Todas las fuerzas, opera seconda dell’argentina Luciana Piantanida, è stata proiettata nella sezione Concorso Lungometraggi alla 43ª edizione del Torino Film Festival.
Si tratta di un’opera capace di offrire, in soli 70 minuti, un concentrato di generi che spaziano dal thriller, al cinema a contenuti sociopolitici, sfociando, infine, nel genere fantasy.
Una lunga inquadratura iniziale sorvola a volo d’uccello una piazza di Buenos Aires, introducendoci alla vicenda narrata
In una prima, lunga inquadratura, una ripresa a volo d’uccello effettuata con un drone, sorvola una grande piazza del Barrio de Once nella capitale argentina, per poi concludersi all’interno di un’abitazione privata.
Nell’appartamento, che sembra essere preso d’assalto da numerosi piccioni che si intrufolano in ogni stanza, vivono Teresa (Silvina Sabater), una vecchia signora con problemi di memoria e non autosufficiente e la sua badante Marlen (Celia Santos), una donna immigrata dalla Bolivia. L’unico contatto che Marlen ha durante il giorno, oltre alla sua paziente, è Betina (Andrea Garrote), la figlia di Teresa, una donna borghese che mal sopporta la badante della madre.
Sembrerebbe una normale situazione a cui, spesso, siamo abituati. Senonché Marlen, in apprensione per la scomparsa di una sua amica della quale non ha più notizie da giorni, dopo aver messo a letto Teresa, esce di notte per le strade del quartiere iniziando a indagare circa la scomparsa della donna.
Un mondo notturno fatto di realtà sconosciute ai nostri occhi, troppo abituati alla luce diurna
Marlen si immerge così in un mondo notturno fatto di locali malfamati, bar, fabbriche deserte, magazzini. Un universo parallelo a quello diurno in cui vivono vari personaggi provenienti da altri paesi del Sud America e dotati di poteri particolari, come la bambina in grado di muovere gli oggetti solamente con il pensiero, nonché la stessa Marlen, in grado, oltre che di entrare in contatto con i piccioni, di librarsi in volo sopra i tetti della città.
La ricerca di Marlen la porterà così a immergersi in questo mondo sconosciuto per arrivare a scoprire il destino al quale l’amica è andata incontro.
Un film che pare iniziare come un testo sulle differenze di classe, vira ben presto verso il genere fantastico
Todas las fuerzas, che sembra iniziare come un film sulle differenze di classe, vira quindi verso il poliziesco e, soprattutto verso il genere fantasy, sottintendendo, al contempo, un messaggio politico ben preciso. Gli immigrati, o meglio le immigrate perché si tratta di un film tutto al femminile, che spesso risultano invisibili ai nostri occhi durante la nostra vita quotidiana, diventano protagoniste indiscusse e speciali della nostra esistenza, dimostrando la forza dirompente che la loro sorellanza è in grado di generare.
Luciana Piantanida, autrice anche della sceneggiatura, realizza con Todas las fuerzas un film che, pur se con qualche passaggio non del tutto lineare, lancia un messaggio netto e chiaro in un momento storico particolarmente complicato sotto questo punto di vista. Mostrandoci il “lato B” di una città (ma, in realtà, di molte città del mondo) sconosciuto a tutti coloro che non lo vivono e non lo conoscono
Un’opera meritoria che, prima di approdare a Torino, ha riscosso una buona accoglienza al BAFICI, il Festival del Cinema Indipendente di Buenos Aires.