Vampiri, blues e memoria storica: è questo l’universo di I peccatori (Sinners), il film in cui l’horror si fa strumento di racconto politico e culturale. Dal 26 gennaio su Sky e Sky Cinema Uno il nuovo lungometraggio scritto e diretto da Ryan Coogler, distribuito da Warner Bros. Pictures. L’uscita assume un peso particolare alla luce dello straordinario riconoscimento ottenuto nella stagione dei premi, con sedici nomination agli Oscar, che stabiliscono un record assoluto di candidature.
I peccatori è un horror-thriller d’azione dal respiro epico, con Michael B. Jordan (Black Panther, Creed) nel doppio ruolo dei gemelli Smoke e Stack, affiancato da Hailee Steinfeld (Il Grinta, Bumblebee) e dal giovane esordiente Miles Caton. Coogler, già acclamato per Fruitvale Station, Creed e i due Black Panther, torna a un cinema originale e ambizioso, in cui il genere diventa strumento di analisi sociale, culturale e storica.
I peccatori è ambientato nell’America degli anni Trenta e segue i gemelli Smoke e Stack, interpretati da Michael B. Jordan, mentre cercano di aprire un juke joint, spazio di musica, socialità e resistenza culturale. La loro impresa si trasforma in teatro di tensioni profonde, tra oppressione sociale e minacce soprannaturali.
Il film travalica i confini dei generi: horror, thriller, azione, musical e dramma storico si fondono in un vero e proprio mosaico narrativo, dimostrando che Coogler può orchestrare registri diversi senza che nessuno prevarichi l’altro. Storia, soprannaturale e musica convivono in un racconto originale e ambizioso, che parla al passato ma risuona anche nel presente.
Soprannaturale e storia
In I peccatori, Coogler fonde con maestria soprannaturale e realismo storico, trasportando lo spettatore nel cuore del Delta del Mississippi, dove i mezzadri afroamericani lavorano ancora nei campi di cotone decenni dopo la fine della schiavitù, sotto la pressione delle di segregazione razziale.
La grandezza del film sta nella capacità di usare l’estetica classica dell’horror—vampiri, simboli tradizionali, suspense—per costruire un racconto potente sul trauma storico e la resilienza culturale, mostrando come oppressione e speranza convivano in un quadro di tensione continua.
Blues, spiriti e memoria
Il blues diventa metafora di memoria collettiva e sopravvivenza, nonché archivio emotivo e sociale di una comunità oppressa. Sammie, il giovane cugino dei gemelli interpretato da Miles Caton, incarna un talento quasi mistico che trasforma la musica in strumento di evocazione, capace di richiamare spiriti, antenati benevoli e presenze demoniache.
La colonna sonora e le sequenze musicali non sono mero contorno: la musica diventa energia narrativa, arma e balsamo, legando magia, storia e sperimentazione cinematografica, e consolidando il legame tra memoria e identità culturale.
Il suono dell’anima
La colonna sonora di I peccatori è uno degli aspetti più memorabili del film e ne amplifica la potenza narrativa. Al centro c’è I Lied To You, scritta da Raphael Saadiq e Ludwig Göransson e interpretata da Miles Caton: il brano, intessuto di suggestioni soul, blues e orchestrazioni cinematografiche, testimonia l’impatto culturale e emotivo della musica nel racconto di Coogler ed è stata candidata agli Oscar 2026 per la Miglior Canzone Originale.
Un altro pezzo del film, Last Time (I Seen the Sun), composto da Alice Smith, Miles Caton e Göransson e cantato da Smith con Caton, arricchisce il tessuto sonoro della pellicola ma non è stato incluso tra le nomination finali per la Miglior Canzone Originale agli Oscar 2026.
Carisma in scena
La prova di Michael B. Jordan in I peccatori è uno dei cardini emotivi e narrativi del film. Nel doppio ruolo di Smoke e Stack, Jordan sfoggia una gamma espressiva rara: costruisce personaggi che si rispondono e si completano, capaci di incarnare tanto la tensione drammatica quanto l’energia carnale di un’epica di genere. La sua performance è stata riconosciuta come elemento chiave della stagione dei premi, contribuendo al record di nomination agli Oscar e segnando per l’attore la sua prima candidatura individuale nella categoria Miglior Attore.
Accanto a lui, il cast — da Hailee Steinfeld a Miles Caton — trova un equilibrio tra narrazione di genere e profondità emotiva, facendo sì che la tensione soprannaturale non si riduca mai a puro effetto visivo ma resti ancorata alla psicologia dei personaggi e alla ricchezza dell’ambiente narrativo.
Oltre il genere
Con I peccatori, Coogler conferma la sua capacità di impiegare il cinema di genere come strumento critico e culturale, nonché come mezzo capace di indagare le pieghe di una storia complessa e dolorosa. Il film non incasella l’horror o l’azione in formule preconfezionate, ma accoglie con naturalezza anche elementi di musical e dramma storico, mescolando registri apparentemente inconciliabili in un mosaico narrativo coerente.
Questa capacità di attraversare generi senza rinunciare a una visione chiara e coerente è parte del motivo per cui la pellicola ha raccolto plauso critico e un entusiastico consenso di pubblico: su Rotten Tomatoes, ad esempio, il film figura tra i più apprezzati dell’anno e viene elogiato come una delle opere più ricche e visionarie della stagione, in cui l’orrore soprannaturale diventa lente critica sulla storia afroamericana e sulle eredità di un passato segnato da ingiustizie e resistenze.
Reinventare l’horror
In definitiva, I peccatori non è solo un film di grande impatto visivo e narrativo: è un’opera che ha ridefinito le aspettative per il cinema di genere nel nuovo decennio. Con un punteggio critico eccezionale sui metasiti di recensioni il lavoro di Coogler ha conquistato pubblico e professionisti, incarnando un’esperienza cinematografica completa, che unisce tensione, ritmo, sentimento e profondità.
Il risultato storico di sedici nomination agli Oscar, mai raggiunto da un film prima d’ora, e l’equilibrio tra successo commerciale e riconoscimento istituzionale sottolineano come I peccatori sia diventato non solo un punto di riferimento per l’horror moderno, ma anche un catalizzatore di conversazioni più ampie sul linguaggio cinematografico e sul ruolo delle narrazioni culturali nel grande schermo