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Intervista a Roger Kumble: parliamo di cinema, amore e attualità

Roger Kumble si racconta

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Roger Kumble parla a Taxi Drivers di amore, registi e tematiche sociali, mentre 'Love me Love me' accende delle riflessioni

In occasione dell’anteprima stampa di Love me Love me, film prodotto e distribuito da Amazon Prime Video, abbiamo intervistato il regista americano Roger Kumble. Famoso al grande pubblico per le rom-comedy di successo After 2, Cruel Intensions, La cosa più dolce, Just Friends e Uno splendido disastro, arriva alla sua ultima opera. Love me Love me è l’adattamento cinematografico del romanzo rosa best-seller scritto da Stefania S.

L’adattamento porta sullo schermo la storia della teenager June, trasferitasi a Milano, e dei due amori tra i quali si divincola. Dolori taciuti, amori difficili e amicizie controverse mettono a dura prova l’inserimento di June nel suo nuovo capitolo di vita. Ne parliamo con il regista.

Roger Kumble: l’operazione Love me Love me, tra romanzo e film

Perché hai scelto proprio questo romanzo, questa storia?

Me lo hanno chiesto nell’estate del 2024 ed erano interessati a farne un film. All’inizio è stato un po’ difficile da leggere, perché era in italiano e non c’era ancora la versione inglese, quindi lo passavo attraverso alcuni programmi di intelligenza artificiale.

Quella che ho trovato è stata una storia bellissima e affascinante, raccontata da tanti punti di vista diversi, e che catturava davvero il mondo del liceo e tutte le emozioni che lo accompagnano.

Hai lavorato con un cast internazionale, italiani, americani… Com’è stato dirigerli?

È stato fantastico. Quando sono entrato nel progetto ho detto: “Possiamo ambientarlo in una scuola internazionale?”. Abbiamo lavorato con persone da tutto il mondo e che non devono preoccuparsi di cambiare accento per sembrare americani o britannici. Possono concentrarsi solo sull’essere i migliori attori possibili. E sono stato molto fortunato perché Stefania S., l’autrice del libro, ha detto: “Sì, facciamolo, è una buona idea”. Io controllavo sempre con lei perché volevo che i suoi fan sentissero che stavamo cercando di rispettare il libro.

Roger Kumble parla a Taxi Drivers di amore, registi e tematiche sociali, mentre 'Love me Love me' accende delle riflessioni

Puzzole alla riscossa (2010)

Un cinema sociale e sentimentale

Nei tuoi film, non solo Love Me, Love Me ma anche Cruel Intentions e Wonderful Disaster, c’è il tema del rapporto tra genitori e figli. Da dove nasce questo tema nel tuo cinema? Per esempio, spesso i genitori sono assenti e i figli agiscono senza che loro lo sappiano. Quindi, come padre e come regista… È importante per te la presenza o l’interferenza dei genitori nella vita dei figli?

Dipende dal personaggio. E a volte il trauma che ci portiamo dentro come esseri umani nasce proprio in quegli anni dell’adolescenza.

Il padre che non si presenta alla partita di calcio. E te lo porti dietro per tutta la vita. Ecco perché mi piace lavorare in questo genere: gli anni del liceo sono quelli che ricordiamo meglio. I genitori possono avere un’influenza molto positiva… Ma possono anche fare danni.

Un altro tema che mi ha colpito è il modo in cui affronti il mondo dell’alta società, anche in Cruel Intentions: persone ricche con le loro storie d’amore, i desideri, le fragilità, e il bisogno umano di rompere questa superficie perfetta. Rompi questa barriera ed esplori la mente dei giovani in modo autentico. Le storie d’amore sono autentiche. Questa ribellione, per esempio June, incarna la ribellione contro la superficie brillante dell’alta società.

Il personaggio di June all’inizio sembra avere un bellissimo rapporto con la madre. Poi scopri che ha perso un figlio, un fratello, e che il padre non c’è. E ti chiedi cosa sia successo. Se stiano ancora affrontando il loro dolore. Ed è una narrazione molto potente. Nel mondo della ricchezza mi piace mostrare che, privilegiati o meno, tutti affrontano i propri problemi. Anche se non si chiedono “come pago il pranzo?”, possono vivere altri tipi di drammi.

Roger Kumble parla a Taxi Drivers di amore, registi e tematiche sociali, mentre 'Love me Love me' accende delle riflessioni

Tu sei un veterano dei film romantici. Questa è una domanda filosofica, forse più intima: come è cambiata la tua visione dell’amore nel corso degli anni?

Bella domanda, grazie. Ho cercato di capire la differenza tra amore e desiderio. Io sono felicemente sposato da 25 anni. Abbiamo tre figli. Mia moglie è parte della mia famiglia, di me. Quando è venuta qui in Italia, ha organizzato una festa per Andrea (Andrea Guo è Amelia Hood in Love me Love me, ndr). L’amore evolve nel tempo, soprattutto quando hai figli. Non riesco a definirlo in una sola frase, ma cambia. Per esempio, da Cruel Intentions a oggi, il mio concetto di amore è cambiato.

All’epoca ero un seduttore, uscivo con tante persone… Io porto sempre la mia vita nei miei film. Quando ho avuto figli ho fatto due film per bambini, perché non volevo dire loro: “Non potete guardare questo film”. Ora sono tutti grandi, quindi sono tornato a fare quello che mi piaceva.

Tra premiazioni e piattaforme streaming

Il tuo film uscirà su Amazon Prime Video. Cosa pensi oggi delle piattaforme streaming? E che rapporto vedi tra cinema in sala e piccolo schermo?

Potrei essere l’unico regista a dirtelo: io amo lo streaming. Lo amo. Perché per far uscire un film al cinema servono enormi budget pubblicitari. Se non hai quei soldi, il film non viene visto e viene giudicato ingiustamente. Lo streaming rende il gioco più equo. La gente guarda i film su schermi da 78 pollici a casa. So che non è una cosa “da regista cinematografico” da dire, ma mi piace. Mi piace che tutto il mondo possa vederlo insieme e avere un’esperienza collettiva. Siamo andati a vedere Wicked for Good: tra biglietti e popcorn abbiamo speso 150 dollari.

È molto caro, mentre lo streaming è accessibile a tutti.

Cosa pensi dei premi recenti, Oscar e Golden Globe?

È bello. Amo quei film. Ma non faccio film per piacere a loro. Il mio Oscar è quando qualcuno mi dice: “Ho amato un tuo film di 15 o 25 anni fa”. Per me i film sono come il vino: devono invecchiare. Quando ho fatto The Sweetest Thing con Cameron Diaz, all’uscita andò male e ricevette brutte recensioni. Poi, quando uscì Bridesmaids, la gente lo riscoprì e iniziò a comparire nelle liste dei film più divertenti e di empowerment femminile. E io dissi: va bene, lo accetto.

Roger Kumble parla a Taxi Drivers di amore, registi e tematiche sociali, mentre 'Love me Love me' accende delle riflessioni

Cameron Diaz in La cosa più dolce (2002)

Passato e futuro di un regista

E quali sono adesso i tuoi progetti futuri?

Spero coinvolgano Amazon Italia e Lotus, perché mi sono trovato benissimo con loro. Quando mi hanno chiesto che troupe volessi portare, ho detto: nessuno, voglio lavorare con una troupe tutta italiana.

Sono cresciuto guardando film italiani. Voglio lavorare con le persone migliori in Italia. E ho voluto molte donne in ruoli di potere: per esempio, una direttrice della fotografia donna, cosicché quando Mia Jenkins (June in Love me Love me) guarda la macchina da presa veda una donna. Credo che questo significhi qualcosa.

Sei cresciuto guardando film italiani… La domanda sorge spontanea: qual è il tuo regista preferito?

Il mio regista italiano preferito è Sergio Leone. Con la produttrice Raffaella Leone parliamo sempre di C’era una volta il West. Quando ho imparato a dirigere, studiavamo Bertolucci e Il conformista. Abbiamo studiato il cinema italiano.

Roger Kumble saluta dando appuntamento a tutti su Amazon Prime, il 13 febbraio, per assistere al debutto del suo Love me Love me.