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FilmMaker Festival

‘L’albero di trasmissione 2 – La vendetta’: la battaglia di un’artista pugliese contro la modernità

Fabrizio Bellomo ritorna a Bari per mostrare come l’officina creativa della famiglia di Rocco e Simone affronta la minaccia della modernità. In concorso al FilmMaker festival.

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Rocco, Simone e Nicola Ciliberti sono i protagonisti di L’albero di trasmissione, il primo lungometraggio di Fabrizio Bellomo, regista e sceneggiatore pugliese. Si tratta di una famiglia di inventori di Bari, padre e figlio che con talento creano opere d’arte a partire da banali oggetti e rottami. Undici anni dopo il primo documentario il regista presenta al FilmMaker Festival di Milano il seguito della storia barese: Simone si vede costretto a chiudere il suo garage/atelier per le pressioni del mondo moderno. Un mondo dove la creatività tradizionale sta pian piano sparendo.

Un’arte in declino

Un ingiallito ritaglio di giornale appeso al muro recita: “Sculture dai rifiuti: è l’arte del riciclo”. Queste sono le opere di Simone, che vediamo seduto come un re al centro di una tana di ricordi e rottami di ogni tipo. Una motocicletta, un cavallo a dondolo ed un pedalò sono alcuni degli oggetti dimenticati in un angolo, che nell’insieme sembrano comporre una natura morta dipinta. Ogni materiale combinato dalle mani esperte di Simone, racconta una storia, un ricordo, una memoria artistica che ora rischia di andare persa. Proprio come tutte le memorie che non riescono ad essere tramandate.

La vita del protagonista di L’albero di trasmissione 2 sembra immobile nel tempo. incurante dello scorrere del mondo al di fuori del garage, padre e figlio sono ancorati ad un lavoro e ad una realtà che conoscono da tutta la vita. Ma la minaccia dello sgombero, dopo quarant’anni d’attività, è ormai inevitabile. Quella di Rocco e Simone è un’attività in declino, schiacciata dalla modernità e dal consumismo. L’etica capitalista che prevede una produttività costante e un profitto immediato va contro la vita lenta ed il lavoro creativo della famiglia barese. È così che la battaglia di una singola famiglia diventa universale, un simbolo di resistenza contro il sistema di mercato contemporaneo.

Lo scontro tra il vecchio e il nuovo

Bellomo dipinge una città in cambiamento. Bari tenta di restare a passo con i tempi pur conservando un’immensa tradizione, che ora fatica a trovare il suo posto. Il regista inquadra perfettamente queste due anime: gigantesche navi da crociera si stagliano davanti al porto, dove un gruppo di vecchietti pugliesi gioca a carte e si rinfresca all’ombra con una birra. Questo quadretto rappresenta la dualità della regione e la perenne battaglia tra il vecchio e il nuovo.

Un’altra testimonianza del moderno che schiaccia la tradizione sono i lavori per la realizzazione di un lido a pagamento e di una passeggiata in cemento sul lungomare della città. “Una roba per i signori” così definita con fare sprezzante da Simone. La storia del vecchio “parasole”, un uomo che gestisce un carretto ambulante e che un tempo vendeva visiere con su scritto “forza Bari” si contrappone invece all’idea del comune di organizzare dei corsi di yoga in spiaggia. L’albero di trasmissione 2 racconta di un territorio diviso tra storia ed innovazione, dove le radici del passato non solo rischiano di essere sradicate ma addirittura dimenticate.

Le testimonianze di un’epoca

La componente sonora del lungometraggio di Fabrizio Bellomo è parte integrante della narrazione. Il rumore costante delle macchine che lavorano, le gru che sollevano e schiacciano la ferraglia è seguito dal silenzio di ciò che rimane: spazzatura, macerie e pezzi ammassati. A tratti, il suono delle onde del mare pugliese ci culla, regalando un attimo di respiro e tranquillità dal frastuono delle strade di Bari mentre le risate dei vecchi in riva al mare sono la testimonianza di un passato ancora in vita.

Verso il finale del film troviamo l’officina creativa di Simone in fase di smantellamento, i cumuli di roba si sono ridotti ed il silenzio pervade uno spazio sempre più vuoto. Le memorie del posto vengono man mano portate via a testimoniare come ancora una volta il nuovo abbia avuto la meglio sul vecchio, la modernità sulla tradizione. Il documentario si chiude in una nota dolce amara con l’ultimo componete dell’albero. Nicola, il figlio di Simone, beve una birra assieme al padre, brindando alla fine di un’epoca e verso un futuro ancora incerto.

L’albero di trasmissione 2 – La vendetta

  • Anno: 2025
  • Durata: 90’
  • Distribuzione: Filmmaker Festival
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Fabrizio Bellomo