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‘La scelta di Joseph’: remake del film inglese ‘Locke’
con un’ottima interpretazione di Vincent Lindon
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3 giorni agoon
Presentato al festival di Roma (2024), esce in sala il film di Gilles Bourdos, Le Choix, con un titolo italiano più lungo e molto meno incisivo. La scelta di Joseph, infatti, non rende altrettanto bene il senso assoluto di quella parola singola: una scelta esistenziale giusta per il protagonista (Vincent Lindon) che via via lo diventa anche per noi.
Dramma psicologico, thriller dell’anima, dilemma morale: una corsa verso l’appuntamento imprevisto che azzera tutte le certezze.
La scelta di Joseph: tempo della storia e tempo del racconto
Joseph Cross sembra uguale al suo lavoro. Solido come il cemento che gestisce in grandi cantieri edili. Sposato, con due figli, la sua vita è perfettamente organizzata. Ma una sera, dopo una chiamata inattesa, lascia tutto, sale in auto e si mette in viaggio sull’autostrada verso un ospedale. Solo, al volante, deve prendere una decisione che potrebbe cambiare per sempre la sua esistenza (sinossi ufficiale).
La durata del viaggio coincide con quella del film (settantasette minuti; di più sarebbe stato troppo!), come combaciano i tempi della storia e i tempi del racconto. Cross lascia il cantiere, sale in macchina e arriva quasi a destinazione.
Nonostante il motivo di questo suo andare a velocità sostenuta nella notte venga svelato abbastanza presto (ed è facile scoprirlo in rete), la nostra scelta è quella di non rivelarlo.
La scelta di Joseph: un thriller dell’anima
“Non c’è traffico, dovrei arrivare in meno di due ore”. Joseph ripete spesso questa frase per rassicurare se stesso e chi lo sta aspettando. Mentre al telefono deve tenere a bada le persone che non capiscono la sua improvvisa irragionevolezza. Un simile colpo di testa non è da lui, ma se ne assume responsabilità e conseguenze. Le chiamate in entrata e in uscita si alternano, si sovrappongono, s’interrompono in un montaggio sempre più somigliante al ritmo di un thriller psicologico mozzafiato.
Luci e suoni dell’autostrada amplificano lo stato d’animo dell’uomo che, in solitudine, va verso una destinazione tutta sua, a pareggiare i conti con il passato, a riattraversare le rivalse di un’infanzia e una giovinezza mai dimenticate. Solo capendo il perché di un dovere che è diventato assoluto, si può comprendere la sua ostinazione.
Vincent Lindon. Foto ufficiale del film
Le piccole grandi crepe dell’esistenza
Joseph è un ingegnere edile affidabile e l’indomani mattina dovrebbe essere presente a un evento importantissimo: “la più grande colata di cemento dell’ultimo decennio” per il palazzo più alto della città. Strade bloccate dall’arrivo di un centinaio di camion, costi da capogiro, tutto controllato al millimetro. Ma lui non ci sarà. Una svista, un errore da poco potrebbero causare piccole crepe che, allargandosi, farebbero crollare tutto. Per questo, dà le indicazioni al suo sostituto con dialoghi serrati al telefono perché si fida solo di se stesso, della sua guida; non può delegare. Eppure, lui, che sa prevedere ogni minima incrinatura non ha previsto lo squarcio improvviso nella sua vita: la Scelta, appunto, in un momento così delicato.
Vincent Lindon
Joseph Cross, costruttore di mestiere, rischia di distruggere tutto ciò che conta nella sua vita. Cerca così di arginare i danni tra una chiamata e l’altra, passando dal tono autoritario nelle conversazioni di lavoro a quello intimo negli scambi con gli affetti.
Vincent Lindon sa muoversi con disinvoltura nel rendere una tensione emotiva intensissima, ma, a dire il vero, queste sue doti le conoscevamo già. Nelle note di regia, Gilles Bourdos ha dichiarato che Lindon “ha la capacità di incarnare in modo affascinante i momenti di solitudine, ha la presenza carismatica sullo schermo il cui significato profondo ci sfugge e che permette allo spettatore di proiettare in lui un’infinita possibilità di sensazioni”. Lo ha definito “una sorta di attore/mondo” e non possiamo che dargli ragione.
Ma, ripetiamo, lo sapevamo. Non avevamo bisogno di una prova di recitazione in più per apprezzare il suo talento e la sua presenza scenica.
Il senso del remake
Ci chiediamo quindi quale sia il senso dell’operazione di Gilles Bourdos, che ha ripetuto fedelmente (troppo fedelmente) soggetto, dialoghi e sceneggiatura del film Locke (2013) del regista inglese Steven Knight (Peaky Blinders).
I due film sono perfettamente sovrapponibili, simmetrici. Permetteteci una cattiveria: identici, a parte la guida a destra del film inglese, e quella a sinistra di quello francese. E il fatto che la famiglia di Joseph Cross lo aspetta a casa con la pizza, la sera in cui lui non fa ritorno, e quella di Ivan Locke (Tom Hardy) ha comprato le salsicce per la stessa serata.
Vincent Lindon e Tom Hardy
Gli attori, invece, loro, questi due uomini soli, nell’abitacolo delle loro automobili (due macchine scure nella notte, l’una verso Parigi, l’altra verso Londra), sono assolutamente diversi. Come dire che la stessa vicenda può capitare a chiunque.
Tra Tom Hardy del 2013 e Vincent Lindon di adesso ci sono trent’anni di differenza. Il personaggio di Lindon è più misurato e razionale; quello di Hardy un po’ meno controllato. Tra l’altro, ha pure una brutta influenza in corso: soffia il naso, tossisce, ingolla medicine, si tocca la fronte. Si agita sul sedile dell’auto.
Stessa situazione, ma comportamenti diversi. Età diverse, forse anche caratteri diversi. Ma entrambe le interpretazioni decisamente notevoli.
Gilles Bourdos dice ancora del suo film e di Lindon in particolare che “filmare un uomo solo in un’auto significa credere profondamente che non ci siano paesaggi più affascinanti del volto umano”. Forse è questo il motivo che tanto lo ha attratto del film di Steven Knight.
A noi rimane però lo stesso dubbio. Vale la pena girare un bel film se non possiede un minimo di originalità? Ricalcarne un altro, che è già stato un successo? E ancora: non sarebbe meglio risparmiare tempo, soldi ed energie per investirli in qualcosa di nuovo che possa sorprenderci?
Gilles Bourdos dirige il film con mano sicura, ma avvalendosi troppo del testo originale e giocando sul sicuro con Vincent Lindon. Potrebbe essere però un nostro pregiudizio, visto che tra i produttori figura lo stesso Steven Knight.
La scelta di Joseph è una co-produzione Curiosa Films, UGC, Studio Exception, JD Prod. Tra i produttori associati: Steven Knight.
Distribuito in Italia da Wanted.