Il progresso è un treno che travolge tutto: da un lato ci trasporta verso un mare di miglioramenti, semplifica la vita e ci permette di raggiungere risultati un tempo impensabili; dall’altro, mentre avanza, lascia indietro chi non riesce a tenere il passo, chi diventa improvvisamente obsoleto e si ritrova con un vuoto dentro, come una galleria scavata nella montagna.
È questo il pensiero che suscita Train Dreams di Clint Bentley, un’opera che arriva in un momento cruciale della nostra epoca: l’avvento dell’intelligenza artificiale, l’avanzata inarrestabile del mondo tech e, con essa, migliaia di posti di lavoro a rischio e un futuro incerto per chi non riesce a stare al passo.
Train Dreams Origini del capitalismo e scontro culturale
Il film racconta la nascita del capitalismo contemporaneo, che già agli inizi del ’900 prendeva forma grazie alla grande espansione delle ferrovie. L’arrivo dei treni aveva posto fine al mito del vecchio Far West e inaugurato una nuova era segnata dallo sfruttamento della natura e dei lavoratori.
L’America in cui vive il protagonista Robert, interpretato da Joel Edgerton, rispecchia dinamiche ancora riconoscibili oggi: persecuzioni razziali, sfruttamento dei migranti e una competizione estrema su cui il progresso costruisce le sue fondamenta.
Gli Stati Uniti rappresentati nel film sono ancora tormentati dal Chinese Exclusion Act, una legge che portò all’esclusione sistematica delle comunità cinesi e alla negazione della cittadinanza, incidendo profondamente sul tessuto sociale americano con discriminazioni dure e radicate.
Questa restrizione nasce anche da uno scontro culturale, soprattutto nel rapporto con la natura.
Nella tradizione taoista, il Dao è il “principio primo e onnicomprensivo delle cose”, presente in ogni elemento del mondo, e invita a una vita spontanea, in accordo con la natura, attraverso il principio del “non-agire”. È una filosofia che insegna il rispetto per ciò che ci circonda, così da trovare armonia e pacificazione.
Una concezione lontanissima dall’ideologia americana, fondata sul capitale, sulla competizione e sulla superiorità individuale: valori che il film rappresenta come fonte di alienazione e conflitto.
Robert incarna la “vittima degli eventi”: attraverso i suoi occhi innocenti assistiamo a violenze e ingiustizie, rimanendo come lui alienati e disorientati.
Un western umanista tra uomo e natura
Ciò che colpisce maggiormente in Train Dream è la sua natura di “western umanista”: i grandi duelli lasciano il posto a uno scontro più profondo, quello tra l’uomo, la natura e i propri demoni interiori.
Il film indaga il continuo allontanamento dell’uomo dalla natura.
Una scena emblematica è quella in cui il protagonista è insieme ad Arn (uno straordinario William H. Marcy) e a un giovane del gruppo. Quest’ultimo sostiene che, nonostante l’intervento dell’uomo sulla natura, ci saranno ancora alberi per altri mille anni. L’anziano lo contraddice con fermezza, spiegando che non sarà così. È un momento semplice ma rivelatore: mostra l’incapacità umana di vedere le conseguenze delle proprie azioni, un cieco disinteresse che conduce alla crisi ambientale contemporanea.
Il film invita lo spettatore a riflettere sulle conseguenze umane e sociali del progresso, sulla violenza esercitata da un Paese verso la propria popolazione e verso la sua stessa madre natura.
In questo percorso Robert si ritroverà smarrito, solo come un randagio. Per ritrovare sé stesso dovrà riconnettersi con la natura, e proprio qui incontrerà tre figure fondamentali: il già citato Arn, Claire e Jack. Sono presenze brevi nel minutaggio, ma decisive nell’economia narrativa del film, perché aiutano il protagonista a comprendere cosa si celi davvero dietro la natura e cosa essa cerchi di restituire a chi sa ascoltarla.
Nella conclusione dell’opera Robert comprende che il mondo è più vasto di quanto sembri: anche nel progresso più feroce sopravvive qualcosa di incontaminato, da osservare e rispettare. Joel Edgerton dona al personaggio un’interpretazione intensa, fatta di silenzi e sguardi, che ne amplifica la profondità.
Train Dreams: la brutalità della natura
Questa visione critica del capitalismo americano trova un’eco recente anche in The Brutalist di Brady Corbet: due “grandi romanzi americani” moderni che condividono un’estetica capace di enfatizzare la durezza della storia americana.
Se nel film di Corbet l’architettura brutalista simboleggia la rigidità del capitale umano, in Train Dream la brutalità emerge dalla natura stessa: una forza che apre ferite, rivela colpe e porta alla luce ciò che il progresso tenta di seppellire.
Qui la natura non è idillio, ma memoria: resiste al sistema e offre all’uomo uno specchio della propria responsabilità.
Un’immagine potente è quella degli stivali appesi agli alberi: lasciti struggenti di coloro che hanno sacrificato la propria “pelle” per il progresso, vite cancellate e riassorbite dalla natura violata che li accoglie e se li riprende.
Clint Bentley: un futuro autore promettente
Alla sua prima grande opera, Clint Bentley realizza un western spirituale che richiama il miglior Terrence Malick, dimostrando una maturità sorprendente. Train Dreamnon è soltanto un racconto sul progresso e sulla sua brutalità, ma una riflessione profonda sul rapporto dell’uomo con la natura, con gli altri e con sé stesso.
Un opera significativa che rende Bentley uno degli autori più promettenti e interessanti da seguire negli anni a venire.