Il giardino delle parole (Kotonoha no niwa) è un film d’animazione del 2013 diretto da Makoto Shinkai.
Takao Akizuki è un liceale di quindici anni la cui aspirazione è diventare un calzolaio. Nei giorni di pioggia, Takao salta la scuola e si rifugia in un giardino per disegnare scarpe. Un giorno nel parco incontra Yukari Yukino, una misteriosa ragazza di ventisette anni. Spontaneamente, i due continuano a incontrarsi nello stesso punto del giardino durante i successivi giorni di pioggia.
Il giardino delle parole è un mediometraggio che lega profondamente i personaggi al paesaggio circostante. Rifiutando le imposizioni della vita metropolitana, il film si immerge nella quiete del parco per riflettere il percorso interiore dei protagonisti e la necessità di “re-imparare a camminare da soli”.
Il paesaggio reale come idillio e caos
Sin dalle prime sequenze, il contrasto tra la metropoli e il paesaggio naturale emerge tramite il montaggio visivo e sonoro. Il rumore e le immagini dei treni vengono accostati alla quiete del giardino; lo scrosciare della pioggia al vociare della folla; il cinguettio degli uccellini agli annunci degli altoparlanti alla stazione. Il colore rafforza questa contrapposizione, tra l tonalità grigie della vita urbana e il colore verde dominante nel giardino in cui si incontrano Takao e Yukari.
I paesaggi sono i luoghi reali frequentati dal regista: la metropoli di Tokyo e il parco di Shinjuku Gyoen, a pochi passi dalla stazione di Shinjuku. Le ambientazioni perdono la loro caratterizzazione reale per fungere da rappresentazione dell’interiorità dei protagonisti.
In particolare, la cura nella tecnica d’animazione restituisce il giardino come spazio idilliaco, un luogo che sembra essere sospeso nel tempo e che invita all’incontro autentico con l’altro, lontano dalla fugacità dei rapporti imposti dai ritmi dalla metropoli. L’attenzione alla pioggia come elemento atmosferico preponderante nel paesaggio è influenzata da alcune opere di Hayao Miyazaki, come Il mio vicino Totoro (Tonari no Totoro, 1988) e Kiki – Consegne a domicilio (Majo no takkyūbin, 1989).

Il giardino delle parole e il simbolismo della pioggia e delle scarpe
La pioggia: incontro autentico con l’altro
La pioggia diventa il principale elemento simbolico del film. Le immagini colpite dalla pioggia rimangono vivide, dominate dal verde brillante della natura. In un delicato effetto di discrepanza emotiva, la pioggia non provoca malinconia e tristezza. I protagonisti, al contrario, finiscono per sperare che piova per potersi rincontrare al parco, per vivere nel loro momento di lontananza dalle imposizioni e dalle pressioni sociali. La pioggia diventa incitamento all’incontro con l’altro e alla condivisione autentica.
La stagione delle piogge trasforma il loro legame in un rito silenzioso e ricorrente, ma al tempo stesso preannuncia la fine dell’estate e dell’idillio. Nella seconda parte, il film mette improvvisamente lo spettatore di fronte all’allontanamento di Takao e Yukari, che tornano a immergersi nelle rispettive routine sociali. Il sole ritorna, ma il bel tempo appare quasi stonato, in contrasto con la malinconia e la solitudine che avvolgono i protagonisti.
Il loro riavvicinamento culminerà con l’abbraccio finale sotto il temporale, sulle scale dell’edificio in cui vive Yukari. La dimensione idilliaca si sposta a quella reale, per riconnettersi alla metropoli e andare avanti con la propria esistenza.
Le scarpe: ripresa del proprio cammino
Un altro elemento centrale è costituito dalle scarpe, metafora del coraggio di camminare da soli. Le scarpe rappresentano il mondo interiore di Takao e il suo sogno di diventare un calzolaio. La necessità è quella di inseguire la sua vocazione senza dimenticarsi di essere adolescente, concedendosi di credere nel suo sogno nonostante non venga condiviso dalla società. Allo stesso tempo, Yukari deve reinserirsi nelle dinamiche lavorative e sociali, affrontando i propri timori anche grazie al sostegno e alla comprensione di Takao, che non a caso realizza per lei un paio di scarpe.
Da questo elemento simbolico emerge la necessità di trovare la propria strada con coraggio. Avviene un passaggio dalla dimensione onirica a quella metropolitana e sociale, non come distacco netto dalla protezione del giardino, ma come base solida attraverso cui “riprendere a camminare”.
Il tragitto di Takao e Yukari
I personaggi sono profondamente intrecciati con il paesaggio circostante. I loro corpi sono spesso spesso seminascosti dalla vegetazione e dalle ombre dei rami, colpiti dalla luce calda del sole o dalla pioggia, in totale fusione con l’ambientazione.
Takao è teso tra l’accelerazione della vita imposta dal contesto metropolitano, tra i treni, la folla e la quiete del parco durante la pioggia. Yukari rimane inizialmente una figura più misteriosa, tra la stasi e il senso di vuoto. Diviene punto di contatto con il mondo femminile e riflesso dell’assenza materna nella vita di Takao. Nella seconda parte, anche Yukari assume più tridimensionalità, seppur la sua funzione rimanga sostanzialmente piegata al percorso di Takao.
I due si incontrano al parco, sotto la pioggia, immersi nel verde. Takao disegna scarpe, Yukari beve birra e cioccolato. Il primo proiettato verso il futuro, la seconda smarrita nel caos della propria vita.
In un’intervista del 2013, il regista parla del tema del film in relazione ai due protagonisti:
«Volevo riflettere sulla maturità. Io stesso ho quarant’anni, ma continuo ad avere una parte infantile e mi chiedo spesso che cosa significhi davvero essere adulti. Per questo ho deciso di raccontarlo attraverso questi due personaggi. La prima è una donna di ventisette anni: anagraficamente adulta, ma in difficoltà nel comportarsi come tale. Il secondo è un adolescente che desidera diventare adulto. Yukino fatica ad accettare se stessa perché si trova ad affrontare molti problemi: arriva persino a non riuscire più ad andare al lavoro. Per quanto riguarda Takao, volevo che avesse una passione autentica nella vita. Ho scelto l’artigianato perché è un’attività che richiede un grande coinvolgimento personale e una certa maturità per essere portata avanti. Ho pensato che facesse il calzolaio perché è un mestiere visivamente interessante, ma anche utile: aiuta le persone a camminare.»

Il percorso de Il giardino delle parole
La prima metà del film è decisamente la più salda dal punto di vista metaforico e narrativo, ricalcando il modello del romanzo di formazione. Takao deve ricordarsi che gli è concesso inseguire i suoi sogni, anche quando le aspettative sociali sembrano frenarlo. Ritornando a contatto con essi, può riprendere il suo percorso verso la vita adulta ma concedendosi di vivere le aspirazioni della sua adolescenza. Dal lato opposto, Yukari deve tornare a essere adulta, reinserendosi nei ritmi della società affrontando il passato.
Il finale risulta complessivamente meno convincente. La scelta di avvicinarsi ai codici del romanticismo e dell’erotismo piuttosto che a un autentico rapporto di condivisione e stima reciproca risulta a tratti problematica e non così soddisfacente per il percorso dei due protagonisti. Il tutto culmina in un dialogo finale più infantile e meno suggestivo, che forse avrebbe funzionato meglio lasciando la parola al paesaggio e alle condizioni atmosferiche piuttosto che ai personaggi.
Delicatezza e cura nell’animazione
L’attenzione all’animazione in ogni dettaglio, dagli sfondi all’illuminazione, rafforzano le condizioni atmosferiche e le connettono agli stati emotivi di Takao e Yukari. La forza simbolica della pioggia, dei colori e delle ambientazioni è trattata con cura dalla computer grafica, elevando a idillio il vero giardino di Shinjuku.
Sebbene con qualche inciampo, probabilmente dovuto anche alla breve durata complessiva, Il giardino delle parole rimane un trattato interessante e delicato sulla rapporto tra figura umana e paesaggio. Rafforzato dall’animazione, il film ricorda l’importanza fondamentale delle ambientazioni, che spesso possono comunicare più dei dialoghi tra i personaggi.
