Dopo il passaggio fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2025, sbarca nelle sale italiane il 19 febbraio 2026, grazie a BIM che lo distribuisce, il nuovo film di Gus Van Sant, Dead Man’s Wire – Il filo del ricatto. Tratta da un caso di cronaca realmente accaduto negli Stati Uniti nel 1977, la pellicola vanta la partecipazione di una coppia di giovani attori semplicemente straordinaria. A prestare il volto ai protagonisti, infatti, troviamo la star di Stranger ThingsDacre Montgomery (interpretava Billy nello show targato Netflix) e colui che ha riportato in auge Pennywise, alias Bill Skarsgård.
Oltre alla splendida sceneggiatura e alla suggestiva atmosfera dei tardi anni Settanta, i due costituiscono un punto di forza ineccepibile. Al loro fianco, seppur in parti minori, non sono da meno Colman Domingo, la cui voce avvolgente accompagna la narrazione, e Myha’la, di recente apprezzata nella serie HBO Max Industry.
Dead Man’s Wire – Il filo del ricatto | La trama
È una mattina come tante a Indianapolis: il sole splende, il traffico procede lento, Fred Temple (Domingo) intrattiene i suoi ascoltatori alla radio. È l’8 febbraio 1977, quando Tony Kiritsis (Skarsgård) si dirige con la sua automobile, alquanto usurata dal tempo, alla sede della Meridian Mortgage Company. Qui spera di avere un appuntamento con il dirigente, M.L. Hall (Al Pacino), ma al posto suo trova il figlio, Richard detto Dick (Montgomery), che lo accoglie nel migliore dei modi.
Dead Man’s Wire. Photo Credit Stefania Rosini/Row K Entertainment
Una volta entrati nell’ufficio del genitore, Dick cerca di mettere a suo agio Tony e di capire qual è il motivo della sua visita. Quest’ultimo, dal canto suo, ha in mente un piano ben preciso, ma per metterlo in atto ha bisogno di qualche minuto. Ecco perché consegna il rotolo di carta sopra cui ha disegnato il progetto di un fucile, il cui grilletto è collegato con un doppio cappio fatto di fil di ferro. Mentre Dick gli dà un’occhiata, Tony tira fuori l’arma dalla finta ingessatura al braccio e prende in ostaggio l’altro uomo. Le sue richieste sono semplici: scuse ufficiali da parte di M.L. Hall e un risarcimento di 5 milioni di dollari per la truffa che l’azienda avrebbe perpetrato nei suoi confronti.
Il grandissimo ritorno di Gus Van Sant
Il ritorno di Gus Van Sant in cabina di regia è un gioiello come non ce ne sono da anni. Scegliendo una storia al tempo stesso attuale – sebbene ambientata negli anni Settanta – e illuminante, il cineasta statunitense mostra tutto il suo mestiere e incanta il suo pubblico. Le vicende raccontate, grazie a un crescendo di ritmo, tensione e curiosità, intrattengono e coinvolgono, andando al tempo stesso a giocare con una serie di sensazioni che derivano dalla soggettività e dalle esperienze di ciascuno. Se l’atmosfera la fa decisamente da padrona, così ben resa da musica (la colonna sonora è affidata niente meno che a Danny Elfman), fotografia, costumi e acconciature, è la storia a catturare nel profondo.
Dead Man’s Wire. Photo Credit Stefania Rosini/Row K Entertainment
Tony si fa portavoce, suo malgrado, di un lacontento generalizzato e spesso messo a tacere. Le sue rivendicazioni appartengono a migliaia se non milioni di altre persone, eppure il medesimo coraggio – che prende le sembianze di follia – non tutti lo posseggono. Sia chiaro, la pellicola non vuole assolutamente giustificare il gesto estremo compiuto dall’uomo, quanto piuttosto comprenderne le motivazioni. Così facendo, conduce inevitabilmente, e in maniera molto naturale, a riflettere sulla società di ieri, nonché su quella di oggi. Tante sono le domande, ma di risposte ancor di più.