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Florence Queer Festival

Il pride di Roma nell’intervista con Marco Falorni per il suo ‘Orgoglio e pregiudizio’

In apertura al Florence Queer Festival 2025 la versione lungometraggio di 70 minuti della docuserie firmata Marco Falorni sul Pride di Roma

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marco falorni

Il Florence Queer Festival 2025 ha deciso di aprire le porte al pubblico con la proiezione di Orgoglio e pregiudizio di Marco Falorni. La docu serie, qui in versione lungometraggio (sarà disponibile su Sky Documentaries in entrambe le versioni), racconta le battaglie che la comunità LGBTQIA+ ha affrontato fino ad oggi.

A 25 anni dal primo storico World Pride che ebbe luogo a Roma durante il Giubileo, il documentario racconta le battaglie che la comunità LGBTQIA+ ha affrontato fino ad oggi. Un viaggio attraverso filmati, interviste e testimonianze dei protagonisti di ieri e di oggi come Vladimir Luxuria, Elly Schlein, Francesco Rutelli, Francesca Pascale, Serena Bortone, Cathy La Torre, Alessandro Cecchi Paone, Nicky Vendola, Imma Battaglia, Franco Grillini, Monica Cirinnà, Alessandro Zan, Simone Alliva e Francesco Cicconetti che ci raccontano i cambiamenti, le sconfitte e gli obiettivi raggiunti dalla comunità LGBTQIA+ confrontandosi sull’attualità e sul futuro delle nuove generazioni. (Fonte: Florence Queer Festival)

Nella cornice del festival abbiamo fatto alcune domande al regista Marco Falorni.

Orgoglio e pregiudizio di Marco Falorni

Ho trovato Orgoglio e pregiudizio, nella sua versione di lungometraggio in proiezione al Florence Queer Festival, un film molto dinamico.

Abbiamo cercato di raccontare una storia raccontando chi l’ha fatta, e rivolgendoci a chi non conosce questa stessa storia. Quindi il fatto di riuscire a trovare dei ragazzi giovani, anche sotto i 25 anni, era un’ambizione per me era fondamentale. All’inizio avevamo anche studiato tutte le inquadrature in un certo modo, con Roma alle spalle e delle prospettive lunghe dietro gli ospiti (come poi abbiamo fatto), cercando di non politicizzare il prodotto. Anche perché parliamo di persone prima di tutto. Poi è vero che abbiamo esponenti di destra e di sinistra, ma per esempio anche Elly Schlein ha partecipato non perché ha un incarico come segretaria del PD, ma perché è attivista. C’era una ricerca in questa direzione che poi è stata ribaltata perché la regia è andata dietro al contenuto a tal punto che, con un lavoro tecnicamente molto complesso e lungo, sono state fatte terminare delle frasi a più volti, dando un’idea di coralità (che è anche lo scopo del Pride).

È stata sicuramente una scelta azzeccata quella di alternare volti noti (che comunque partecipano per il fatto di essere attivisti prima ancora che personaggi famosi) a volti meno noti per concentrarsi sull’essere umano e per arrivare a un pubblico il più eterogeneo possibile.

Sì, ed era fondamentale. In relazione a questo potrei citare un passaggio che mi ha colpito di Cathy La Torre che chiede Ma secondo voi io mi sono divertita a nascere come sono nata, per affrontare tutti questi disagi e a lottare in questo modo? Non credo. Così dicendo afferma che la forza è quella di portare i propri corpi a manifestare. E con questa affermazione è stato molto chiaro anche il messaggio del film/serie stesso.

Allo stesso modo ci sono anche alcuni interventi di Francesco Rutelli che ci ha fatto un regalo enorme a partecipare perché all’epoca fu anche criticato pesantemente. Però, così facendo, ha messo avanti la persona, ribadendo il fatto che le decisioni che ha preso le ha prese nel 2000 e il tutto va contestualizzato al periodo. Per questo il fatto che lui abbia accettato l’invito sapendo che qualcuno non l’aveva amato in quel frangente, io l’ho apprezzato molto.

Documentario o finzione?

La cosa che ho apprezzato della docuserie (anche se qui in versione di film) è la commistione tra immagini reali/di repertorio e i racconti di chi ha vissuto quello specifico momento, intervallati da una sorta di crono storia di quanto accaduto. In questo modo lo hai reso un racconto, ma un racconto vissuto attraverso le testimonianze e le parole di chi è (stato) coinvolto in prima persona. E sembra quasi diventare un mix tra documentario e film di finzione.

Questo è assolutamente vero ed è voluto. Nel senso che non volevamo dare la staticità che in genere c’è in un documentario dove vengono messe insieme tante dichiarazioni e basta. In realtà abbiamo fatto un lavoro più complesso. Bisognerebbe fare una distinzione tra la serie e il film, ma il punto in comune è che i ragazzi sotto i 25 anni, che hanno beneficiato o che comunque non conoscono questa storia, non l’hanno vissuta e possono dirci solo com’è la situazione oggi. È per questo che nella serie sono nell’ultimo episodio e nel film sono nella parte finale.

Il lavoro che è stato fatto è stato un lavoro d’archivio, abbiamo cercato di fare un tam-tam anche con le associazioni perché volevamo del materiale anche di archivi personali (abbiamo ritirato tanti VHS e li abbiamo riversati). Abbiamo utilizzato quello che ci veniva fornito da chi ha vissuto quei momenti e li ha documentati, si è registrato e inoltre abbiamo comprato del materiale d’archivio dalla città del Vaticano, dalla Rai, e abbiamo cercato di attualizzare e dare una freschezza. La missione di questo documentario era quella di creare un documento, mettere un sigillo su quello che è stato fatto, perché anche Imma Battaglia, Vladimir Luxuria si sono quasi sconcertati riguardando certi momenti. Per i giovani magari quelle cose sono anche fiction, ma vederle, far capire come in realtà funzionavano le cose era ed è importante.

Indubbiamente collegato a questo c’è anche il discorso che, come dicevi, tutta l’evoluzione e tutte queste sfaccettature danno vista a quello che è lo scopo del Pride: l’universalità. Alla fine chiunque, non solo chi appartiene alla comunità, può rivedersi in qualcuno.

Credo sia fondamentale un po’ per non far sentire la cosa storica e distante e poi perché, come dice Rutelli, ci possono essere anche dei passi indietro nonostante i diritti civili siano acquisiti. Anche la realizzazione di Orgoglio e pregiudizio ha comportato determinate scelte, nel senso che serviva l’editore giusto, che la pensasse come noi. Alla fine è il risultato di una riflessione, perché quando tu parli di un pensiero di altri (altri nei quali puoi rientrare anche tu stesso perché i diritti civili sono di tutti) lo devi tutelare.

Abbiamo scelto di non avere un contraddittorio nel film/serie e siamo andati dritti al punto miscelando chi oggi ha 60/65 anni con ragazzi che ne hanno 25, anche perché la comunità siamo tutti noi. Non si dovrebbe parlare di comunità LGBTQIA+ come una comunità a sé stante, ma di un qualcosa all’interno i un’intera comunità.

Qui si potrebbe aprire una parentesi, poi, sull’argomento scuole nelle quali andrebbero trattate tematiche come queste, soprattutto l’affettività.

Tante tematiche e universalità per Marco Falorni

Sono tante le tematiche che emergono dal film, non solo quella della lotta per i diritti.

Sì, un’altra cosa che non abbiamo avuto tempo di sviluppare è anche la confusione che si fa a volte sulla scelta sessuale di identità. Probabilmente dovremo (o avremmo dovuto) spiegare queste cose in modo anche più tecnico. L’idea, però, è quella di approcciarsi a questo tema da ignorante anche per farlo meglio comprendere a chi non ne sa nulla. Per questo credo che questo documentario debba andare nelle scuole, anche per mostrare questi messaggi e per far comprendere determinate cose.

Speriamo che la proiezione al festival, anche se in versione film, possa essere l’occasione anche per continuare il racconto. Immagino che con uno o due episodi in più si sarebbero potuti approfondire anche altri aspetti…

La versione presentata al festival è una versione che dal 12 dicembre sarà su Sky Documentaries, ma sarà disponibile anche la serie che abbiamo fatto perché in genere i giovani sono più abituati a quel tipo di fruizione.

Il titolo

Un’ultima domanda riguarda il titolo. Com’è nata l’idea? Al di là dei richiami secondo me è il riassunto perfetto perché è quello che rappresenta il film. Quello che emerge dalle parole degli intervistati è una sensazione di orgoglio, ma anche di paura per il pensiero degli altri e quindi pregiudizio.

Ci abbiamo pensato molto perché volevamo trovare un qualcosa che coinvolgesse tutti e non fosse un prodotto soltanto per alcuni. Orgoglio e pregiudizio ci sembrava la sintesi giusta per poter accogliere un pubblico più ampio e rappresentare al meglio quello che aveva da dire. Perché poi il pride è il protagonista vero. Ed è sempre fatto di persone che sono orgogliose, che hanno molta paura e che oggi possono essere orgogliose di quello che hanno fatto e di quello che sono. Il pregiudizio è degli altri.

Con il trampolino del festival e l’uscita su Sky magari poi bisognerà pensare a una seconda stagione…

Magari. Noi vorremmo tanto fare un parallelo tra l’Italia e l’Europa, per capire qual è la situazione fuori da casa nostra. Ma occorre trovare anche le risorse per farlo. Perché noi avevamo iniziato questo progetto ormai due anni fa e avevamo delle aziende interessate a partecipare che poi si sono ritirate. Tant’è vero che questo è stato finanziato da Sky e da noi come Libero. Ad oggi il documentario, se esiste, è perché l’abbiamo finanziato noi e Sky.

Sono Veronica e qui puoi trovare altri miei articoli

Orgoglio e pregiudizio

  • Anno: 2025
  • Distribuzione: Sky
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Marco Falorni
  • Data di uscita: 12-December-2025