Nata a Lagos, ma cittadina londinese, Olive Nwosu firma il suo lungometraggio d’esordio, dal titolo Lady, in concorso nella sezione World Cinema Dramatic Competition al Sundance Film Festival 2026. La pellicola vanta la splendida performance di Jessica Gabriel’s Ujah, che dona alla sua protagonista una fierezza, una forza e una profondità assolutamente indelebili.
Lady | La trama
Lady guida una specie di jeep rossa in mezzo al traffico di Lagos. A lei piace parlare con chi accompagna da una parte all’altra della città, perciò non le pesa stare ferma ore e ore in macchina, e anzi sfrutta qualsiasi momento anche per acquistare direttamente dal finestrino. Sebbene i tumulti e le proteste non facciano che aumentare, a causa dell’aumento del costo del carburante, la giovane preferisce badare ai fatti suoi e non esporsi troppo. In fondo, ha tutto ciò di cui hai bisogno.
Le cose devono cambiare.
Se non che, un giorno, una vecchia conoscenza si riaffaccia dalle sue parti, riportandola immediatamente indietro negli anni e sconvolgendo la sua routine. Amiche sin da quando erano piccole, Lady e Pinky (l’altrettanto bravissima Amanda Oruh) si erano promesse di non separarsi mai, ma qualcosa ha fatto sì che si perdessero, non senza rimpianti e recriminazioni. Adesso però sono delle adulte, e come tali devono affrontare ciò che gli capita: quando Pinky le offre un lavoro ben pagato, Lady accetta, seppur riluttante, vedendo un’occasione per riuscire finalmente ad andarsene.
Come arrivare dritto al cuore
Il sogno di Lady è sempre stato Freetown, capitale della Sierra Leone, da cui proveniva anche la mamma. La libertà ossessiona la protagonista, ma non le impedisce di essere se stessa. Nonostante un passato alquanto turbolento, segnato da un trauma che l’ha condizionata per sempre e dalla separazione con la migliore amica, la protagonista sembra aver trovato il giusto equilibrio. Lo si nota in alcuni momenti particolari, per esempio davanti allo specchio, in un simbolico omaggio a uno dei più grandi monologhi di sempre, quello di Robert De Niro in Taxi Driver, ma anche mentre è alla guida della sua macchina, perfettamente a suo agio nella protezione di quei quattro sportelli.
Non mi piacciono le persone che fanno i giochetti.
Attraverso i suoi occhi, entriamo in contatto con una realtà, quale quella nigeriana, piena di sfaccettature, ricca di umanità, vivace e rumorosa, ma anche profondamente povera e complicata. In un simile contesto, la prostituzione è quasi una porta per il paradiso, grazie a cui ottenere soldi e magari cambiare vita. Questa è la speranza di Pinky, che spera di recuperare il rapporto con la sua migliore amica e di avere un futuro migliore insieme a lei. Ma le ferite del passato possono guarire? Lady riflette su tutta una serie di questioni, come l’autoconsapevolezza, l’identità, il cambiamento, il coraggio, il valore delle scelte. E lo fa in maniera diretta, lucida, potente, che arriva sempre dritto al cuore e lascia il segno. Degna di nota e più che d’effetto, la colonna sonora, alla quale spetta spesso il compito di raccontare attraverso le note.
*Sono Sabrina, se volete leggere altri miei articoli cliccate qui.