Quando A24 si muove, di solito non lo fa per passatempo. E quando nel mirino finisce Daniel Kaluuya, l’operazione smette di essere una semplice trattativa e diventa immediatamente un caso. L’attore premio Oscar per Judas and the Black Messiah, già volto simbolo del nuovo horror politico americano con Get Out e interprete magnetico in Nope, è in trattative per guidare il nuovo thriller sci-fi scritto e diretto da Michael Shanks: un progetto dal titolo già destabilizzante, Hotel Hotel Hotel Hotel.
Un nome ripetuto quattro volte, come un’eco che non vuole spegnersi. E infatti il film promette di giocare proprio su questo: ripetizione, claustrofobia, identità, smarrimento.
Un uomo, una stanza, nessuna via d’uscita
La premessa è tanto semplice quanto disturbante. Un uomo si risveglia in una stanza d’hotel apparentemente vuota, senza traccia di altri esseri umani. Per uscire dovrà affidarsi solo a sé stesso. Nessun mostro dichiarato, nessuna invasione aliena. Solo una coscienza intrappolata in uno spazio chiuso. Cinema mentale, prima ancora che spettacolare.
Lo script di Shanks era comparso nella Black List nel 2021, quella lista che Hollywood consulta come una mappa del tesoro per trovare le sceneggiature più promettenti non ancora prodotte. A24 lo ha acquisito con formula negative pickup, segnale che lo studio crede nel progetto al punto da garantirne la distribuzione una volta completato. Non un azzardo. Una scommessa calcolata.
Kaluuya e la scelta chirurgica dei progetti
Kaluuya non è un attore che firma contratti a caso. La sua carriera è costruita con una precisione quasi ossessiva: dal trauma razziale filtrato dall’horror di Jordan Peele alla tensione esistenziale di Nope, fino ai progetti più sperimentali e politici.
Se l’accordo dovesse chiudersi, Hotel Hotel Hotel Hotel segnerebbe il suo ritorno da protagonista in un live action di forte impatto dopo alcune incursioni in territori più ibridi e produttivi. E la scelta non sorprende: A24 è ormai sinonimo di cinema di genere che osa, che si sporca le mani con l’autorialità senza perdere l’appeal internazionale.
Michael Shanks: dopo Sundance, il salto di scala
Per Michael Shanks, reduce dal debutto con Together presentato al Sundance 2025, questo film rappresenta un salto evidente di ambizione e visibilità. Il passaggio dall’horror psicologico indipendente a una produzione sostenuta da una major indie come A24 non è solo una promozione professionale: è un banco di prova.
La presenza nel team produttivo di nomi solidi e strutture già abituate a lavorare su progetti di alto profilo suggerisce che non si tratti di un esercizio minimalista, ma di un thriller concepito per incidere nel dibattito sul nuovo sci-fi autoriale.
A24 e la nuova claustrofobia del cinema contemporaneo
C’è un filo rosso che unisce molte delle produzioni A24 degli ultimi anni: l’isolamento come detonatore narrativo. Non più il grande spettacolo cosmico, ma la stanza chiusa, la mente che implode, l’identità che si frantuma. Hotel Hotel Hotel Hotel sembra inserirsi esattamente in questa traiettoria.
La fantascienza diventa allora uno strumento, non il fine. Un pretesto per interrogare il rapporto tra individuo e realtà, tra percezione e costruzione del mondo. E in questo terreno, Kaluuya è interprete ideale: volto capace di reggere il silenzio, di trasformare uno sguardo in tensione narrativa.
Nessuna data, ma un segnale chiaro
Non c’è ancora una finestra di uscita ufficiale, né un calendario di produzione definito. Ma il solo fatto che un progetto del genere circoli con questi nomi attorno è già un segnale forte.
Se l’accordo andrà in porto, Hotel Hotel Hotel Hotel potrebbe diventare uno dei thriller più attesi dei prossimi anni. Non per l’effetto speciale. Non per il franchise. Ma per quella cosa più rara e più pericolosa: un’idea che non lascia tranquilli.