Kirill Serebrennikov nasce il 7 settembre 1969 a Rostov-on-Don, Russia. Impegnato politicamente nel panorama culturale russo, è regista e sceneggiatore di film dal carattere forte, che spesso analizzano figure importanti e ambigue.
Serebrennikov: combattere per i propri ideali
Dichiaratamente omosessuale, combatte per i diritti della comunità LGBT, andando spesso contro alla politica del governo russo. Ha condannato più volte le azioni delle autorità russe e proprio per questo durante gli anni ha avuto diversi problemi col potere, venendo anche accusato di frode, e arrestato.
La sua filmografia, oltre che raccontare storie e personaggi, vuole anche essere un modo per comunicare le sue idee morali e politiche. Uno tra gli esempi più importanti è sicuramente La moglie di Tchaikovsky, il cui intento principale è proprio quello di dimostrare come l’orientamento sessuale di una persona non abbia alcun legame con il talento e la possibile creazione di opere d’arte mondiali.
Una vasta filmografia dal 2004
Il suo ultimo film, La scomparsa di Josef Mengele, viene presentato martedì 20 gennaio al Trieste Film Festival. In occasione dell’evento, ripercorriamo insieme la sua storia registica, dal 2004 a oggi.
Ragin (2004) è il primo film per cui Serebrennikov lavora come regista e sceneggiatore. Racconta di un medico anziano di una piccola città russa, che trova un rapporto con la cura per la psicosi. Incuriosito, comincia a utilizzare la cura sui suoi pazienti. La storia si basa sul racconto Ward No.6, scritto dal drammaturgo Čechov.
Mentre Playing the victim (Izobražaja žertvu, 2006) è il suo secondo film: una rivisitazione dell’Amleto di Shakespeare, che mescola la commedia alla tragedia. Ha vinto il premio come miglior film al Festival internazionale di Roma.
Yuri’s Day (Jur’ev den’, 2008)

La cantante di fama internazionale Lyuba (Ksenija Aleksandrovna Rappoport) decide di tornare nella sua città natale in Russia con il figlio Andrei (Roman Shmakov). Si ritrovano, però, in una terra che è loro avversa, che non accetta gli stranieri e che li fa sentire fuori posto. Durante la visita al campanile di una chiesa, Lyuba perde di vista Andrei e non riesce più a ritrovarlo. Dopo averlo cercato invano per giorni, Lyuba comincia a trasformarsi, caratterialmente ed esteticamente, e decide di restare nella città per lavorare in ospedale. Una storia che racconta la disperazione di una donna e di come la sua vita possa cambiare dopo la scomparsa del figlio.
Crush (Korotkoe zamykanie, 2009)
Un film, cinque registi, cinque episodi. Al centro di tutto, cinque racconti di storie d’amore. Lo stile utilizzato dai registi (Aleksei German Jr., Boris Khlebnikov, Ivan Vyrypaev, Kirill Serebrennikov e Petr Buslov) cerca di concentrarsi sulla fase dell’innamoramento in maniera originale, raccontando di personaggi emarginati che scoprono cos’è l’amore.
Betrayal (Izmena, 2012)

Presentato alla 69ª Mostra Internazionale dell’arte cinematografica di Venezia, il film racconta di un uomo che viene a sapere che la moglie lo tradisce con il marito della sua dottoressa. Colti dalla gelosia, dottoressa e paziente decidono di vendicarsi, in un gesto che li legherà per sempre. Un film in cui silenzio e tranquillità si alternano a violenza e tensione, in un gioco di sentimenti in cui lo spettatore spesso riesce a immedesimarsi facilmente.
Parola di Dio ((M)uchenik, 2016)

Veniamin (Pёtr Skvortsov) è uno studente liceale, che crede che a scuola ci sia bisogno di imporre più regole severe. Il ragazzo, in piena crisi adolescenziale, trova conforto nei versi della Bibbia, che spesso recita ai suoi compagni e docenti, sperando di poter portare un cambiamento nell’ambiente scolastico. Considerato inizialmente da tutti un ragazzo strano, la sua ribellione lo porta presto a essere al centro della scena, appoggiato dai suoi compagni nella lotta contro gli insegnanti e i loro metodi di studio. Un film che si concentra sul delicato periodo dell’adolescenza. Ha vinto il premio François Chalais alla 69ª edizione del Festival di Cannes.
Summer (Leto, 2018)

Film biografico che racconta il periodo giovanile del cantante rock Viktor Coj. Ambientato a Leningrado negli anni Ottanta, racconta di come Viktor (Teo Yoo) arrivi a conoscere il cantautore Mike e la moglie Natasha, entrambi appassionati di musica rock. Tra vicende sentimentali e musica censurata, Serebrennikov racconta di un periodo che guarda con nostalgia, in una piacevole cornice in bianco e nero.
Gli ultimi film del periodo Covid

Opera ottava del regista russo, Petrov’s Flu (2021) è l’adattamento del romanzo La febbre dei Petrov e altri accidenti di Aleksej Sal’nikov. Racconta di un fumettista che verso la fine dell’anno prende l’influenza. Questa scatenerà in lui deliri e visioni, che confondono la realtà con la fantasia e i ricordi. Ben presto la malattia contagerà anche la moglie e il figlio, che verranno trascinati anch’essi in un turbine di allucinazioni e cambiamenti d’umore. Il film descrive un ambiente di oppressione, che quasi rimanda, visto anche l’argomento, alla pandemia del 2020.
Del 2022 è La Moglie di Tchaikovsky e il racconto del tormentato matrimonio tra il compositore Tchaikovsky e la sua allieva Antonina Ivanovna. Il tentativo del compositore di nascondere la propria omosessualità e l’amore della donna che man mano si trasforma in ossessione. Serebrennikov racconta la relazione dei coniugi in un film estremamente intenso e vero, dal carattere fortemente sovversivo nei confronti della politica russa.

Limonov (2024)
Il film si ispira alla biografia romanzata del poeta Ėduard Limonov scritta da Emmanuel Carrère. Limonov (Ben Whishaw) si trasferisce dall’Ucraina alla Russia, diventando un poeta autodidatta. Dopo essersi spostato a New York, dove perde tutto e passa da una condizione povera a fare il maggiordomo in una casa di ricchi intellettuali, guadagna fama come poeta in Francia. Torna quindi in Russia, fondando un partito nazional-bolscevico. Il film, che inizialmente doveva essere diretto prima da Saverio Costanzo e poi da Pawel Pawlikowski, viene affidato a Serebrennikov, che lavora al progetto in maniera eccezionale. La sua regia racconta l’animo tormentato del protagonista, con uno stile che spesso oscilla tra il sentimentale e il politico, seguendo le sue svariate vicende.

La scomparsa di Josef Mengele (2025)
La biografia di uno dei personaggi più terrificanti della Shoah. Josef Mengele (August Diehl), soprannominato l’Angelo della Morte, riesce a scappare dopo la caduta del regime nazista, rifugiandosi nel Sud America. Serebrennikov ci racconta gli anni della fuga e di come la sua vita si sia sviluppata fino al momento della morte. Ne esce il ritratto di un uomo complesso, violento e spietato, ossessionato dalla paura di essere scoperto. Il bianco e nero, utilizzato per la maggior parte del film, sottolinea una vita vissuta nell’ombra, attanagliata dai ricordi passati.
