Connect with us

Cult

‘Metropolis’: le architetture del potere nel film visionario di Fritz Lang

Un classico intramontabile dall'estetica espressionista in cui potere, tecnologia e rivoluzione si scontrano

Pubblicato

il

'Metropolis' è un film tedesco del 1927 diretto da Fritz Lang e scritto dalla sceneggiatrice Thea von Harbou

Metropolis (1927), diretto da Fritz Lang e scritto da Thea von Harbou, è uno dei capisaldi della storia del cinema, nonché una delle opere più studiate e influenti del Novecento. A quasi un secolo dalla sua uscita, il film rappresenta un testo centrale non solo per l’evoluzione del linguaggio cinematografico, ma anche per la sua ambizione ideologica. Fortemente influenzato dalla corrente espressionista che esplose in Germania negli anni Venti, Metropolis esplora con forza il tema della divisione di classe, dell’alienazione dei lavoratori e della possibilità di mediazione tra “la mente e la mano”.

L’opera è disponibile su Amazon Prime Video nella versione di 88′ accompagnata dalle musiche di Giorgio Moroder e interpretate da Freddie Mercury e Bonnie Tyler. Su MUBI è invece in catalogo la versione estesa di 144′.

La distopia di Metropolis

Ambientato nel 2026, il film immagina un futuro distopico in cui la società è rigidamente polarizzata: da un lato i ricchi industriali che vivono ai piani alti dei grattacieli, dall’altro la classe operaia, relegata nel sottosuolo e costretta a lavorare in maniera disumana per alimentare l’intero sistema. Freder (Gustav Frohlich), figlio dell’impresario-dittatore Joh Fredersen (Alfred Abel), scende nei bassifondi seguendo Maria (Brigitte Helm), giovane donna incaricata di accudire i figli dei potenti. Il confronto con la realtà del lavoro operaio spinge Freder a tentare una mediazione tra le classi, aiutato dalla stessa ragazza, figura carismatica e profetica, portatrice di un messaggio di conciliazione. Ma uno scienziato folle rapisce Maria e crea un robot con le sue sembianze, usando l’automa per istigare la classe proletaria alla rivoluzione.

'Metropolis' è un film tedesco del 1927 diretto da Fritz Lang e scritto dalla sceneggiatrice Thea von Harbou

Espressionismo e religione

Il gioco delle ombre, il tema del doppio, la recitazione marcata, il trucco vistoso: Fritz Lang si avvale degli stilemi del cinema espressionista per dare energia a una narrazione che, soprattutto nella prima parte del film, si concentra su una aperta denuncia alla disparità sociale. Questi elementi concorrono a una rappresentazione allegorica del potere, incarnato nella figura del dittatore Joh Fredersen, presentato da Lang nella celebre posa napoleonica – con la mano infilata nella giacca – a ribadire visivamente il suo dominio assoluto. Di contro, gli operai vengono inquadrati in composizioni rigorosamente simmetriche, come se fossero degli ingranaggi umani al servizio della macchina produttiva.

Metropolis è attraversato anche da un fitto simbolismo religioso. La rappresentazione del Moloch, divinità mediorientale alla quale, secondo la tradizione, erano sacrificati esseri umani, diventa metafora del capitalismo industriale che inghiotte e consuma i lavoratori. Maria assume, invece, i tratti di una figura messianica: il nome, la postura e la sua parola verso gli operai la collocano in una dimensione salvifica che rimanda all’iconografia cristiana. Anche l’architettura della città rinvia al mito biblico della Torre di Babele, simbolo della superbia umana e dell’incomunicabilità, riflessa nella distanza verticale tra Fredersen, isolato in cima ai grattacieli, e gli operai relegati nel sottosuolo.

Uno dei punti di forza del film risiede proprio nella sua scenografia, che segna una svolta nella rappresentazione dello spazio urbano cinematografico. Lontano sia dai fondali dipinti e deformati de Il gabinetto del dottor Caligari, sia dagli ambienti reali di Nosferatu, Lang costruisce una città monumentale e astratta, fondata su un rigoroso sistema di simmetrie. L’uso dell’effetto Schufftan consentì di amplificare lo spazio architettonico, anticipando un immaginario che influenzerà profondamente il cinema di fantascienza da Blade Runner in avanti.

'Metropolis' è un film tedesco del 1927 diretto da Fritz Lang e scritto dalla sceneggiatrice Thea von Harbou

Tra ribellione e mediazione: il finale controverso

È però sul piano ideologico che Metropolis rivela la sua evidente contraddizione. L’impianto rivoluzionario che attraversa gran parte del film viene neutralizzato nel finale, dove Freder si propone come mediatore pacificatore tra capitale e lavoro. L’acqua che inonda la città dopo il tentativo di ribellione, assume qui un valore purificatore, preparando l’epilogo conciliatore voluto da Thea von Harbou e rinnegato dallo stesso Lang. Non a caso il film fu accolto con favore dai vertici del nazionalsocialismo – Hitler in primis. Questi apprezzò l’idea del superamento della lotta di classe in nome dell’ordine e dell’unità. Le geometrie monumentali e le coreografie simmetriche divennero così modelli visivi per il cinema di propaganda nazista, in particolare per Il trionfo della volontà e Olympia di Leni Riefenstahl.

La stessa von Harbou aderirà pochi anni dopo al partito nazista, mentre Fritz Lang, di origine ebraica, sarà costretto a lasciare la Germania. Il regista prenderà apertamente le distanze dal finale del film, dichiarando di aver immaginato un finale più ambiguo, coerente con la poetica espressionista. Nonostante queste contraddizioni, Metropolis rimane un’opera capace non solo di riflettere le tensioni e le paure dell’epoca, ma anche di continuare ad interrogare lo spettatore contemporaneo.

Metropolis come specchio del presente

Il film, infatti, ambientato nel 2026, non appare oggi come una semplice profezia del futuro, ma come uno specchio deformante del presente. Metropolis parla al nostro tempo, in cui le disparità sociali, lungi dall’essere superate, persistono sotto forma di disuguaglianze sistemiche, contraddizioni, sfruttamento del lavoro e crescente distanza tra élite e masse. La megalopoli immaginata da Lang trova oggi inquietanti corrispondenze nei grandi agglomerati urbani globali — dalle aree più futuristiche di Dubai ad esempio — dove la stratificazione sociale e spaziale non solo organizza il potere, ma lo rende visibile, accentuando polarizzazione e alienazione.

Il finale del film, con l’idea che il mediatore tra “mente” e “mano” debba essere il “cuore”, resta profondamente ambivalente: da un lato suggerisce l’empatia come antidoto alla de-umanizzazione e all’automazione; dall’altro mostra i limiti di una conciliazione simbolica che non tocca le strutture del potere.

In definitiva, il 2026 di Metropolis ci confronta con il rischio di un’individualizzazione crescente, in cui il legame collettivo si indebolisce e l’azione comune cede il passo alla competizione personale e al profitto, contribuendo a un’umanità sempre più disgregata. Allo stesso tempo, ci ricorda che ogni promessa di armonia sociale, se non accompagnata da un reale riequilibrio dei poteri, può trasformarsi in una nuova forma di dominio– e il Novecento, in questo senso, offre esempi fin troppo eloquenti.

 

Metropolis

  • Anno: 1927
  • Durata: 88'
  • Genere: Fantascienza
  • Nazionalita: Germania
  • Regia: Fritz Lang