Torino Film Festival

‘Strike – Figli di un’era sbagliata’: dipendenze e amicizie

Sconfiggere le dipendenze attraverso i legami affettivi

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Presentato in anteprima al Torino Film Festival,  la prestigiosa kermesse diretta da Giulio Base in programma dal 21 al 29 novembre, Strike – Figli di un’era sbagliata è diretto da tre registi alla loro  opera prima: Gabriele Berti, Giovanni Nasta e Diego Tricarico. Il film è frutto di una co-produzione tra Paco Cinematografia, Neo Art, Marche Film Commission. Distribuito dalla Filmclub Distribuzione.  Nel cast: Gabriele Berti, Giovanni Nasta, Diego Tricarico, Matilde Gioli, Massimo Ceccherini, Caterina Guzzanti e Beatrice Fiorentini.

Strike – Figli di un’era sbagliata

Durante una calda estate romana, i destini di tre ragazzi si incrociano in una struttura per dipendenze patologiche. Dante (Gabriele Berti), laureando in psicologia, timido e goffo; Pietro (Giovanni Nasta), costretto a controlli per possesso di marijuana; Tiziano (Diego Tricarico), «duro», con una dipendenza da crack. A prima vista incompatibili, i tre imparano a fidarsi e a combattere insieme le loro insicurezze e dipendenze.

Il teatro cinematografico

Partendo da uno spettacolo teatrale omonimo, il trio registico mette in scena Strike – Figli di un’era sbagliata. Non la classica storia di tossicodipendenze e recuperi (o almeno non solo), ma un’opera che basa la sua stessa struttura sul raccoglimento sociale, sulla solidarietà umana, sul legame d’amicizia. Berti, Nasta e Tricarico sfruttano ovviamente il film d’atmosfera, replicando il terreno a loro più congeniale: il teatro. Perché il film è intriso di pratica teatrale. Ogni discussione tra i due medici (Ceccherini e Gioli) o tra i pazienti in preda alle loro dipendenze, viene sviluppata con diversi frammenti dialogici.

Il Sert nel film (oggi ribattezzato Ser D) è come un grande palcoscenico delle emozioni in cui Dante, Pietro e Tiziano, i protagonisti, utilizzano la modalità teatrale di dire qualcosa quando accade

Ogni disagio tra pazienti e tra i medici viene esplicato e basato sulla forza del dialogo che la macchina da presa si limita a riprendere secondo le regole della regia teatrale. Lo spazio scenico, il Sert, viene riempito dalle parole  che definiscono il percorso interiore dei personaggi, le loro confessioni, e il loro ritmo emotivo. Lo si capisce in una scena  abbastanza emblematica: Dante, il sensibile psicologo, riunisce a casa sua Pietro è Tiziano, tre personalità diverse per strati sociali e dinamiche interiori.

La camera non indugia mai sulla reale contrapposizione che molto spesso si vede nel cinema. Il loro legame viene continuamente evidenziato dalla potenza del teatro che rende parola l’azione, e la prossemica dei personaggi lo strumento del dispositivo dialogico.

Il Sert come palcoscenico della parola

Pietro è il protagonista di Strike – Figli di un’era sbagliata. Una persona dipendente dalla marijuana, che inizialmente, tramite il suo voice-over introduttivo, sembra direzionare l’intera opera. Un film che quindi dovrebbe parlare solo di lui. Ma quando entra nella struttura, l’individualità attoriale diventa condivisione, mostrando il vero intento del trio registico: spostare gli eventi concreti della sceneggiatura filmica a quelli del testo teatrale. Pietro, Dante e Tiziano non fanno praticamente nulla nell’arco di due ore, ma fanno comunque tutto: rivelano la realtà della vita mentre accade. I loro conflitti, le incomprensioni e riappacificazioni, non passano attraverso l’immagine-tempo di cui si nutre il dispositivo cinematografico, ma mediante l’immagine dell’immediatezza della parola. Solo così, almeno nel film di BertiNastaTricarico , il teatro realista diventa specchio delle dipendenze dando forma al legame amicale.

L’estate più bella della mia vita

Strike – Figli di un’era sbagliata si distingue per una visione singolare e delicata della dipendenza. Un tema che viene trattato non come destino ineluttabile ma come una condizione transitoria, suscettibile di risoluzione attraverso il processo di crescita personale e il potere dei legami interpersonali. Il film evita di raccontare solo la tragedia dell’abuso di sostanze, esplorando invece la potenzialità di riscatto che emerge dalla sofferenza. Qualcosa di diametralmente diverso rispetto al moralismo fatalista di opere come Girl, Interrupted. Grazie soprattutto al linguaggio del film caratterizzato da una fluida alternanza tra il comico e il drammatico, consentendo di alleggerire il tema centrale della dipendenza.

L’umorismo, spesso presente nelle gag di Ceccherini, non è mai fine a se stesso; contribuisce ad approfondire personaggi come Pietro, e a trattare le conseguenze della droga come qualcosa da cui si può uscire solo con la consapevolezza della vita al di fuori della propria dipendenza. Momenti di comicità e riflessioni profonde  riescono bene a tratteggiare un equilibrio tra il desiderio di evasione e il recupero emotivo, conferendo al film una dimensione umana di affettività.

La forza dei legami tra comicità e dramma

A differenza di altre rappresentazioni cinematografiche sulla dipendenza, Strike – Figli di un’era sbagliata si basa sul presupposto del recupero non come possibilità, ma come certezza. La dipendenza, pur essendo un ostacolo significativo, è un percorso che trova la sua soluzione attraverso i legami affettivi che si intrecciano tra i protagonisti. L’amicizia è quindi il reale filo conduttore che attraversa l’intero arco narrativo, l’elemento salvifico in un contesto segnato da difficoltà individuali.

Dante, Pietro e Tiziano si trovano, anche se per ragioni diverse, davanti al loro “fatal flaw” (l’ostacolo che impedisce al personaggio di realizzarsi e andare avanti).

Pietro è intrappolato in un ciclo distruttivo di separazioni e ritorni con la fidanzata. Tiziano è schiacciato dal debito di droga che non sa come ripagare. Dante è imprigionato psicologicamente dalla figura paterna che ostacola la propria crescita emotiva.

Ciascuno di loro, pur essendo segnata da problematiche individuali, trova attraverso l’amicizia una via d’uscita.

Non solo dipendenza: un viaggio di crescita e amicizia

Un aspetto doppiamente interessante, in Strike – Figli di un’era sbagliata, è lo spazio della vicenda: il Sert. Che non è un semplice sfondo di ambientazione per Pietro, Dante e Tiziano, ma un luogo simbolico. Una struttura terapeutica lontana dall’essere identificata come un luogo anonimo e asettico, assumendo qui il ruolo di un focolare emotivo, una casa dove l’amicizia e il recupero si intrecciano. La struttura non viene rappresentata più come una “palestra di disintossicazione” priva di calore umano, ma uno spazio dove i legami tra i personaggi si fortificano, e dove la speranza non è semplicemente terapeutica, ma umana e relazionale.

Strike – Figli di un’era sbagliata non è immune da difetti, eccedendo in molti punti, nelle scene più drammatiche e senza ritorno, nella forma di una pubblicità progresso contro l’uso di sostanze. L’estetica fin troppo generalista e la brevità del racconto (pur avendo a disposizione due ore), collocherebbero meglio l’opera nei mercati streaming più che in quelli delle sale.

Nel complesso l’opera del trio BertiNastaTricarico si configura come un buon esordio, senza pretese ma distinguendosi fin da subito per le emozioni e la semplicità dei piccoli gesti che regala.

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