In concorso al 37º Trieste Film Festival, Grudzień di Grzegorz Paprzycki, al suo secondo lungometraggio dopo sei cortometraggi. Un docudramma duro che cristallizza la realtà polacca al confine con la Bielorussia.
Un opera filmica che in un certo qual modo è un trattato antropologico e politico, il tutto ancor più raggelato da una fotografia in bianco e nero molto contrastata, per render più evidente la spigolosità dei caratteri dei personaggi e dell’ambiente.
GRUDZIEŃ – TriesteFilmFestival
Grudzień, la sinossi
Dicembre porta ondate di freddo e nevicate in Europa. L’ordine esistente viene distrutto non solo dalle condizioni climatiche avverse, ma anche dagli “stranieri” che vogliono entrare nel territorio dell’Unione Europea. Alcuni si preparano al Natale come sempre, altri lottano per sopravvivere. Trentuno capitoli s’intrecciano in un mosaico di empatia e indifferenza, offrendo uno specchio della società odierna di fronte alla crisi migratoria.
Dicembre… è il più crudele dei mesi…
Bisogna partire dalle dichiarazioni del regista, contenute nel catalogo del TFF, per comprendere meglio la pellicola, la molla che ha spinto l’autore a trattare questa realtà:
“Il film vuole richiamare l’attenzione su quanto accade al confine tra Polonia e Bielorussia. La maggior parte dei media guarda al confine con l’Ucraina, trascurando che nel primo i rifugiati muoiono e vengono privati di ogni aiuto umanitario. Secondo il diritto internazionale, il paese ospitante è obbligato a prestare assistenza, valutare le richieste di asilo e non può costringere le persone in un sistema di respingimenti che le intrappola tra i due confini, spesso con esiti fatali. Questo film è una delle voci che cercano di raccontare la realtà straziante di migliaia di rifugiati dal Medio Oriente e dall’Africa al confine orientale dell’Unione Europea.”
Grudzień, che tradotto in italiano significa dicembre, si potrebbe considerare un manifesto socio-politico senza compromessi. Con esso Grzegorz Paprzycki vuole approfondire il significato speciale di dicembre per il popolo polacco: ufficialmente un periodo di riflessione, famiglia e fede, ma in pratica ridotto a un’orgia consumistica al ritmo dei canti natalizi.
Come concilia la nazione – di forte matrice cattolica – l’ideale della cena della Vigilia di Natale, dove un posto viene sempre lasciato libero per uno straniero, con l’ostilità e il disprezzo che i migranti subiscono nel nostro Paese?
Queste sono le radicali domande che pone Paprzycki agli spettatori, però le risposte non sono facili, preconfezionate. Dopotutto, cosa ci vorrebbe perché la società polacca si preoccupasse di coloro che vengono lasciati morire nelle foreste lungo il confine?
Attraverso immagini di potenza visiva e ben assemblate drammaturgicamente, il regista denuncia l’ipocrisia dei media e dei politici, costringendo gli spettatori a confrontarsi con il proprio riflesso morale. Cosa vedranno gli spettatori, ossia i normali cittadini, quando si guarderanno in quello specchio inquietantemente familiare?
La forza argomentativa di Grudzień sta anche nella struttura, composta in quattro blocchi narrativi:
- L’avanzare dell’inverno;
- I preparativi per il Natale;
- Le lotte dei rifugiati;
- La battaglia tra le fazioni pro-rifugiati e anti-rifugiati.
Il regista costruisce lentamente questa disamina, partendo appunto dal crudele mese, per poi raccontarci come di solito è questo periodo natalizio. Ma subito dopo ci schiaffa la particolare e tragica situazione reale: i rifugiati.
Questo terzo tema diviene come un sasso gettato in quello che erano uno stagno quieto (il mese natalizio). E l’argomento scagliato genera lo scontro, tra pro e contro i rifugiati. Ed è proprio in questa ultima fase narrativa che si palesa la vera realtà, il veritiero comportamento umano.
Possiamo pensare che ciò possa avvenire solo in Polonia, che siano soltanto questioni “preistoriche”, ma appunto, nell’inconscio gli spettatori sanno che una situazione del genere può capitare in qualsiasi parte del mondo, anche nella propria patria.