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‘La mattina scrivo’ Intervista a Valérie Donzelli e Bastien Bouillon

Valérie Donzelli e Bastien Bouillon presentano La mattina scrivo, in uscita il 5 marzo in Italia.

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Dopo il passaggio alla Mostra del Cinema di Venezia, dove si è conquistato il premio Osella per la miglior sceneggiatura, A pied d’œuvre – in Italia tradotto con La mattina scrivo – sbarca nelle sale italiane giovedì 5 marzo per Teodora Film. Per l’occasione, abbiamo incontrato la regista Valérie Donzelli e con il suo protagonista, Bastien Bouillon, che ci hanno raccontato come è nato il progetto e come si è sviluppato.

La mattina scrivo | Valérie Donzelli racconta la nascita del progetto

«Mi sono resa conto che dovevo cambiare il ritmo del film, rispetto al mio solito – esordisce la Donzelli – perché ci sono momenti di osservazione ed era necessario lasciare spazio all’aspetto interiore del personaggio. Mi sono identificata con Paul, perché il suo rapporto con la scrittura è simile al mio con il cinema.

Penso mi abbia obbligata a essere il più sincera possibile per raccontare qualcosa di estremamente invisibile e intimo.

La prima volta che leggo un libro – prosegue ancora la regista – lo visualizzo. In questo caso mi ha colpito il testo, la bellezza della scrittura, che mi ha guidato nel ritmo della narrazione. Sentivo il desiderio di raccontarlo, ci vedevo qualcosa di molto personale. Il fatto che parli del passaggio dalla fotografia alla scrittura sembrava un riflesso delle difficoltà che posso incontrare io nel realizzare creativamente i miei lavori. Anche per questo ho scelto di scriverlo con Gilles Marchand, con cui ho già lavorato, ne conosco il rigore e condivido il tipo di approccio. Mi sembrava adatto.»

Il rapporto con Bastien Bouillon

«Anche con Bastien ci conosciamo da tempo – spiega la Donzelli – e avevamo voglia di lavorare insieme. Confrontandoci, avevamo una visione comune. L’idea di Bastien poi è stata confermata dal mio compagno. Io credevo fosse troppo giovane rispetto al personaggio del libro, che è un cinquantenne. Invece in questo modo, a confronto con un’età più giovane, la dimensione politica entra maggiormente in gioco. E sono rimasta molto colpita dalla sua interpretazione, perché è riuscito a dare vita, con grande dedizione, a un personaggio onesto, gentile, ma anche ostinato, nonostante le avversità.»

«Con Valérie ci conosciamo da 15 anni – si aggancia Bouillon – abbiamo la stessa visione. Per me è stato importante non far prevalere l’attore sul personaggio, ma lasciare che il basso profilo di quest’ultimo desse modo al pubblico di interagire con lui.»

«Io ero super eccitata di riprendere la parte del cervo – aggiunge la regista, parlando di una scena particolare che vede protagonista Bouillon – nel libro è un gesto assurdo, ma geniale. Dovevo assolutamente farla. Era importante quel momento che trascina Paul a uno stato primario, in cui deve fare i conti con la propria sopravvivenza, sebbene sia un carnefice. Il padre lo reputa pazzo ma lo aiuta, perché capisce che ha toccato il fondo. E da lì risalirà.»

Valérie Donzelli e il cinema politico

Il discorso vira verso il genere di film che è oggettivamente La mattina scrivo, in concorso all’82esima Mostra del Cinema di Venezia e in sala dal 5 marzo. «Il cinema è politico – continua la Donzelli – tratta temi che accendono dibattiti e scambi importanti. Questo credo sia il mio film più politico. Se ricordate anche Marguerite e Julien lo era a modo suo: trattava la libertà di una donna che amava il fratello e che nessuno ha mai capito. À pied d’œuvre (La mattina scrivo, ndr.) è un’opera che spinge a riflettere, sul senso della vita e sui valori, con un protagonista che possiamo definire rivoluzionario perché va contro la mentalità borghese, piuttosto dominante ai tempi d’oggi.»

Per quanto riguarda la playlist, elemento fondamentale di ogni lavoro di Valérie Donzelli, qui troviamo Bach, Vivaldi, ma non solo. «Jean-Michel Bernard, che è un grande pianista, ha creato un tema che ho adorato subito – sottolinea la regista – trovo geniale quella sua versatilità, con cui ha creato un tema da scomporre e ampliare, perfetto per la musica interiore del personaggio.»

La mattina scrivo racconta anche l’importanza del lavoro

Le ultime curiosità riguardano invece ciò che costituisce un po’ il fulcro della trama del film, ossia il lavoro. «Ho fatto tutti i lavori della terra – dice la Donzelli – solo così capisci il valore dei soldi. Ho lavorato come cuoca in un ristorante, donna di servizio, e mi piaceva vedere le case delle persone. Da ciascun impiego ho imparato qualcosa

«Anche io ho fatto tanti lavori, tante comparsate – risponde Bouillon – ho lavorato come magazziniere, prima e durante le riprese con Valérie, in lavanderia, nei traslochi. Trovo giusto portare avanti lavori anche fisici, finché il corpo lo permette. E soprattutto penso sia importante continuare a lavorare, così come il contatto con la vita reale, perché il cinema non è vita e c’è bisogno di alimentare le storie

*Sono Sabrina, se volete leggere altri miei articoli cliccate qui.

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