Presentato in concorso alla 24ª edizione del Rome Independent Film Festival, Jusqu’au prochain souffle è il secondo cortometraggio del regista Andrea Di Salvatore. Girato interamente in Puglia, tra Brindisi e Mesagne, il film è prodotto da Kono Film e Nauta Studio. Come già nel suo esordio L’Eroe degli Antieroi, Di Salvatore si affida alla fotografia di Paco Maddalena, mentre il ruolo del protagonista è interpretato dal navigato attore Alessandro Haber.

Jusqu’au prochain souffle è il secondo cortometraggio di Andrea Di Salvatore, presentato alla 24ª edizione del Rome Independent Film Festival.
Jusqu’au prochain souffle: un’opera intima che omaggia i grandi cineasti
Basterebbero i titoli di coda a suggerire le ambizioni del secondo cortometraggio del regista pugliese Andrea Di Salvatore. Alla voce collaboratori si leggono Federico Fellini, Sergio Leone, Martin Scorsese, Akira Kurosawa e Paolo Sorrentino.
Di Salvatore, nella sua opera, trae ispirazione dai sopracitati maestri del presente e del passato del cinema mondiale per rappresentare il viaggio emotivo di un uomo – interpretato da Alessandro Haber – che ha perso la sua amata, Ada, e che vaga nel tentativo di rimanere aggrappato al suo ricordo.
Il protagonista, infatti – un uomo con il volto segnato dalla vecchiaia e dalla vita, come certi personaggi di Sergio Leone – cerca di comunicare con la defunta consorte, imbucando delle missive all’interno di un portalettere solitario, piantato su una spiaggia deserta. Un paesaggio quasi surrealista che proietta all’esterno il suo senso di spaesamento e di solitudine. In questo ritratto dell’uomo solitario, che deve fare i conti con i propri fantasmi, ritroviamo gli echi dei registi citati da Di Salvatore: dai protagonisti di Vivere o Derzu Uzala di Kurosawa, ai personaggi felliniani interpretati da Marcello Mastroianni, fino a quelli urbani di Taxi Driver o Fuori Orario diretti da Martin Scorsese.

Jusqu’au prochain souffle è il secondo cortometraggio di Andrea Di Salvatore, presentato alla 24ª edizione del Rome Independent Film Festival.
Un viaggio nel dolore e nella rinascita
In Jusqu’au prochain souffle, però, il luogo non è una notturna e alienante New York, ma una Puglia desertica e assolata. Spiaggia e paese diventano i luoghi in cui il protagonista è chiamato a fare i conti con il proprio tormento. Emblematica è la scena in cui egli legge il contenuto di una lettera blu, scritta da uno sconosciuto, in cui viene “rimproverato” per le continue missive, in quanto “il dolore è una cosa privata”.
Poi, si reca nella piazza del paese, dove si imbatte in alcune suore immerse in una sorta di trance mistica, impegnate a pregare di fronte a un altarino. In questo luogo l’uomo vive un incontro decisivo, che lo spinge a confrontarsi con il proprio dolore e a cercare risposte non nell’indifferenza della Chiesa, ma nella purezza e nella concretezza dell’essere umano.
Dallo stato di dolore all’accettazione condivisa
La scena della piazza (girata in Piazza Orsini del Balzo a Mesagne) si apre con un frame su un manifesto in cui è esposto il programma della festa patronale in onore di Santa Lucia. La Santa, il cui nome deriva dal latino lux che significa “luce”, è considerata, secondo la concezione cristiana, la protettrice della vista. E l’uomo, dopo questo momento catartico, sembra uscire dal suo stato di oppressione, vedendo finalmente uno spiraglio. E proprio nel finale della scena, quel passo che l’uomo compie dall’ombra verso la luce suggella visivamente questo concetto. Questo episodio, caratterizzato da cerimonie e personaggi grotteschi – anch’essi tanto cari a Fellini e a Sorrentino – si chiude con il ritorno del protagonista sulla spiaggia, dove nel frattempo il vento ha confuso e mescolato le lettere e i ricordi insieme a quelli di molte altre persone, che ora appaiono in lontananza e condividono con lui il proprio dolore.
Jusqu’au prochain souffle è un’opera poetica e intima, che parla a chiunque abbia perso una persona cara e vive nel suo ricordo. Andrea Di Salvatore costruisce un film fatto di spazi vuoti, di silenzi, di vento, di mare: un viaggio nel dolore e nella memoria che continua… “fino al prossimo respiro”.