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Medfilm Festival

‘My Father and Qaddafi’, il cinema che dà forma alla memoria

In proiezione al MedFilm Festival, l’intenso documentario di Jihan K e il suo viaggio nella memoria di un paese

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My Father and Qaddafi

In proiezione al MedFilm Festival per la categoria Atlante e presentato fuori concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, My Father and Qaddafi, un documentario storico e biografico distribuito da MAD World, scritto e diretto da Jihan Kikhia.
Un viaggio insieme personale e politico, una ricerca storica e interiore che ricompone la vita di Mansur Rashid Kikhia, raccontata dalla stessa figlia. Ma perché film come questo sono importanti oggi più che mai?

My Father and Qaddafi – C’era una volta la Libia

Mansur Rashid Kikhia, padre di famiglia e ambasciatore libico presso le Nazioni Unite, è stato uno dei principali oppositori democratici del regime di Gheddafi. Insieme ad altri attivisti, ha fatto parte di movimenti apertamente contrari al potere del dittatore. Nel 1993, durante una riunione della Arab Organization for Human Rights, fu rapito al Cairo. Da quel momento se ne persero le tracce.
Alla figlia Jihan spetta il compito di ricomporre i frammenti di una vicenda personale e nazionale, segnata dalla perdita del padre e dalle ferite di un Paese diviso.

Ricomporre il passato

Il film è al tempo stesso un documentario intimo e personale della regista, ma così profondamente intrecciato alla storia politica del Paese da trasformarsi progressivamente in un vero e proprio documentario storico. Questo avviene attraverso un lavoro di ricerca accurato. Il processo artistico si articola in due parti, entrambe significative per affrontare il percorso e ripercorrere i passi della sparizione. La prima consiste in una ricerca basata su found footage: da un lato, filmati di famiglia, fotografie e registrazioni che restituiscono esperienze quotidiane e intime, ricostruendo non solo la figura del padre ma anche l’intero nucleo familiare attraverso le relazioni tra i suoi membri; dall’altro, materiali d’archivio storici che ripercorrono la storia della Libia, dall’occupazione italiana durante il fascismo fino alle recenti Primavere Arabe.

Questa doppia prospettiva consente di contestualizzare in modo narrativo i personaggi centrali, le vicende private e il loro rapporto con il Paese. La regista, tuttavia, ammette che, tra tutti i filmati e le proprie memorie, non riesce a ritrovare un contatto reale con il padre.

Tracce

La seconda componente, altrettanto centrale, è quella investigativa. Attraverso interviste e confessionali con amici, familiari e conoscenti, Jihan cerca di dare un volto – seppur non visivo – a Mansur, esplorandone il carattere e le azioni compiute per la famiglia e per il Paese. L’autrice si avvicina spesso al confine del giornalismo d’inchiesta, arrivando a coinvolgere anche membri ancora in vita del regime di Gheddafi, che avevano avuto contatti diretti con il dittatore.

Le principali voci narranti sono di Jihan e di sua madre, Bela. Se Jihan è il motore delle ricerche postume, Bela è stata la persona che ha portato avanti le indagini durante il periodo della sparizione di Mansur, diventando la fonte principale per gran parte dei temi trattati.

Il tutto è valorizzato da un montaggio ritmato e pop, talvolta ironico, accompagnato da una cura nella selezione dei video che unisce componente emotiva e rappresentazione della cultura pop degli anni ’90.

Sinapsi

La regista non riesce a comprendere appieno l’esistenza del padre: era troppo piccola per ricordarlo e non sa se sia realmente esistito. Il cinema, le riprese e l’audiovisivo diventano così strumenti per oggettivare eventi che altrimenti andrebbero perduti nella memoria. I frammenti raccolti si ricompongono come sinapsi che, attivandosi, formano un ricordo.

Non è l’unico film di questo tipo. Tra i più significativi dell’ultimo periodo si può citare Radiograph of a Family di Firouzeh Khosrovani, che ricostruisce la storia dell’Iran attraverso la progressiva frammentazione della famiglia della regista. Anche Familiar Stranger di Sara Furrer, un’indagine alla ricerca del padre, può ricordare temi trattati in questo documentario.

Questo genere di film, che parte da eventi personali per ricostruire dati e avvenimenti oggettivi, esprime una delle grandi potenzialità del cinema: creare documento, storia e verità. Attraverso la ricomposizione di elementi separati – siano essi storie o materiali found footage, pur soggettivi – è possibile ricostruire la memoria di un’intera comunità, che sia un nucleo familiare o un intero popolo. In questi casi, il cinema diventa arte generativa, un medium complesso che si fa memoria e al contempo espressione culturale.

Il vuoto

Il film si conclude con l’unico documento che testimonia il contatto tra Mansur e Jihan, senza farlo vedere: il padre chiama la figlia, le dice di aver comprato dei croissant.

My Father and Qaddafi è un’opera che, attraverso testimonianze, materiali d’archivio e fonti storiche, racconta un vuoto incolmabile. Paradossalmente, è proprio l’abbondanza di materiali a narrare l’assenza. Non si tratta di un film sul rapporto tra padre e figlia, ma sul legame che a entrambi non è stato possibile costruire. L’impatto emotivo non compromette la precisione tecnica nella costruzione dell’opera, che resta avvincente e ritmata per tutta la durata. La struttura in tre atti è ben definita, con un terzo atto particolarmente intenso e toccante.

In definitiva, My Father and Qaddafi mostra che a volte il cinema non racconta ciò che è stato, ma ciò che è stato negato, trasformando l’assenza in memoria collettiva.

My Father and Qaddafi

  • Anno: 2025
  • Durata: 88'
  • Distribuzione: MAD World
  • Genere: Documentario, Biografico, Storico
  • Nazionalita: USA, Libia
  • Regia: Jihan K
  • Data di uscita: 29-August-2025