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‘Task’: la moralità dell’uomo
Rapine e drammi morali.
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3 mesi agoon
Arriva su Sky Atlantic, dal 12 ottobre, Task il thriller poliziesco dai creatori di Omicidio a Easttown. La serie vede come showrunner Brad Ingelsby in una regia condivisa tra Jeremiah Zagar e Salli Richardson-Whitfield. Prodotta da Low Dweller Productions e Public Record, la miniserie è distribuita nel territorio americano da HBO, mentre da noi su Sky. Oltre a Ruffalo, tra gli interpreti troviamo: Tom Pelphrey (Iron Fist), Emilia Jones (CODA), e Alison Oliver (Conversations with Friends).
Il TRAILER – Task
Sinossi – Task
L’agente dell’FBI Tom Brandis (Mark Ruffalo) viene designato a capo di una task force per porre fine ad una serie di furti avvenuti nelle abitazioni dei maggiori spacciatori di Philadelphia, ad opera di Robbie Prendergrast (Tom Pelphrey) , un netturbino e padre di famiglia.
Rapina a mano armata – Task
In Task assistiamo a due linee narrative. Quella d’azione, la missione di Ruffalo nel consegnare i criminali alla giustizia, e quella più relazionale in cui i traumi e i fantasmi dell’agente (così come anche quelli degli altri protagonisti) creano un conflitto tra la concretezza della serie e il suo piano introspettivo. Non che sia necessariamente un male, ma sembra che la caratteristica della serie sia quella di ragionare in termini di temi e tendenze contrapposte che vanno poi ad unirsi. Nei primi due episodi di Task l’azione è il vero cuore seriale; due episodi che ci portano al centro della propria conflittualità: una banda di netturbini che sbarca il lunario derubando pericolosi criminali, e il plot point del primo running plot, un bambino che si trova in mezzo a questa brutta storia di denaro e sparatorie.
Il poliziesco morale di Ingelsby
Ma lo showrunner Ingelsby, mentre la linea materiale della serie fa il suo percorso, si occupa di approfondire varie sottotrame, inizialmente ininfluenti per l’economia della serie, che già nel secondo episodio prendono una forma ben definita. Non capiamo infatti, all’inizio, l’insistenza sul privato dell’agente protagonista, ma intuiamo una certa conflittualità con la figlia adottiva. Domande che trovano risposte nel secondo episodio quando la figura umana di Ruffalo si fa più complessa, inserendosi in una dimensione psicologica dove giustizia e ciò che è giusto si confondono. Sì, Task appare una via di mezzo tra la prima serie di Ingelsby con la Winslet e un noir alla Coen, almeno per la sua atmosfera ibrida. È, però, nel conflitto morale tra esterno e interno della narrazione che si muove la miniserie.
Quando i rapitori sono messi alle strette dalla propria coazione a ripetere, emerge la constatazione esistenziale del proprio vissuto ( da notare i dissidi tra il netturbino e la nipote, che condividono la stessa casa). Così anche quando il ritrovamento del bambino rapito sembra potersi risolvere, l’agente federale a capo della task force, riflette la propria moralità nella problematica del figlio assassino. È nel suo genere standard Task ma è anche il suo contrario, ponendo molto vicine le due linee della serie nel perfetto stile di Ingelsby.
Succede tutto a Philadelphia
Se per la mente geniale di Stephen King succede tutto (o quasi tutto)nel Maine, l’altrettanto arguta scrittura di Ingelsby non si sposta da Philadelphia. Si possono notare dei comuni denominatori con Omicidio a Easttown; uno stesso protagonista, questa volta maschile, che si aggira tra la cittadina della Pennsylvania, mostrando poco di questa, ma molto dei suoi interni e dell’interiorità dell’agente/detective. Come la Winslet anche Ruffalo vive di orizzontalità della propria missione, diviso dal proprio privato che nella serie riemerge sempre.
Sia Mare che Brandis vengono dislocati in una nuova situazione all’interno dello stesso spazio, costretti, e quasi obbligati, a lavorare ad un caso dal loro diretto superiore. Diversa è la loro caratterizzazione: la Winslet ha un profilo cinico e autoritario, Ruffalo è rinchiuso dentro se stesso da fantasmi e crisi interiori, spirituali e famigliari, da cui sembra, almeno nei primi episodi, esserne completamente condizionato.
La differenza sostanziale tra le due serie è che in Task non c’è un mistero da risolvere, a parte la caccia con il rapitore, e non c’è nemmeno tutta quella struttura procedurale che imponeva al personaggio della Winslet di reagire ai casi episodici. È tutt’al più un contrasto tra legge e ordine, senso di giustizia e ricerca di più verità. Nella serie Sky difatti l’acceleratore tematico è ambiguo, avendo per molta parte della narrazione la sensazione che il cattivo interpretato dal netturbino sia un agnello travestito da lupo improvvisato, costringendo l’andamento della serie a fare i conti sul gioco nel gioco, in un poliziesco dove nulla è dato per certo.
La figura genitoriale
Lo showrunner ha una certa dimestichezza nel rendere morale un genere come quello poliziesco nel solco di una contemporaneità seriale che, anche nella tradizione di tipi fissi, sta diventando incredibilmente estetologica. Nella precedente serie, Ingelsby poneva la Winslet a reagire sul lutto materno; Task, invece, è una questione di genitori inaffidabili, pur sforzandosi.
Il netturbino e l’agente federale sono ambedue custodi di qualcuno; l’alterego di Pelphrey non riesce a liberarsi del bambino che ha rapito riproducendo in ciò sensi di colpa per la sua carenza paterna, come del resto il personaggio di Ruffalo pieno di rimorsi per essere un genitore assente e un padre, ex prete, che non ha visto il pericolo del figlio-omicida. Le rispettive case dei due protagonisti, oltre la dimensione della linea d’azione della serie, sono il centro in cui si sviluppa l’abbandono e il mancato calore, due facce della stessa medaglia condizionate dalle proprie scelte.
In questo intreccio di genitori mancati e non all’altezza dei propri ruoli, Task ha la capacità di raccontare una storia dove nessuno è particolarmente innocente. Pur mantenendo il proprio recinto tra crime e noir, la serie Sky si fa interprete di un delicato equilibrio tra redenzione e il rimanere a galla, tra poliziesco e dramma esistenziale. Solo gli episodi successivi ci potranno dire se la nuova creatura di Ingelsby riuscirà a varcare la soglia del suo dramma umano e morale.