parte c’era un’accusa formale, dall’altra la rivendicazione della sua identità: non un’attività commerciale, ma un’associazione culturale radicata nella comunità milanese.
Riesame accoglie il ricorso: ritorna il cinema dal basso
La decisione del Tribunale del Riesame di Milano ha ora ribaltato quella sequenza di sigilli e chiusure. Con un atto giudiziario che sancisce l’accoglimento del ricorso presentato dall’associazione SeiSeneca, i sigilli alla sala sono stati rimossi e la proiezione è nuovamente consentita.
Il verdetto non è stato un semplice sollievo per chi gestisce Il Cinemino, ma una conferma della tenuta legale e culturale dell’esperienza associativa. I gestori avevano già da settimane prodotto documentazione sulle certificazioni di sicurezza, sulle conformità alle normative antincendio e sul corretto funzionamento amministrativo previsto per le realtà culturali senza scopo di lucro.
La sala, che per anni ha proiettato film di qualità e ospitato dibattiti, incontri e rassegne lontano dalle logiche commerciali dei grandi circuiti, riaprirà ufficialmente alle proiezioni il 26 febbraio, restituendo al quartiere e alla città un luogo di socialità basato sulla cultura cinematografica.
“Non siamo un business”: la battaglia simbolica oltre le norme
Commentando la sentenza, lo staff del Cinemino non ha nascosto la soddisfazione, ma ha anche voluto ribadire alcuni punti che vanno al di là della pura questione legale. La preoccupazione espressa dai gestori riguarda soprattutto gli accostamenti mediatici infondati fatti durante la chiusura, in particolare quelli con la tragedia di Crans-Montana, che avevano contribuito ad alimentare dubbi sulla sicurezza complessiva della struttura.
La sala ha risposto presentando ogni documento richiesto, dimostrando che gli investimenti nella sicurezza e nella gestione culturale non erano solo conformi alle norme, ma parte integrante della sua missione. La decisione del Riesame, in questo senso, ha restituito non soltanto un locale fisico, ma una forma di dignità associativa e culturale.
Un presidio culturale nella Milano contemporanea
Più che un cinema d’essai, il Cinemino è stato spesso descritto dai suoi soci come un luogo di incontro per cinefili, cineasti indipendenti e cittadini curiosi, un punto di riferimento alternativo alle grandi catene di multisala. Per molti, la sua chiusura era sembrata l’ennesimo colpo a una cultura cinematografica che fatica a sopravvivere alle spinte del profitto, delle normative e delle difficoltà burocratiche.
La riapertura segna quindi un ritorno simbolico: non solo di proiezioni di qualità, ma di una comunità che resiste. Una comunità che ha trasformato una piccola sala in un’esperienza collettiva di cultura e socialità, lontana dagli schermi digitali e dalle logiche di piazza commerciali.
Verso il futuro
La rimozione dei sigilli è stato un atto che restituisce al quartiere di Porta Romana e a Milano un piccolo, ma significativo, spazio di cinema dal basso. Il Cinemino riaccenderà lo schermo con la consapevolezza che la cultura cinematografica può ancora essere difesa come bene comune.
E così, dopo oltre un mese di buio, il proiettore si prepara a tornare protagonista.