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Anticipazioni

Festival Internazionale del Documentario di Salonicco: i film in concorso

Due grandi categorie, premi importanti e 24 film in concorso nella celebre città greca

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Festival Internazionale Documentario Salonicco

Il 28° Festival Internazionale del Documentario di Salonicco in Grecia ha annunciato i film che si contenderanno due importanti categorie competitive: le sezioni Newcomers e Film Forward Competition. Entrambe le sezioni prevedono un montepremi significativo.

Il Concorso Newcomers offre due premi: il Golden Alexander “Dimitri Eipides” e il Silver Alexander Award. Quattordici film di oltre 50 minuti, realizzati da giovani registi, sono stati annunciati in questa sezione (qui sotto le trame dei film). Il Golden Alexander “Dimitri Eipides” è accompagnato da un premio in denaro di 10.000 euro. Il Silver Alexander Award presenta invece un premio in denaro di 4.000 euro.
Il concorso Film Forward, ospita “film che sfidano le convenzioni e propongono un linguaggio cinematografico audace e audace”. Dieci film concorreranno in questa sezione. I premi di questa sezione includono il Film Forward Golden Alexander, con un premio in denaro di 6.000 euro, e il Film Forward Silver Alexander, dal valore di 3000 euro.

Il Festival Internazionale del Documentario di Salonicco si terrà dal 5 al 15 marzo nella città greca.

Tra i film presenti, anche uno italiano: Tirrenica, diretto da Rosario Minervini, già presentato al MedMeetings.

Festival Internazionale del Documentario di Salonicco: i film in concorso Newcomers

At No Cost, Mary Bouli, Grecia, 2026, 79΄ (Prima mondiale)

Danae lavora in un bar, ma sogna di diventare una ballerina. È una delle tante giovani donne di Atene che faticano ad arrivare a fine mese. Decide di diventare una donatrice di ovuli. Sembra che non costi nulla. Ma la procedura non è così semplice.

EXILE(S), Tales From an Island, Yorgos Iliopoulos, Grecia, 2026, 119΄ (Prima mondiale)

Cento anni dopo il Trattato di Losanna, gli abitanti di Imbros sono alla ricerca di un nuovo presente, con le scosse di assestamento degli spostamenti di popolazione ancora visibili intorno a loro. Villaggi in rovina, vite perse nel tempo, usanze e rituali intrecciati in un singolare palinsesto culturale, dove ricordi e confini continuano a spostarsi. Eppure la convivenza non è mai facile.

Tiny Gods, Panos Deligiannis, Grecia, 2026, 82΄ (Prima mondiale)

Festival Internazionale Documentario Salonicco

Oscilliamo dall’introspezione all’estroversione, dal nostro microcosmo al mondo reale. Questa è la storia dell’artista Kleio Gizeli, che spazia dallo spazio segreto di un appartamento al mondo di un’aula scolastic.  Da un attico a Kypseli, Atene, alla vita delle sue strade, dalle opere in miniatura all’impegno sociale dell’istruzione. Questo pendolo è la storia del film, il pendolo di una donna.

Hex, Maja Holand, Norvegia, 2026, 92΄ (Prima internazionale)

Ambientato nella leggendaria scena black metal norvegese, Hex segue tre giovani donne – Nikoline, Victoria e Johanna – che formano la band Witch Club Satan senza saper suonare uno strumento. Legate da un patto triennale, si impegnano a diventare streghe e musiciste, usando il black metal per liberare il potere crudo e femminile. Ma man mano che la band acquisisce slancio, acquisisce anche una volontà propria, mettendo alla prova la propria unità, i propri valori e la propria visione di libertà. Ossessionato dagli echi degli storici processi alle streghe, il film si chiede: cosa significa essere una donna libera oggi? E stiamo ancora condannando le streghe al silenzio?

In Cod We Trust, Guro Saniola Bjerk, Norvegia-Finlandia, 2026, 84΄ (prima mondiale)

Nell’estremo nord della Norvegia, dove l’inverno indugia per mesi sotto un velo di oscurità polare e il mare governa ogni decisione, si trova Båtsfjord. Un villaggio di pescatori dove il merluzzo assume un significato più importante di Dio. Questo ritratto giocoso cattura l’essenza di una remota comunità artica. I suoi abitanti, diversi e intraprendenti e imprevedibili. Legati dal pesce, dalla natura e da un comune senso di appartenenza. Il film invita gli spettatori a sperimentare il ritmo, il dramma e l’intimità della vita ai confini del mondo. Rivelando che negli angoli più freddi della terra si trovano le persone più calorose.

Inner Emigrants, Lena Karbe, Germania-Francia, 2026, 93΄ (Prima mondiale)

Festival Internazionale Documentario Salonicco

Un gruppo di psicologi a Mosca gestisce una linea telefonica anonima che fornisce supporto psicologico in seguito all’invasione russa dell’Ucraina nel 2022. Per il suo secondo lungometraggio, la regista russa Lena Karbe torna in patria dopo 15 anni e si concentra sul lavoro spesso minimizzato e gravoso dei professionisti della salute mentale. Come percepisce la società russa l’invasione e perché non reagisce? Qual è l’impatto della propaganda governativa sulle masse? Cosa succede quando il paziente ha opinioni completamente diverse da quelle del terapeuta, ad esempio quando è a favore della guerra o cerca consulenza su questioni illegali in Russia, come le questioni LGBTQI? Cosa significa “neutralità”, dove dovrebbero essere tracciati i confini e come li definisce ogni professionista, impegnandosi a proteggere la propria integrità professionale, la propria sicurezza personale e la propria psiche?

Just Look Up, Emma Wall e Betsy Hershey, USA-Danimarca, 2026, 94΄ (prima mondiale)

Michael Greenberg, attivista apertamente gay, guida il movimento dirompente “Climate Defiance” e non si lascia ostacolare da nulla. Armato di risolutezza e audacia, rilancia il modo radicale di protestare. Accantona la negoziazione o la richiesta di una piattaforma per essere ascoltato. Invece, si intromette nelle conferenze con i rappresentanti delle compagnie petrolifere, denunciando gli amministratori delegati e l’élite politica di Washington per l’impatto catastrofico che hanno sull’ambiente. Come afferma Michael, “la vergogna è potente” e solo l’indignazione pubblica può far sì che questi individui si assumano le proprie responsabilità. Tuttavia, la situazione diventa ancora più precaria dopo la rielezione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Una svolta degli eventi che preoccupa profondamente Michael e i suoi alleati.

Motel Paradise, José Eduardo Castilla Ponce, Messico, 2026, 89΄ (Prima mondiale)

In una cittadina costiera sul Golfo del Messico vive l’insubordinato Daniel, proprietario di un piccolo motel. Attraverso gli occhi del nipote, che decide di usare la stessa identica videocamera VHS che Daniel usava per filmarlo da bambino, lo scopriamo. La telecamera documenta la vita quotidiana di Daniel come proprietario di un motel in modo schietto, svelando gradualmente la sua personalità fuori dal comune e il suo rapporto alquanto tumultuoso con la moglie Lourdes. Allo stesso tempo, quando meno te lo aspetti, Daniel si trasforma nel protagonista di brevi scene cinematografiche, ispirate a diversi generi cinematografici, che rievocano episodi peculiari che potrebbero essersi verificati nel corso degli anni al motel. Un documentario originale che fa ridere, ricordare. Ricordare che è attraverso il cinema e la memoria che possiamo, come afferma il regista, ingannare la morte.

One in a Million, Jack Macinnes e Itab Azzam, Regno Unito-Germania, 2026, 100΄ (prima europea)

Nel settembre 2015, Isra’a, una bambina di 11 anni di Aleppo, in Siria, vendeva sigarette in Turchia, cercando di raccogliere abbastanza soldi per attraversare l’Egeo nella speranza di trovare una vita migliore in Europa. Nel corso degli anni, tuttavia, il rifugio sicuro trovato dalla famiglia in Germania è diventato teatro di traumi e confusione.

Replica, Chouwa Liang, Australia-Francia-Cina, 2026, 91΄ (Prima mondiale)

Festival Internazionale Documentario Salonicco

In Cina, un numero crescente di giovani donne sceglie partner generati su richiesta da programmi di intelligenza artificiale, sia in risposta alla pressione sociale del matrimonio, sia per evitare la disillusione causata dalle relazioni nel mondo reale. Perché nel mondo digitale, le aspettative raramente, se non mai, vengono deluse, e questi partner offrono supporto e compagnia incondizionati attraverso uno schermo. Se Her di Spike Jonze un tempo sembrava fantascienza, ora si sta trasformando in qualcosa di molto reale. Lottiamo per affrontare il trauma psicosociale: incantati dalle promesse digitali di una perfezione artificiale.

Sentient, Tony Jones, Australia, 2026, 105΄ (Prima europea)

Sentient

Un’indagine unica e toccante sulla ricerca di laboratorio sugli animali, che svela un mondo nascosto in cui non sono solo gli animali a farsi male. Seguendo la storia della Dott.ssa Lisa Jones Engel, diventata sostenitrice del benessere degli animali, il film si chiede: “Possiamo ancora giustificare il fatto di nuocere agli animali e a noi stessi in nome della scienza?”.

The Smuggler, Sylvelin Måkestad, Svezia-Finlandia-Norvegia, 2026, 79΄ (Prima mondiale)

Lisbeth, un’anziana donna da poco in pensione, si mette in viaggio alla ricerca della pistola usata dal padre in un fallito tentativo di suicidio nel 1940, un’arma che si è trasformata in una leggenda di famiglia. Sale a bordo di un “autobus terapeutico” pieno di figli di veterani di guerra, viaggia attraverso la Finlandia dove incontra un trafficante d’armi, impara a sparare, cerca la guida di una strega, il tutto mentre si avvicina alla pistola e al suo passato. Un documentario splendidamente agrodolce, un viaggio personale alla ricerca dell’identità esistenziale, delle radici, delle risposte, dei simboli genealogici, nonché un commento sul peso della Storia sulla vita quotidiana delle persone comuni. Girato con grande maestria, The Smuggler racconta il bisogno di una donna di comprendere il padre, di guarire retroattivamente il suo trauma e, attraverso questa paradossale “terapia”, di trovare il proprio ruolo e il proprio posto nel mondo.

Tirrenica, Rosario Minervini, Italia-Spagna, 2026, 61΄ (Prima mondiale)

Festival Internazionale Documentario Salonicco

Nell’Italia degli anni ’60, gli annunci di un’autostrada all’avanguardia che avrebbe presto collegato il Sud in difficoltà economica con il Nord più avanzato erano pomposi quanto la portata del progetto. Solo che ci vollero oltre 60 anni per realizzarla, e il suo nome (Tirrenica) divenne sinonimo delle aree che avrebbe collegato – dalla periferia di Napoli a Salerno – per tutte le ragioni sbagliate, mettendo a nudo le patologie strutturali dello Stato italiano, confermando di fatto la narrazione di un “Paese a due velocità”. Attraverso il sorprendente confronto tra le aspettative di ieri e la banale realtà di chi è nato e cresciuto all’ombra di un progetto fantasma, Rosario Minervini esegue una dissezione con precisione clinica dei ritardi che hanno gravato sulla psiche collettiva italiana nel tempo.

We Are Stardust, Elisabeth Rasmussen, Norvegia-Danimarca, 2026, 97΄ (Prima mondiale)

Per decenni, la NASA si è concentrata esclusivamente sullo spazio interstellare per raccogliere micrometeoriti, rari resti della formazione del nostro sistema solare, che si ritiene nascondano segreti inestimabili relativi all’origine della vita nell’universo. Finché Jon Larsen, musicista e ricercatore amatoriale norvegese, non ha pensato di fare l’esatto opposto, qualcosa che gli astronomi consideravano futile: cercarli qui sulla Terra. La regista sami Elisabeth Rasmussen segue con altrettanta passione ed entusiasmo gli impressionanti risultati della sua ricerca, il cui costo è irrisorio rispetto all’enorme budget investito in missioni spaziali analoghe. Così, un’incredibile ricerca di polvere di stelle si dispiega davanti ai nostri occhi, un’avventura trascendentale che ha molto da insegnarci sull’importanza del metodo, della perseveranza e dell’umiltà.

Festival Internazionale del Documentario di Salonicco: i film in concorso Film Forward

Dear Future, Christiana Cheiranagnostaki, Grecia-Svizzera, 2026, 79΄ (Prima mondiale)

Un archivio sotterraneo nell’Artico, reperti museali in attesa del loro destino in un magazzino nei Paesi Bassi, segni rocciosi nascosti in una foresta in Svizzera e uno studio neuroscientifico sulle emozioni, rivelano un mondo in pausa, che si ripiega su se stesso, in attesa di essere plasmato dalla memoria e dalla natura. Uno spazio liminale tra ciò che è perduto e ciò che deve ancora venire.

Horse and Rider, Panayotis Evangelidis, Grecia, 2026, 78΄ (Prima mondiale)

Tre giorni di incontro tra due persone in un hotel di Salonicco, durante un’ondata di caldo di luglio. Sylvia e Yannis parlano, scherzano, si guardano, vengono colti di sorpresa, si innamorano e imparano ad ascoltare i suoni del mondo circostante. Il tempo scorre a ritroso.

Stories of a Lie, Olia Verriopoulou, Grecia-Francia, 2025, 75΄ (Prima nazionale)

Durante un soggiorno in Grecia, il mio paese natale, la regista viene a sapere della malattia di un’amica. I suoi medici e la sua famiglia gliela nascondono e anch’ella devo tenerla segreta. Inizia a ricordare, sconcertata. Essendo cresciuta in un ambiente medico, ricorda di aver fatto parte di questa pratica in passato e che ha colpito persone care. Decide così di parlare con il padre, un medico, e di iniziare un’indagine intima nel tentativo di comprendere il ragionamento dietro le bugie mediche.

A Song Without Home, Rati Tsiteladze, Georgia-USA-Danimarca, 2026, 75΄ (Prima internazionale)

A Song Without Home

Cosa significa libertà senza pace interiore? A Song Without Home segue Adelina, una giovane donna transgender che, dopo 11 anni di reclusione in un villaggio georgiano, fugge a Vienna in cerca di libertà. Mentre si costruisce una nuova vita, un passato che si rifiuta di liberarla continua a plasmare il suo senso di appartenenza. Realizzato nell’arco di un decennio sotto pressione politica e rischio personale, il film è di fatto illegale in Georgia a causa delle leggi anti-LGBTQ+, cosa che ha costretto i suoi autori a completarlo all’estero. Il documentario fonde immagini immersive con un’intima storia madre-figlia per esplorare l’identità, la resilienza e il complesso significato di liberazione, rappresentando un potente atto di resistenza contro la cancellazione delle vite queer.

Level, Carlos Mora Fuentes e Anna Berkhof, Spagna, 2026, 78΄ (Prima mondiale)

Level parla di paesaggi. Paesaggi che stanno cambiando irrevocabilmente a causa del cambiamento climatico. Abbiamo ricordi di paesaggi che non esistono più. Ci mancano. I diversi livelli del film sono radicati in una narrazione universale: la perdita di una persona cara porta a un periodo di introspezione, ma dopo un po’ c’è più spazio per cose nuove.

Mommy’s Boys, Jesper Dalgaard, Danimarca, 2025, 103΄ (Prima internazionale)

Festival Internazionale Documentario Salonicco

A più di vent’anni dalla sua morte, il fantasma di una madre altamente manipolatrice aleggia nella mente dei suoi cinque figli, ormai ben oltre la mezza età, perseguitandoli. In Mommy’s Boys, tutto inizia nel 2002 con la lettera d’addio piena di risentimento che ha lasciato. Una lettera che si concludeva con la raccapricciante minaccia “Tornerò!” Il bisogno di comprendere la sua natura tossica e di fare pace con il loro groviglio di emozioni dà vita a un docudrama creativo, dove gli scheletri nell’armadio sono al centro della scena, i protagonisti reali si intrecciano con gli attori e l’atmosfera evoca Psycho di Hitchcock e la versatilità espressiva di von Trier. E se il cinema non potesse in definitiva guarire le ferite? Ciò che conta è che riesca a risvegliare qualcosa di essenziale dentro di noi.

Phosfene, Miguel Filgueiras, Portogallo, 2026, 74΄ (Prima mondiale)

Phosphene è un mito animale. È un invito alla riflessione, una giustapposizione tra il comfort del reale e il disagio dell’immaginario. Una liberazione dai predicati realistici, affinché possano diventare finzioni poetiche. La sua realtà è quella del mondo delle montagne, degli umani e degli altri esseri che le abitano. È composto da immagini che rivelano eventi di grande impatto che, di per sé, costituiscono rigidi blocchi di coraggio per chi filma e per chi viene filmato. È una favola sul confronto tra l’uomo e la forza della natura; lo scontro tra il selvaggio, il selvaggio e il civilizzato.

The Culprits, Marta Duran Lozano, Spagna, 2026, 85΄ (Prima mondiale)

Dopo aver portato per anni il silenzio di un aborto adolescenziale, la regista Marta Duran Lozano raccoglie le testimonianze anonime di donne che hanno vissuto esperienze simili. Insieme ad adolescenti che hanno recentemente abortito, intraprende un processo creativo collettivo, rivisitando, incarnando e reinventando queste storie intime. Il film traccia un paesaggio emotivo di paura, vulnerabilità e silenziosa resilienza, catturando le lotte nascoste di giovani donne che affrontano lo stigma, il senso di colpa interiorizzato e l’inadeguato supporto istituzionale. In un’epoca in cui il diritto all’aborto è sempre più minacciato, emerge come un toccante atto di solidarietà. Trasformando la solitudine in comunione, la vergogna in comprensione condivisa e la segretezza in uno spazio di forza d’animo ed empatia.

The Magic City – Birmingham According to Sun Ra, Guillaume Maupin e Pablo Guarise, Belgio, Italia, Francia, 2025, 97΄ (Prima internazionale)

Il 22 maggio 1914, Herman Poole Blount arrivò sulla Terra a Birmingham, in Alabama. Sarebbe diventato noto molti anni dopo come Sun Ra e sarebbe diventato uno dei musicisti jazz più straordinari e prolifici del suo secolo, nonché il fondatore di una strana filosofia cosmica. “The Magic City”, conosciuta come Birmingham, era una città segregata nel Sud industriale. Ostile a prima vista, fu lì che Sun Ra gettò le basi del suo pensiero mistico e della sua musica, vedendo nella sua città un mondo incredibile e pieno di segni. La lasciò per Chicago all’età di 32 anni e non vi fece ritorno fino al 1992, poco prima della sua morte. Ritraendo questo artista da giovane tanto quanto ritraendo una città, The Magic City racconta la storia dei primi anni di Sun Ra in questo universo urbano che era al tempo stesso politico e magico, comune e fantastico, inquietante e affascinante.

Trine on Fire, Alexander Lind, Danimarca, 2025, 94΄ (Prima internazionale)

Trine

Le fiamme lambiscono il muro mentre Trine, allora trentaquattrenne, osserva con un misto di orrore e di una strana calma. Undici anni dopo, è sull’orlo di un nuovo inizio, ma il viaggio è stato segnato da strane deviazioni. L’incendio che l’ha costretta nei reparti chiusi della psichiatria forense getta ancora lunghe ombre sulla sua vita. I suoi genitori, un tempo il suo porto sicuro, sono ora plasmati dalla sfiducia, e Trine lotta con il senso di colpa e un assillante dubbio sulla propria sanità mentale. Per tre anni, ha lavorato a una performance cruda e risoluta – un pezzo destinato a rivelare la sua verità più profonda – ai suoi genitori, al mondo e, soprattutto, a se stessa. Un viaggio straordinario verso la libertà la attende.

 

 

Fonte: Deadline