Quello del cinema sperimentale è un mondo complesso, innanzitutto perché è di difficile definizione – cos’è il cinema sperimentale? come si definisce la cosiddetta sperimentazione messa in atto? – e, in secondo luogo, perché non è nemmeno semplice parlarne. Su quali appigli ci si dovrebbe affidare per giudicarlo? Sono questioni che si potrebbero affrontare in maniera più approfondita in altre occasioni.
La visione artistica è sicuramente uno dei discriminanti più importanti, ancor più che nei film caratterizzati da una costruzione canonica, e questo perché il film sperimentale rifugge dal canonico. Ma quindi, se rifugge dal canonico, cosa rimane? Rimane l’immagine in sé, rimangono impressioni e sensazioni di un’esperienza che si fonda principalmente su uno slancio, un’intuizione più o meno astratta del regista.
I problemi di Ada
Ada è il cortometraggio di Ceylan Özgün Özçelik presentato al RIFF. Questo breve film, dalla durata di dieci minuti, vede protagonista una giovane ragazza muoversi all’interno di uno spazio naturale e ameno che, allo stesso tempo, risulta distorto, sfumato. Il tutto sarebbe un adattamento del racconto di Gazme Arslan – Sono tua figlia, la figlia – che viene ripreso anche attraverso un voice-over acusmatico e alterato.
In generale le atmosfere sono rarefatte, eteree, ma non nel senso pacifico del termine; le voci sono oppressive, lamentose e anche il contenuto di ciò che dicono sembrerebbe rimandare a ricordi traumatici. All’origine di tutto pare esserci una forte ambizione poetica da parte della regista nel costruire una piccola realtà onirica, che non vuole esprimersi esplicitamente ma solamente attraverso intuizioni e suggerimenti.
Il punto è, però, che questa realtà non si regge in piedi. Se all’inizio si parlava di visione artistica, questa è proprio ciò che sembra mancare ad Ada. Questi elementi, invece di creare un lavoro coeso, vengono gettati addosso allo spettatore senza una vera direzione facendo sì che, praticamente ogni cosa, stoni dal punto visivo, uditivo e intenzionale. Un conto sarebbe voler acquisire questa stonatura volontariamente, ma è abbastanza lampante che, purtroppo, non è questo il caso.
Un’armonia che non c’è

Ada è un film che sembra piacersi troppo senza essere conscio della propria dimensione, fatta di soluzioni che, addirittura, rasentano l’amatorialità. Si pensi alle texture visive messe in sovrapposizione alle immagini della protagonista, agli effetti visivi (i fumi verdi, rossi ecc…), ma anche al sonoro, con quegli effetti alla voce in voice-over che non riescono veramente a sembrare pertinenti nell’intero contesto. In conclusione, del film di Ceylan Özgün Özçelik, c’è purtroppo veramente poco da salvare.
Ada – RIFF – Rome Independent Film Festival