Ricky Gervais torna su Netflix con Mortality, il nuovo special di stand-up comedy che segna un ulteriore capitolo nella sua battaglia contro il politically correct. Filmato al prestigioso London Palladium, lo spettacolo conferma lo stile irriverente e provocatorio del comico britannico, deciso più che mai a rivendicare una comicità senza censure.
Con Mortality, Gervais prende di mira quella che definisce una sensibilità esasperata, accusando una parte del pubblico di “trovare offensivo qualsiasi cosa”. Il risultato è uno show diretto, caustico e volutamente scomodo, che riafferma il ruolo della stand-up comedy come spazio di libertà espressiva.
Una comicità sotto accusa: la critica di Gervais agli ultimi dieci anni
Durante lo special, Ricky Gervais riflette sul cambiamento del panorama comico nell’ultimo decennio. Secondo il comico, molti artisti sono stati costretti a modificare le proprie battute per adattarsi al giudizio di un’élite privilegiata, spesso distante dalla realtà quotidiana.
“Abbiamo combattuto e vinto contro questi tipi”, afferma Gervais, riferendosi a chi tenta di limitare il linguaggio comico attraverso il virtue signalling. Con l’avvento dei social media, sostiene, molte persone hanno iniziato a costruire un’immagine morale pubblica, proclamando virtù senza dimostrarle e screditando gli altri per apparire superiori.
Virtue signalling e libertà di parola: il messaggio di Mortality
Mortality diventa così anche una dichiarazione di intenti sulla libertà di parola. Gervais rivendica il diritto di affrontare temi delicati senza autocensure, ribadendo la propria visione artistica con una frase che sintetizza il senso dello spettacolo:
“Sono abbastanza vecchio da dire quello che voglio, sempre. Voglio fare ciò che mi piace e dire ciò che penso.”
La comicità, per Gervais, non deve rassicurare ma provocare, costringendo lo spettatore a confrontarsi con le contraddizioni della società contemporanea.
Dai Golden Globes a Netflix: tra ironia e autocontrollo
Nel corso dello special, il comico ripercorre anche la sua esperienza come conduttore dei Golden Globes, sottolineando come la Hollywood Foreign Press Association non abbia mai censurato le sue battute. Racconta però di aver scelto autonomamente di rinunciare a uno scherzo su Jason Momoa nel 2020, per evitare possibili fraintendimenti legati al colore della pelle dell’attore.
“Era solo una battuta sul suo fisico enorme, ma qualcuno avrebbe potuto interpretarla diversamente”, spiega Gervais, mostrando come il confine tra libertà comica e percezione pubblica sia oggi più sottile che mai.