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Il racconto della sezione cult del Fla, festival di libri e altre cose

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Il  Fla, festival di libri e altre cose di Pescara, ultraventennale festival culturale pescarese che accende le luci della cultura sulla cittadina abruzzese con oltre 200 eventi (reading, concerti, dibattiti, talk e altre cose appunto..) dall’anno scorso, si è arricchito di una sezione che tratta del cinema a campo largo. Grazie all’intuizione e alla passione di Giacomo Cecchinelli e Gisella Orsini, supportati dalla generosità e lungimiranza del suo direttore artistico Vincenzo D’Aquino, la sezione “Cult”, così nominata, ha presentato un format che prevede la riproposizione di un film di grande richiamo, alla presenza di alcuni protagonisti, nonché incontri e talk con personaggi dello spettacolo che contribuiscono o hanno contribuito con il loro mestiere a scrivere pagine di cinema. L’anno scorso è stata la volta, per il Film della guerra degli Antò alla presenza anche del regista Riccardo Milani; poi il pubblico ha incontrato Franco Ferrini, ultimo degli sceneggiatori viventi di C’era una volta in America e ancora del grande direttore della fotografia Michele d’Attanasio, oltre ad un matinée di proiezione di cortometraggi sapientemente selezionati dal direttore artistico dell’Adriatic Film festival Guido Casale.

La nuova sezione sul cinema ha attirato tantissimo pubblico, registrando una affluenza e un entusiasmo quasi inaspettato, motivo per cui anche per il 2025 si è pensato di mantenere questo format.

PARENTI SERPENTI AL FLA Festival: tributo al cinema, agli attori e al territorio

Per la serata di proiezione del lungometraggio del 6 novembre (dopo il grande successo della Guerra degli Antò di Riccardo Milani dello scorso anno) questa volta la scelta dei curatori, guidata ancora alla volontà di celebrare film girati in terra d’Abruzzo,  è caduta dell’opera cult di Mario Monicelli Parenti Serpenti del 1992.

La serata, condotta da Giacomo Cecchinelli e Gisella Orsini, si apre con un sentito omaggio all’attrice aquilana – napoletana d’adozione – Pia Velsi, l’iconica Nonna Trieste di Parenti Serpenti, scomparsa il 4 settembre scorso all’età di 101 anni. Viene proiettato un video che ripercorre la sua lunga carriera di caratterista, nel quale l’attrice esprime tutta la sua genuina passione per la recitazione: «La soddisfazione mia era quando prendevo applausi a scena aperta».
Non manca il ricordo del “genio che ha diretto il film”, Mario Monicelli, definito un gigante della commedia italiana e un uomo di grande spessore umano.

Le origini e il successo del film

Il primo ospite a essere presentato è il “papà di Parenti Serpenti”, lo sceneggiatore e regista lancianese Carmine Amoroso, ideatore del film. Amoroso racconta che la pellicola trae origine da una sua pièce teatrale ambientata inizialmente a Lanciano: da qui la scelta di cognomi tipicamente locali e dei riferimenti gastronomici, come il bocconotto, dolce tradizionale frentano. Anche la processione della Vigilia, con il rito della Squilla, è un elemento lancianese.
Il film, tuttavia, venne girato a Sulmona per scelta di Monicelli e del suo staff tra cui Suso Cecchi D’Amico. Lo sceneggiatore ricorda come il regista mostrasse sempre grande rispetto per la sua opera, consultandolo ogni volta che ritenesse necessario apportare modifiche alla storia. Pur non avendo inizialmente ottenuto un grande successo al botteghino, il film divenne poi un cult anche grazie alla distribuzione in VHS allegata al quotidiano La Repubblica.

Il racconto degli attori ospiti in sala

Segue la presentazione di Eleonora Alberti, interprete della figlia adolescente di Gina (Cinzia Leone). Racconta di essere stata scelta per puro caso, trovandosi una sera “al posto giusto nel momento giusto”. Parenti Serpenti resterà la sua unica ma indimenticabile esperienza cinematografica.

Viene quindi introdotto Tommaso Bianco, interprete del marito cinico e infedele di Lina (Marina Confalone) e amante della cognata Gina. L’attore ripercorre con emozione la propria carriera teatrale, dagli anni da allievo di Eduardo De Filippo alle esperienze con prestigiose compagnie napoletane. Con la sua elegante cadenza partenopea, ricorda la stima di Monicelli, che lo valorizzò assegnandogli ruoli importanti e permettendogli di recitare accanto a grandi interpreti, come Sophia Loren nel film La mortadella. Per Parenti Serpenti si preparò studiando il dialetto abruzzese grazie a delle cassette fornite da Amoroso.

Cinzia Leone e la magia della proiezione

Dopo un commovente ricordo di Paolo Panelli, Renato Cecchetto  e Monica Scattini, scomparsi entrambi, viene accolta sul palco l’acclamatissima Cinzia Leone, salutata con calorosi e prolungati applausi. Visibilmente emozionata, l’attrice ringrazia il pubblico e rende omaggio a Monicelli, riconoscendo come nessun altro regista l’abbia mai valorizzata così tanto. Il personaggio di Gina, la snob e vanesia modenese, resta per lei uno dei ruoli più riusciti della sua carriera. Racconta il grande impegno nell’apprendere la cadenza emiliana e nel mantenere costantemente la caratterizzazione durante le riprese, evitando la caricatura. Ricorda inoltre alcune improvvisazioni riuscite, diventate poi tra le battute più iconiche del film. Racconta, come Monicelli avesse uno stile che puntava a far emergere l’essenza dei personaggi senza forzarli, e per lei fu una grande sfida interpretare un ruolo così distante dalla propria personalità.

Gli attori restano in sala durante la proiezione, condividendo il momento con un pubblico entusiasta e divertito.
Al termine, tra foto e saluti, una commossa Cinzia Leone dichiara: «È stato meraviglioso rivedere il film in sala con il pubblico, è stato come se le porte di quella casa si fossero aperte di nuovo».

IL RACCONTO INTIMO DEL GENIO KUBRICK DEL FIDATO COLLABORATORE EMILIO D’ALESSANDRO

l 7 novembre, negli spazi del prestigioso Museo Cascella di Pescara, il FLA – Festival di Libri e Altre Cose ha ospitato Emilio D’Alessandro  protagonista di un incontro dedicato al suo libro Stanley Kubrick e me (Thirty Years at His Side nell’edizione inglese), scritto insieme a Filippo Uliveri. Davanti a un pubblico emozionato e numeroso, D’Alessandro ha raccontato, guidato dai moderatori e curatori dell’evento Gisella Orsini e Giacomo Cecchinelli, la vita quotidiana e il rapporto personale con “Stanley”, condividendo aneddoti e ricordi dei trent’anni trascorsi al fianco del grande regista.

Trent’anni accanto a Kubrick: un rapporto unico tra dedizione e fiducia

Accanto all’autore sedeva l’amatissima moglie Janette, che per oltre tre decenni ha condiviso suo marito con Kubrick: un uomo geniale ma esigentissimo, che si affidava totalmente a Emilio per ogni necessità. Lo chiamava nel cuore della notte, lo coinvolgeva durante weekend e festività, gli delegava compiti delicatissimi come il trasporto delle bobine dei film — un incarico che non avrebbe affidato a nessun altro.

D’Alessandro ricorda di aver ricambiato quella fiducia con una dedizione assoluta, proteggendo Kubrick in ogni circostanza. Celebre è l’episodio in cui “cacciò via” Nicole Kidman dallo studio per preservare la privacy del regista, impegnato in quel momento in bagno: una scena che restituisce appieno il rapporto di lealtà, cura e assoluta protezione che li legava.

L’autore ripercorre poi la sua storia personale: le origini a Cassino, il trasferimento a Londra e la lunga serie di lavori svolti prima di incontrare Kubrick. Da un incarico occasionale come autista nacque una collaborazione destinata a trasformarlo nel factotum, segretario personale e uomo di fiducia del cineasta per quasi trent’anni.

 

Il libro e i retroscena: l’uomo dietro il mito del cinema

Il racconto di Emilio offre uno sguardo intimo su Kubrick non come mito irraggiungibile, ma come essere umano: le sue abitudini quotidiane, la riservatezza, il rigore ossessivo, il rapporto con la famiglia e con la sua casa-laboratorio di Childwickbury. Non mancano i retroscena dei film più celebri, gli incontri con attori come Jack Nicholson, Ryan O’Neal, Tom Cruise e Nicole Kidman, e i molti episodi bizzarri o divertenti in cui D’Alessandro si è trovato coinvolto — come il trasporto di oggetti di scena ingombranti e imbarazzanti per Arancia meccanica.

Nel presentare il suo libro, arricchito da fotografie, lettere e documenti inediti, D’Alessandro offre una testimonianza unica sul lavoro di uno dei più grandi registi del Novecento e, allo stesso tempo, un racconto profondamente umano. Stanley Kubrick e me non celebra soltanto il genio del regista, ma ne svela anche il lato più privato: vulnerabile, brillante, esigente e straordinariamente legato a Emilio.

Kubrick omaggia il fidato assistente nel film Eyes Wide Shut dove appare in una scena nei panni di un edicolante, un semplice fotogramma che, secondo i racconti di Emilio, necessitò di ben due settimane di riprese, aneddoto che lascia emergere, ancora una volta, l’ossessione per il perfezionismo del regista.

L’incontro con Emilio e Janet si conclude con il ricordo commosso della telefonata che gli annunciò la morte del maestro e dell’impossibilità di rassegnarsi a questa incolmabile assenza

SONIA BERGAMASCO SI RACCONTA AL FLA

Sabato 8 novembre, il pubblico della sala Favetta del Museo delle Genti d’Abruzzo ha incontrato Sonia Bergamasco: attrice di teatro, cinema e televisione, artista poliedrica e difficilmente circoscrivibile, tra le interpreti più raffinate e amate dai registi italiani. Una donna che non smette mai di mettersi in gioco, guidata da una curiosità profonda e da una solida formazione teatrale.

Il libro “Giocare la vita”

 

L’incontro prende le mosse dalla monografia che ogni anno il Molise Cinema dedica a un interprete del panorama italiano. Per questa edizione il direttore artistico Federico Pommier, insieme a Maria Paola Pierini, ha firmato Giocare la vita, un volume articolato in più sezioni che restituisce un ritratto corale dell’attrice. Il libro raccoglie interventi critici – tra cui quelli di Emiliano Morreale e Ferzetti – e testimonianze di amici e colleghi come Luca Zingaretti e, naturalmente, Fabrizio Gifuni.

Sonia BergamascoGiocare la vita - Cosmo Iannone Editore

Il dialogo con il pubblico

Guidata dalle domande di Federico Pommer e dagli interventi di Giacomo Cecchinelli e Gisella Orsini, Sonia Bergamasco si è raccontata con generosità davanti a un pubblico numeroso e attento.

Fin da bambina non sognava la recitazione, bensì la musica: si diploma infatti in pianoforte al conservatorio. La morte del padre, evento segnante, la porta a interrogarsi sul proprio futuro e a comprendere che il pianoforte non era il suo vero linguaggio espressivo. Partecipa così a un bando del Piccolo Teatro di Milano e, una volta entrata, capisce immediatamente di essere “a casa”: la recitazione diventa la sua strada.

La musica come lingua madre

Alla domanda su cosa abbia conservato della sua formazione musicale – oltre alla capacità di suonare sul set, come nel film La vita accanto – l’attrice risponde con lucidità:
«La musica resta la mia lingua prima. Il mio linguaggio, quello con cui dialogo con il cinema e con le altre forme d’arte.»

L’ascolto, racconta, è un elemento fondamentale del suo mestiere. Ricorda come Fabrizio Gifuni si sia innamorato della sua voce sentita fuori campo durante uno spettacolo:
«L’ascolto è fondamentale: permette di carpire energia, forza, sensibilità che arrivano da una voce.»

Un mestiere artigiano

Bergamasco utilizza spesso la parola “mestiere” per definire il proprio lavoro: una parola che implica tecnica, disciplina, artigianalità. Cita Piera Degli Esposti che un giorno le disse: «Noi siamo come due falegnami.»
Una tecnica però, aggiunge, che va interiorizzata e infine lasciata da parte per far spazio all’improvvisazione e al guizzo artistico.

Gli incontri che segnano una carriera

Ripercorrendo la sua traiettoria teatrale, ricorda l’insegnamento di Strehler e l’influenza profonda di Carmelo Bene, che definisce «un essere, e un artista, musicale».
Per il cinema, fondamentali sono stati l’incontro con Giuseppe Bertolucci – che le affida il suo primo ruolo da protagonista in L’amore probabilmente – e con Marco Tullio Giordana, che la valorizza in ruoli intensi come La meglio gioventù e La vita accanto.

Alla domanda se preferisca il teatro o il cinema, Bergamasco cita un lavoro che unisce entrambi: Duse, the greatest, documentario da lei scritto e diretto per raccontare e omaggiare l’arte e la vita di Eleonora Duse, figura che l’ha ispirata profondamente.

Serie tv e ruoli complessi

Parlando delle serie tv cui ha partecipato – da Il commissario Montalbano a Tutti pazzi per amore – l’attrice ribadisce che si tratta di opere con la stessa dignità del cinema: l’unica differenza è che l’intensità del lavoro attoriale si distribuisce su un tempo più lungo.

Ricorda poi un’esperienza particolarmente intensa: il film Il Nibbio. Il confronto con Giuliana Sgrena, che le ha raccontato nei dettagli la tragica vicenda vissuta, le ha permesso di restituire sullo schermo un’interpretazione autentica e profondamente umana.

Un messaggio ai giovani

L’incontro si conclude con un invito rivolto ai ragazzi presenti in sala: frequentare corsi di teatro per lavorare su se stessi e sul rapporto con il pubblico. Bergamasco confessa infatti di essere stata una ragazza timida e problematica:
«Sono fiorita grazie alla recitazione: un vero e proprio lavoro d’anima.»

Matinée con i corti

la sezione Cult del Fla dedicata al cinema si conclude domenica 9 novembre con una partecipatissima proiezione mattutina di cortometraggi selezionati per il FLA da Guido Casale, Direttore artistico del festival internazionale del cortometraggio Adriatic Film Festival:

Mayoneze della raffinata registra Giulia Grandinetti già vincitore come miglior film dell’Adriatic Film Festival di tanti altri premi, è  un corto girato con un’efficace pellicola in bianco e nero ad Ersekë una sperduta località rurale sui monti dell’Albania che racconta il sorprendente gesto di ribellione della pastorella Elyria  che vive con la sua famiglia seguendo le rigide regole imposte dal padre, nascondendo la sua rabbia con l’obbedienza. Una svolta improvvisa ed inaspettata sul finale sconvolge la narrazione rompendo ogni schema. Mayoneze propone, in modo originale  e sopra le righe,  un atto di disobbedienza contro il patriarcato con una recitazione potente ed una fotografia sopraffina.

Majonezë': l'urgenza della ribellione - Taxidrivers.it

Dietro la rezza (ITALIA – 2025) di Arianna Cavallo

In soli 9 minuti,  il corto mostra, con grande abilità di sintesi, la vita di una donna, Cenzina, che passa le sue giornate guardando il mondo attraverso le listarelle di legno della tenda salentina, quasi a voler nascondere desideri ed ambizioni. Non è mai troppo tardi per decidere di uscire da dietro la rezza e affrontare il mondo con un piglio nuovo.

Marcello di e con Maurizio Lombardi che vede come protagonista l’attore Francesco Gheghi, già conosciuto e apprezzato dal grande pubblico per la sua intensa interpretazione nel film Familia. Marcello , già vincitore di diversi riconoscimenti tra cui il Premio Rai Cinema Channel, il Nastro D’Argento e miglior regia all’Adriatic film festival, rappresenta è un vero e proprio omaggio al cinema. Il Corto è integralmente girato all’interno di cinecittà dove la maggior parte delle maestranze che appare sulla scena, dalle sarte ai tecnici, sono reali lavoratrici e lavoratori dello spettacolo, sopraffini artigiani della settima arte, come svelato dal regista nel ritirare il premio.

Marcello (Corto 2024) - IMDb

Lombardi confeziona un piccolo meraviglioso gioiello, una sorta di sogno a occhi aperti dove la magia salvifica del cinema finisce, inesorabilmente, al di fuori delle mura di cinecittà. Magistrale il monologo – testamento sul cinema del compianto Adamo Dionisi  che appare sul set in una sorta di sogno presentandosi come una voce fuori campo. Seduto penombra e con il volto sempre in primo piano, rivolgendosi al protagonista, svolge una disamina severa e nostalgica sul mondo del cinema. Un cameo che resterà nella storia del cinema italiano.

Conclusione

Anche quest’anno la sezione del FLA dedicata al cinema si è replicata con successo attraverso eventi di grande qualità che hanno registrato una notevole affluenza di pubblico e la soddisfazione degli illustri ospiti e degli organizzatori.

 

 

 

 

Il racconto degli eventi di cinema del festival