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Rome Independent Film Festival

‘Under Rays’: il bagliore soavemente sinistro di Staeger

Al RIFF 2025, una riflessione cinematografica che trasforma la contemplazione in linguaggio visivo.

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Nel silenzio che precede ogni proiezione, si accende Under Rays, l’ultima opera firmata da Jörn Staeger.

Noto per i suoi lavori come Depressionismus (2002), Reise zum Wald (2007), premiata alla Transmediale di Berlino, e Velo Mystery (2013), Staeger presenta la sua esplorazione visiva e poetica del mondo naturale, offrendo un cortometraggio sperimentale che dipana una meditazione visiva sul sole, non solo come stella che illumina e dona vita, ma come forza ambivalente, oscura e vulnerabile. 

Under Rays sarà presentato alla 24ª edizione del Rome Independent Film Festival, tra il 21 e il 28 novembre 2025. 

Là dove il sole guarda l’uomo

Il film si muove come una poesia sull’effimero: quieto, ipnotico e talvolta sospeso, raccontando non una trama classica, ma una sequenza di rappresentazioni del “sole antropomorfo”, tra figure scolpite, dipinte o incise, in cui la luce sembra farsi volto e i raggi si intrecciano in una rete dorata.

Staeger non contempla soltanto: al contrario, osserva con rigore, come in un documentario spirituale. Il sole diventa una presenza morale, un archetipo filtrato da uno sguardo limpido. La luce si rifrange su tessuti, acqua e vetro, creando una dialettica tra trasparenza e resistenza, tra ciò che assorbe e ciò che respinge. 

Nonostante la durata compressa, il corto riesce a trasmettere una tensione costante, mostrando come il sole sia ciò che permette la vita, ma a sua volta possa consumarla se abusato nel tempo.

L’atmosfera e la costruzione delle immagini richiamano opere come Baraka di Ron Fricke e The Tree of Life di Terrence Malick, dove luce e natura diventano strumenti di contemplazione spirituale. 

Dove inizia l’azione, se nessuno agisce?

Qui il protagonista non è umano. È il sole stesso.
Dietro ogni immagine, un architetto silenzioso sembra agire: una presenza invisibile, che Staeger fa diventare cuore pulsante della visione.
Nel corso del film, questo “fuoco celeste” assume diversi volti: naturale, artificiale, simbolico. Ne emerge una riflessione sottile sull’equilibrio tra progresso e imitazione, in risonanza con Samsara (2011), dove natura e tecnologia si fronteggiano in un duello muto ma potentissimo. 

Tra Natura, Corpo e Cultura

Il corto esplora con finezza il legame tra luce e materia vivente. La superficie della pelle umana diventa spazio di riflessione: l’uomo si lascia “accarezzare” dal sole come se fosse un prodotto da consumo, dimenticando che quella stessa carezza può bruciare. 

L’autore gioca con contrasti potenti, accostando il sacro al quotidiano, la natura alla sua imitazione tecnologica ed energetica. È in questa tensione che la pellicola trova la sua forza. 

In questo senso, l’opera dialoga idealmente con Sunshine di Danny Boyle, dove il sole è presenza assoluta e ambigua, vita e distruzione insieme.  

L’energia solare diventa un mito contemporaneo: una “divinità” trasformata in comodità, adorata e al contempo temuta. 

Brivido sotto la pelle del tempo

Under Rays è un esercizio di fotografia atmosferica: la nebbia, la brina, il tremolio dell’aria calda diventano ritmo visivo. 

La regia evita ogni compiacimento estetico. C‘è un uso calibrato di immagini rallentate, riflessi e suoni ovattati che evocano un sogno solare in cui il tempo si dilata. Attraverso il film, Staeger costruisce un discorso visivo fatto di montaggi simbolici e accostamenti evocativi, dove ogni immagine assume un significato stratificato.  

La struttura del racconto si inserisce perfettamente nella tradizione del cinema meditativo, dialogando con una genealogia che intreccia la contemplazione temporale di James Benning (Ten Skies, 2004) e Peter Hutton (At Sea, 2007), la sensibilità poetica di Agnès Varda (Les dites cariatides, 1980) e la spiritualità silenziosa di Michelangelo Frammartino (Le quattro volte, 2010), trasformando il quotidiano in esperienza visiva e pregnante. 

Un punto chiave è la musica, che sottolinea il presagio, insinuandosi gradualmente e piegando la bellezza iniziale verso un ritmo d’attesa. Il film procede con cura, evitando la retorica dell’«apocalisse solare», ma accumulando immagini e sensazioni fino a un piccolo tic-tac visivo. Inoltre si intravede l’eco delle Lichtspiele Opus di Walter Ruttmann — un cinema che aspira a essere “musica di luce”, dove il ritmo è la materia stessa dell’immagine. 

Indubbiamnete Under Rays costruisce il senso attraverso suono e ritmo (si pensi alla scena del razzo che solca il cielo in Koyaanisqatsi). Se Godfrey Reggio contrappone natura e tecnologia, Staeger indaga la presenza del sole nella vita quotidiana. Il risultato è un’esperienza percettiva, in cui l’armonia visiva diventa inquietudine e la contemplazione diventa avvertimento. 

Vale la pena notare la collaborazione con il fratello Ulf Staeger e con Ferdinand Maurer, responsabili di immagini e suono: insieme creano una materia sensoriale in cui, paesaggio e luce, pulsano come una partitura. 

Attimi di coscienza

Nel contesto del festival, Under Rays si impone come un’opera di pura forma. Staeger invita a guardare il sole con occhi nuovi, una presenza che esige rispetto e che porta con sé un senso di responsabilità. Il rischio non è esterno: è dentro ciò che l’uomo fa con la luce.

Sebbene alcune sequenze tradiscano un lieve eccesso di pathos musicale, il film mantiene comunque un equilibrio visivo raro. Se al centro del dibattito troviamo l’energia, la tecnologia solare e l’ambiente, questo corto trova una forma artistica che non è propaganda, ma interrogazione. Insomma, un piccolo film che cattura l’occhio e lo trattiene, come un frammento di poesia visiva: potente, calibrato, capace di far pensare senza pesare. 

Se siete pronti a fermarvi per otto minuti davanti alla luce, alle superfici, al vuoto tra la vita donata e la vita tolta, Under Rays è una visione che rimane, dopo che lo schermo torna nero. 

Under Rays

  • Anno: 2025
  • Durata: 8'
  • Distribuzione: Staeger Film
  • Genere: Documentario, Sperimentale
  • Nazionalita: Germania
  • Regia: Jörn Staeger