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Rome Independent Film Festival

‘Una persona vera’: la delicatezza del lutto secondo Stefano Pio

Un padre, un figlio e una bambola: Pio mostra che il dolore può creare legami impossibili da ignorare

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A un primo sguardo, potrebbe sembrare una storia sull’incapacità di affrontare un lutto, ma Una persona vera il nuovo corto di Stefano Pio presentato alla ventiquattresima edizione del RIFF – Rome Independent Film Festival, rivela una profondità sorprendente. La vicenda, vissuta attraverso gli occhi di Giorgio (Christian Carere), destabilizza senza perdere l’empatia.

Persone e legami

Già dal titolo si percepisce l’anima di un racconto che parla di persone: Giorgio, suo padre, sua madre e Linda. Non nel senso letterale, questo è chiaro fin dall’inquadratura iniziale, ma come ponte emotivo: per suo padre, essa rappresenta un legame che lo tiene ancorato alla vita.

Il padre di Giorgio (Gianni D’Addario) colma il vuoto lasciato dalla morte della moglie con una bambola sessuale. Questo espediente non è provocatorio né grottesco: diventa, invece, un modo per raccontare la disperazione silenziosa di un uomo che non ha trovato altri mezzi per restare aggrappato alla vita.

Linda, la bambola, non è mai presentata come semplice oggetto sessuale, ma come “bambola d’amore”: la sostituzione della moglie non nasce da un bisogno fisico, ma da un’assenza emotiva. È in questo contrasto tra surreale e reale che il corto trova la sua forza, mostrando con chiarezza il vuoto lasciato dalla perdita e il tentativo goffo, ma umano, di colmarlo.

Lo sguardo di Giorgio

Il ritorno a casa non è solo uno scontro con l’immagine della bambola, ma con la solitudine del padre e la complessità dei suoi sentimenti. Giorgio fatica a comprendere il modo in cui il padre ha scelto di affrontare il lutto: la resistenza iniziale verso Linda riflette la paura di perdere ancora una volta un legame familiare, ma anche l’imbarazzo e il disagio di confrontarsi con qualcosa che sembra surreale. Ogni gesto del padre – dalla cura quotidiana alla protezione di Linda – appare esagerato e strano, eppure rivela una delicatezza nascosta che Giorgio non può ignorare. Il conflitto interiore del figlio non nasce dal giudizio morale, ma dalla fragilità dell’anima e dalla difficoltà di comprendere il dolore di un’altra persona, soprattutto quando questo dolore si manifesta in forme insolite. È attraverso questo sguardo attento e delicato che lo spettatore percepisce l’autenticità emotiva della storia, entrando in empatia con entrambi i personaggi.

Riabitare la vita

Il finale sposta definitivamente l’attenzione sul rapporto padre-figlio, riorganizzando tutto il discorso del corto ed esplicitando la chiave interpretativa: la pellicola non parla della follia di un uomo che sostituisce la moglie con una bambola, ma della difficoltà di riabitare la vita dopo una perdita che ha cancellato ogni orientamento.

Linda, portata al limite, smette di essere un surrogato e diventa il segno più chiaro della frattura interiore del padre: un modo maldestro e disperato di difendersi dal dolore. Il corto suggerisce che il dolore, quando non condiviso, costruisce mondi paralleli: il padre ne abita uno, Giorgio un altro. Il finale non li risolve, ma li fa incontrare.

Empatia e minimalismo

La cura rivolta a Linda diventa cura verso l’uomo che l’ha caricata di ciò che non riusciva a dire. È un atto di empatia radicale che ribalta il giudizio iniziale del figlio. Pio sembra dirci che per avvicinare chi soffre bisogna, almeno per un momento, sospendere il bisogno di razionalizzare il dolore altrui.

Il finale lavora per sottrazione: non c’è riconciliazione dichiarata, solo un gesto che incrina la distanza. Nel cinema sul lutto, dove spesso si cerca la soluzione, questa scelta minimalista ha un peso enorme.

 

Una persona vera

  • Anno: 2025
  • Durata: 11'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Stefano Pio
  • Data di uscita: 22-November-2025