In concorso al Sundance Film Festival 2026, The Musical è un’opera d’esordio dal sapore dolceamaro, con una forte critica sociale nel sottotesto. In cabina di regia, la giovane Giselle Bonilla, classe 1994, confeziona un film fortemente ancorato alla società che racconta, ben supportato dall’ambientazione all’interno di una scuola media. Ogni figura incontrata nel corso della narrazione incarna una tipologia umana, andando così a costituire un puzzle chiaro e significativo.
Protagonista della pellicola, il vincitore del Tony Award per la performance nello spettacolo di Broadway Stereophonic, Will Brill, affiancato da Gillian Jacobs (Fear Street) e da Rob Lowe, in un ruolo che sembra divertirlo molto e partecipe anche in qualità di co-produttore, insieme allo sceneggiatore Alexander Heller, Greg Lauritano, Findlay Brown e Jordan Backhus.
The Musical | La trama
Il professor Doug Leibowitz (Brill) non aveva mai avuto una relazione prima di quella con la collega Abigail (Jacobs). Quando, trascorsi otto mesi dalla loro separazione, scopre che lei ha una nuova storia, niente meno che con la sua nemesi in persona, ovvero il preside Brady (Lowe), l’uomo cade in uno stato di depressione e tristezza, acuito dal rifiuto ricevuto da una sua sceneggiatura.
I vostri sogni non contano.
Decide quindi di concentrare le ultime energie rimaste nella preparazione del musical di fine anno: West Side Story. Nonostante le difficoltà e il suo umore, Doug prosegue il lavoro tra insegnamento, provini e prove generali, meditando un piano segreto per risollevarsi, sebbene tutto gli appaia senza speranza.
Il teatro come scuola di vita, tra Squid Game e Hitchcock
La pellicola sembra sfruttare l’esperienza della regista, che riesce a caratterizzare alla perfezione il quadro entro cui inserisce la storia e il suo protagonista. Doug è un uomo dimesso, ma ambizioso, schiacciato dalla vita in cui si è ritrovato, eppure deciso a non lasciarsi sopraffare. La solitudine e la frustrazione lo spingono, però, a virare verso una via che il più delle volte non dà la soddisfazione che si spera: la vendetta. Eppure diviene quella la spinta che lo fa alzare la mattina, andare al lavoro e comportarsi come se nulla fosse. Intanto, dentro di lui, si acuisce la sensazione di malessere.
Gli unici momenti realmente positivi sono legati al teatro, vera grande passione di Doug, e alle prove con i suoi piccoli studenti, ai quali tenta di insegnare qualcosa di più di semplici dettami legati al palcoscenico. La sua è una scuola di vita, che riflette e racconta il mondo circostante attraverso le battute di uno spettacolo, o le delusioni seguenti a un casting fallito, o ancora le rivalità all’interno di un gruppo. Quando si dice che il teatro è vita, lo si nota anche e soprattutto nelle piccole recite.
Il superpotere del teatro è l’elemento di sorpresa.
The Musical mette così in scena, attraverso un filtro alquanto personale ed efficace, la storia di un uomo alle prese con quella che è l’esistenza, nel senso più generale del termine, ma anche sul “potere della ripicca” e sulle seconde occasioni. Curiosi e d’effetto, seppur talvolta inconsapevoli, i rimandi a un fenomeno come Squid Game – nell’architettura scolastica interna – e a un Maestro quale Hitchcock.
*Sono Sabrina, se volete leggere altri miei articoli cliccate qui.