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‘L’ascolto’ Perché è importante ascoltare i bambini? di Giorgio Diritti

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Che fine fanno le parole che i bambini non riescono a dire? E cosa succede quando i più piccoli all’interno della società non si sentono ascoltati? L’ascolto, il  cortometraggio di Giorgio Diritti, parte da queste domande semplici e brucianti. In una stanza piena di giochi, sabbia e silenzi, una psicoterapeuta (Orietta Notari) accoglie i più piccoli per lasciarli parlare con gli occhi, con le mani, con i sogni. Sono frammenti di un’infanzia ferita, seppur ancora viva. Ed è proprio per questo che è importante vederlo: perché ci ricorda che ascoltare è un gesto radicale, un atto d’amore e di responsabilità.

Presentato ad Alice nella Città e disponibile dal 15 ottobre in esclusiva su RaiPlay, L’ascolto è prodotto da Aranciafilm con Rai Cinema, in collaborazione con Fondazione Fare Cinema, Fondazione di Piacenza e Vigevano e XNL Piacenza, con il cofinanziamento dei Fondi europei della Regione Emilia-Romagna attraverso Emilia-Romagna Film Commission. Il film prosegue il percorso che Diritti dedica alle giovani generazioni dopo Zombie (2020) e In famiglia (2022), realizzati anch’essi con gli allievi dei corsi di alta formazione “Fare Cinema”, oggi parte della progettualità di “Bottega XNL”. Una trilogia silenziosa che, invece di spiegare, sceglie di ascoltare.

Il gioco come forma di cura

“C’è una magia che tiene lontano i miei amici dal castello.”

Lo dice la prima bambina che incontriamo, mentre costruisce il suo mondo nella sabbia. L’armadio dei giochi diventa così un archivio dell’inconscio: figure, animali, simboli, che la bambina sceglie e dispone come se stesse riscrivendo la propria storia. Attraverso il gioco, Diritti ci mostra il potere della rappresentazione: paura, rabbia e desiderio trovano forma, e ciò che prima era muto diventa linguaggio. Il regista traduce in immagini l’intuizione di Donald Winnicott:

“È nel giocare e soltanto mentre gioca che l’individuo, bambino o adulto, è in grado di essere creativo e di fare uso dell’intera personalità. Ed è solo nell’essere creativo che l’individuo scopre il Sé.”

Il gioco diventa terapia, ma anche cinema: lo spazio del possibile, dove la macchina da presa si abbassa al livello dei bambini e guarda senza violare. Nello stesso sguardo in cui troviamo anche cura.

L’ascolto: il silenzio come ferita

Ogni bambino porta con sé un’ombra. Uno parla di bullismo, un altro teme che“ possa scoppiare un’altra guerra mondiale. Paure intime e paure collettive si intrecciano, restituendo un ritratto dell’infanzia di oggi: iperconnessa ma isolata, informata ma sola. Diritti osserva tutto con delicatezza, lasciando che il dolore resti sospeso, mai spettacolarizzato. L’assenza degli adulti è ovunque, anche nei genitori che sembrano non ascoltare mai realmente.

In questo senso il cortometraggio dialoga con Adam,  dove il bambino esplora la solitudine attraverso l’immaginazione. Ma in L’ascolto non c’è più spazio per il sogno ingenuo. I bambini di Diritti sono già cresciuti troppo: sanno che il mondo fa paura, ma non sanno ancora come difendersi.

“Ho paura di dirlo, che dopo mi picchiano”

Lo schermo come barriera in L’ascolto

C’è chi, durante la seduta, non riesce a staccarsi dal telefono. Gioca, mette una barriera. È una scena semplice ma devastante: lo smartphone come filtro, come corazza, come piccola fuga. Diritti non lo condanna, bensì lo filma con empatia. Lo schermo è il nuovo spazio del non-ascolto, dove tutto si dice ma nulla si comunica.

In questa dinamica emerge un filo con Caught in 4K, dove la perdita dell’innocenza passa attraverso lo sguardo digitale. Ma se lì la rete è un palcoscenico che divora, in L’ascolto è una distanza: quella tra genitori e figli, tra presenza e assenza, tra la realtà e il suo riflesso. Una bambina racconta di avere avuto più fidanzati online, un’intera generazione che ha imparato a mostrarsi prima ancora di conoscersi.

Lo sguardo che accoglie

Emma, la psicoterapeuta interpretata da Orietta Notari, è la figura che tiene insieme tutti i fili. Non parla molto, ma c’è. Guarda, ascolta, accoglie. Quando una madre descrive la figlia come “sorda”, lei non risponde con una diagnosi, ma con uno sguardo. E in quello sguardo c’è la chiave del film: ascoltare non è udire, è comprendere.

La stanza di Emma è un luogo simbolico, pieno di colori e dettagli: quadri, sabbie, giochi, oggetti che restituiscono ai bambini la possibilità di sentirsi riconosciuti. Diritti costruisce tutto con una regia leggera, quasi pittorica, fatta di silenzi e piccole carezze visive. È un film che denuncia, sì, ma lo fa con la tenerezza di chi sa che la cura passa sempre attraverso la relazione.

Nel 2025 l’Italia ha istituito la Giornata Nazionale dell’Ascolto dei Minori, celebrata il 9 aprile, per ricordare che ascoltare è un diritto. Diritti trasforma questa consapevolezza in cinema: L’ascolto è un invito collettivo a fermarsi, a sentire, a restare.

Perché il rumore del mondo non dovrebbe mai coprire la voce di chi chiede solo di essere ascoltato.

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