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Elio Germano è ‘L’uomo che poteva cambiare il mondo’

Concluso il set del nuovo film storico con Elio Germano nei panni dell’archeologo che guida Hitler e Mussolini nell’Italia del 1938

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Le riprese de L’uomo che poteva cambiare il mondo, atteso film storico diretto da Anne Paulicevich, si sono appena concluse, segnando un momento significativo per il cinema europeo contemporaneo. Nel cast spicca Elio Germano, protagonista nei panni di un archeologo costretto a fare da guida a Hitler e Mussolini in una narrazione che mischia storia, arte e tensioni politiche ancora vive nel presente.

Un set europeo tra Italia, Germania e Belgio

La produzione di L’uomo che poteva cambiare il mondo si è svolta tra Roma, Firenze, Monaco di Baviera e il Belgio, coinvolgendo un cast internazionale e realtà produttive di diverse nazionalità. Coprodotto da Versus Production, Indigo Film, PiperFilm e NiKo Film, il film vede la distribuzione italiana curata da PiperFilm.

La storia si colloca nel 1938, durante una delle visite ufficiali di Hitler in Italia: per impressionare l’ospite, Mussolini affida all’archeologo italiano la guida tra i tesori del paese. Quattro giorni di visite e dialoghi che diventano terreno di tensioni, ambiguità e scelte morali difficili, in cui la bellezza dell’arte si confronta con le ombre del potere.

Elio Germano e il ruolo del professore tra storia e presente

Elio Germano, volto tra i più riconoscibili del cinema italiano recente, interpreta il Professore di Archeologia e Storia dell’Arte, figura distante dalle ideologie del regime ma inevitabilmente coinvolta negli intrecci tra arte e politica. Accanto a lui, Albrecht Schuch vestirà i panni di Hitler, mentre Fausto Russo Alesi sarà Mussolini. Completano il cast Linda Caridi ed Edoardo Pesce.

Questo progetto segna la seconda collaborazione significativa di Germano con un film di respiro internazionale dopo una serie di ruoli impegnativi nel cinema italiano contemporaneo.

Leggi anche: Elio Germano: un attore dai mille volti

Una storia ispirata a fatti reali, tra arte e responsabilità

La vicenda raccontata nel film, pur non essendo un biopic in senso stretto, trae ispirazione da eventi storici autentici e utilizza la bellezza artistica italiana come specchio di conflitti morali e politici. secondo i produttori, la narrazione è pensata per risuonare nel pubblico oggi, non solo come documento storico ma come riflessione sulle scelte individuali e collettive in un’epoca di tensioni ideologiche.

La regista Anne Paulicevich, nota per il suo lavoro su Tango Libre e Working Girls, attraversa qui un terreno narrativo ambizioso, dove il paesaggio culturale e artistico dell’Italia funge da contrappunto alle contraddizioni del potere dittatoriale.

Cosa aspettarsi da Germano e dal film del 2026

Con le riprese ora concluse, L’uomo che poteva cambiare il mondo si prepara al percorso di post-produzione e alle prossime fasi di vendita ai mercati internazionali: ad esempio, la piattaforma PiperPlay ha già annunciato di aver preso a bordo il progetto per le vendite estere in occasione del mercato europeo alla Berlinale 2026.

Il film si inserisce in una stagione di riscoperte storiche e riflessioni critiche, in cui la memoria, soprattutto quella europea del Novecento, torna a interrogare la contemporaneità. La figura dell’archeologo come guida non è solo un personaggio all’interno della trama: rappresenta un prisma attraverso cui osservare come l’arte e la storia possano “mettere in crisi” le narrazioni ufficiali del potere.

Un finale aperto al confronto critico

Se l’arte, e specificamente il cinema, ha sempre avuto il compito di porre domande più che dare risposte, in L’uomo che poteva cambiare il mondo questo compito assume una forma narrativa potente e ambiziosa. Non si tratta di un semplice racconto di eventi politici, ma di una riflessione sul ruolo dell’individuo, e dell’intellettuale, di fronte all’autorità, all’ideologia e alla memoria collettiva.

Con un protagonista come Elio Germano, attore capace di portare sullo schermo tanto l’intensità emotiva quanto la complessità psicologica, il film si candida a essere uno dei titoli più interessanti del cinema europeo del 2026.