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ANIME

’Ghost in the Shell’ – una pietra miliare della fantascienza

Il capolavoro di Mamoru Oshii e il suo contributo intertestuale

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Ghost in the Shell (1995), diretto da Oshii Mamoru, è uno dei capisaldi dell’animazione giapponese e del cinema di fantascienza, nonché un’opera fondamentale per comprendere l’evoluzione del contesto cyberpunk cinematografico. Ambientato in un futuro distopico tecnologicamente avanzato, il film esplora una società in cui il confine tra corpo biologico e macchina è diventato difficile da tracciare, ponendo interrogativi esistenziali che ancora oggi sono oggetto di riflessione.

La storia di Ghost in the Shell

La protagonista è il maggiore Motoko Kusanagi, agente della Sezione 9, dotata di un corpo completamente artificiale e di un cervello bionico. Kusanagi deve combattere contro il Burattinaio, una presenza amorfa che nasconde una natura molto particolare. Attraverso il suo personaggio, il film affronta in modo diretto il tema dell’intelligenza artificiale, domandandosi cosa definisca l’identità individuale e la coscienza. Se la mente può essere duplicata, trasferita o modellata, cosa resta dell’essere umano?

L’avanguardia tecnica

Dal punto di vista tecnico, Ghost in the Shell si distingue per l’uso innovativo degli effetti speciali, che combinano disegno tradizionale e tecniche digitali che ad oggi si possono definire pionieristiche. Le sequenze urbane, dense di pioggia, neon e reti informatiche invisibili non si fermano al contesto scenografico, ma sono parte integrante del ritmo e dello sviluppo narrativo, in un contesto che rispecchia appieno le caratteristiche dell’universo cyberpunk.

Encomiabile la capacità della troupe di creare un prodotto impeccabile e fuori dall’ordinario sotto ogni punto di vista, dalla scrittura di personaggi come Batou o il Burattinaio, all’animazione che si sposa benissimo con lo sviluppo del film. A questo proposito, il regista ha esplicitamente richiesto ai disegnatori di non ritrarre mai Kusanagi sbattere le palpebre per dare un’ulteriore sentore di controllo e alienazione allo spettatore.

Il finale sospeso contribuisce all’alone di mistero che per quasi un’ora e mezza tiene lo spettatore incollato allo schermo, senza mai dare risposte, sospendendo sempre il giudizio e invitando il pubblico a riflettere sul futuro. I temi trattati oscillano tra la vita e la morte, lo sviluppo di una propria identità e la lotta contro il sistema, senza cadere nel qualunquismo e, anzi, accompagnando il peso di argomenti così importanti a una messinscena avvincente e un montaggio fitto, componente fondamentale per la veicolazione del messaggio.

Influenze ed eredità culturale

Proprio per merito delle innovazioni tecniche e visive del film, in Occidente è stato fin da subito fonte d’ispirazione: le sorelle Wachoski hanno più volte ammesso di avere attinto dal lavoro di Oshii per Matrix (1999).

Una piccola curiosità è nascosta nella distribuzione del film, poiché fu il primo anime ad uscire contemporaneamente nelle sale giapponesi, statunitensi e britanniche, con la speranza di espandere la fortuna del genere nel resto del mondo. Tentativo che, però, venne portato a compimento solo grazie all’avvento dei DVD.

In conclusione, Ghost in the Shell non si ferma alle componenti visive, ma è un’opera d’avanguardia e visionaria che continua a influenzare cinema, filosofia e studi sui media, confermandosi negli anni come un classico imprescindibile del cinema di fantascienza.

Ghost in the Shell

  • Anno: 1995
  • Durata: 79’
  • Distribuzione: Production I.G.
  • Genere: Fantascienza
  • Nazionalita: Giappone
  • Regia: Mamoru Oshii
  • Data di uscita: 18-November-1995