TheCathedral è un film diretto da Ricky D’Ambrose, disponibile in streaming su MUBI ed é uno degli esempi migliori del cinema indipendente americano dei nostri tempi. Presentato in anteprima alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nel 2021 e successivamente premiato agli Independent Spirit Awards, il film si impone come un’opera intima e profondamente autobiografica. D’Ambrose costruisce un racconto di formazione che attraversa circa vent’anni di storia americana filtrati attraverso lo sguardo silenzioso e osservatore del protagonista, Jesse.
Il film segue l’infanzia e l’adolescenza di Jesse Damrosch, alter ego del regista, cresciuto in una famiglia cattolica della classe media tra gli anni Ottanta e i primi Duemila. La narrazione procede per frammenti, per blocchi temporali scanditi da didascalie che indicano l’anno e il luogo, quasi come capitoli di un diario visivo. Non c’è una trama convenzionale, piuttosto, assistiamo all’accumularsi di ricordi, tensioni familiari, crisi economiche e piccoli eventi quotidiani che compongono il mosaico di una memoria personale. D’Ambrose adotta uno stile statico, con inquadrature fisse e composte con estrema precisione. La macchina da presa osserva, raramente interviene, e quasi mai si avvicina emotivamente ai personaggi attraverso dei primi piani.
Questa distanza crea un effetto di straniamento che invita lo spettatore a riflettere più che a identificarsi immediatamente. La memoria diventa così la vera protagonista del film. Gli eventi non sono messi in scena per suscitare una reazione melodrammatica, ma per essere registrati come tracce di un passato che continua a pesare sul presente. Le immagini d’archivio, inserite tra le sequenze narrative, collegano la storia privata di Jesse a quella collettiva degli Stati Uniti. Si parla di crisi politiche, cambiamenti culturali, momenti storici che fanno da sfondo alla disgregazione lenta ma inesorabile della sua famiglia.
Il ritratto di una famiglia in crisi
Al centro del film c’è il rapporto tra i genitori di Jesse, una coppia la cui relazione si deteriora progressivamente sotto il peso delle difficoltà economiche e delle incomprensioni reciproche. Il padre incarna un’idea di stabilità destinata a sgretolarsi, mentre la madre appare sempre più inquieta e insoddisfatta. D’Ambrose evita qualsiasi giudizio esplicito, nessuno è completamente colpevole, nessuno completamente innocente. Il conflitto emerge nei silenzi, nei dialoghi trattenuti, nelle cene familiari cariche di tensione.
La crisi matrimoniale non esplode mai, al contrario, si insinua lentamente nella quotidianità. Questa scelta rende il racconto ancora più realistico e doloroso. Jesse, testimone silenzioso, assorbe tutto. Le frustrazioni, le discussioni, le umiliazioni, la sua crescita coincide con tutto questo, che smonta l’idea infantile di una famiglia come rifugio sicuro.
Religione, educazione e senso di colpa
Il titolo stesso, The Cathedral, richiama una dimensione religiosa che attraversa l’intera opera. La famiglia di Jesse è cattolica e la religione costituisce uno sfondo costante, più culturale che spirituale. Non si tratta di un film sulla fede, ma sulla moralità che essa lascia nei comportamenti e nelle aspettative sociali.
La cattedrale diventa metafora di una struttura imponente ma fragile. Un edificio che sembra solido, ma che può incrinarsi dall’interno. Così è la famiglia, così è l’educazione ricevuta dal protagonista. Il senso di colpa, la disciplina, l’idea di successo e fallimento sono elementi che definiscono il suo percorso.
Uno stile minimale e rigoroso
Il film è caratterizzato da una messa in scena studiata nei dettagli. Le inquadrature sono simmetriche, spesso frontali, e la recitazione è volutamente trattenuta. Non ci sono movimenti di macchina invasivi né una colonna sonora persistente. tutto è ridotto all’essenziale. Questa scelta conferisce al film un tono quasi documentaristico, pur rimanendo chiaramente un’opera di finzione.
Il minimalismo di D’Ambrose può risultare spiazzante per chi si aspetta un classico racconto di formazione emotivamente esplosivo. Tuttavia, è proprio questa sottrazione a rendere The Cathedral un’esperienza unica. Lo spettatore è chiamato a riempire i vuoti, a leggere tra le righe, a cogliere le sfumature nei gesti e nelle pause. È un cinema che richiede attenzione e pazienza, ma che ripaga con una profondità rara.
A differenza di molti film di formazione contemporanei, The Cathedral non celebra l’individualismo o la ribellione come momenti liberatori. La crescita di Jesse è silenziosa, quasi impercettibile. Non c’è una scena catartica che segna il passaggio definitivo all’età adulta. L’ingresso all’università, che chiude simbolicamente il film, non è un trionfo ma un nuovo inizio carico di ambiguità. In questo senso, l’opera di D’Ambrose privilegia l’introspezione e l’analisi sociale rispetto allo spettacolo.
La forza delle interpretazioni trattenute
The Cathedral colpisce soprattuto per la coerenza tra forma e contenuto. Il cast, in particolare Brian d’Arcy James, nel ruolo del padre e Monica Barbaro in quello della madre, offrono interpretazioni misurate, quasi sottratte, perfettamente allineate allo stile rigoroso della pellicola. Gli attori evitano ogni enfasi melodrammatica, lavorando su micro-espressioni e tensioni trattenute per trasmettere la progressiva disgregazione familiare.
La freddezza calcolata della messa in scena, se da un lato rafforza l’impianto concettuale del film, dall’altro rischia di attenuare l’impatto empatico. Non è un difetto strutturale, ma una precisa opzione autoriale che rende l’opera tanto affascinante quanto esigente, chiedendo allo spettatore uno sforzo di partecipazione attiva piuttosto che un coinvolgimento immediato.
The Cathedral è un film che parla di memoria, famiglia e identità con uno sguardo lucido e personale. Rappresenta una visione imprescindibile per chi è interessato al cinema indipendente e ai racconti di formazione non convenzionali. Ricky D’Ambrose firma un’opera che, pur nella sua apparente semplicità, costruisce un edificio complesso e stratificato, proprio come una cattedrale, fatto di dettagli, silenzi e ricordi destinati a rimanere impressi.