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Film festival Diritti Umani Lugano

‘The Village Next to Paradise’: la sopravvivenza tra sogni e compromessi

Il debutto di Mo Harawe, scelto per Un Certain Regard, arriva al FFDUL

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Presentato al Festival del Cinema di Cannes 2024 nella sezione Un Certain Regard, The Village Next to Paradise si prepara ad approdare alla 12ª edizione del Film Festival dei diritti umani di Lugano. Il film, diretto da Mo Harawe, si distingue per il suo valore narrativo e per lo sguardo su una realtà spesso invisibile agli occhi del mondo. 

Un contesto arido di possibilità

Ambientato in un paesaggio rurale della Somalia, il film ci immerge in un luogo che, pur essendo situato in prossimità del mare, è al contempo secco e ventoso. The Village Next to Paradise dipinge uno scenario quasi fantascientifico che ricorda da vicino i paesaggi desertici del primo Star Wars.

In questo contesto si muove Mamargade, un padre che cerca di crescere suo figlio Cigaal nel miglior modo possibile. Mamargade riesce a guadagnare qualche soldo trasportando materiali e animali, non sempre in modo lecito, oppure lavorando come becchino. Ciò che guadagna viene speso per garantire al figlio un minimo di sostegno in un contesto difficile: una TV, un ventilatore usato, la possibilità di andare a scuola.

Nonostante le difficoltà, i due riescono a concedersi anche momenti di intimità, in cui padre e figlio giocano insieme. Tuttavia, questa dimensione quotidiana, quasi educativa, viene spesso sconvolta da dinamiche che non dovrebbero avere nulla a che vedere con la vita di un bambino come l’addestramento scolastico in caso di attacco di un drone. Il peso della realtà ripiomba pesantemente sulle spalle dei protagonisti, sopratutto su quelle degli adulti. In casa con loro vive anche la zia, che coltiva il sogno, altrettanto flebile, di aprire una sartoria. Il film oscilla costantemente tra i desideri di ciascuno e la realtà che, non concedendo terreno fertile, costringe a compromessi. 

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Instabilità dilagante

Intorno a loro, la società è in continua trasformazione e tutto può cambiare velocemente: si ottengono divorzi, ci sono processi pubblici, parate, proteste contro la pesca illegale. Tuttavia, questo sistema è ancora instabile, tanto che una scuola può chiudere da un giorno all’altro, causando un danno importante per l’intera comunità. Questa precarietà costringe la famiglia a scelte complesse: mettere a repentaglio il proprio equilibrio per costruire un futuro migliore oppure concentrarsi sulla sopravvivenza immediata. Spesso, in questi contesti, aiutare gli altri può significare mettere a repentaglio se stessi.

Un debuttante esperto

Mo Harawe, pur essendo al suo primo lungometraggio, dimostra di avere una mano esperta. The Village Next to Paradise si distingue per un interessante lavoro sul fuoricampo, suggerendo più che mostrando, e costruendo una narrazione che si muove tra spazi domestici e spazi esterni ostici. Anche ciò che è familiare può diventare rapidamente pericoloso: un tragitto percorso quotidianamente da un mezzo può risultare fatale in un attimo.

Il regista riesce a coniugare immagini apparentemente agli antipodi, regalando fotogrammi indelebili, come quello di un bambino che balla in tutta innocenza nei pressi di una tomba. La dicotomia che presenta il film è perfettamente espressa dai dialoghi dei personaggi.

“Non ha senso avere figli. Non c’è futuro, muoiono giovani”.

The Village Next to Paradise è un’opera matura, che racconta la sopravvivenza in un luogo dove sognare non è sempre concesso, mettendo in luce quesiti universali senza mai scadere nel puerile.

The Village Next to Paradise

  • Anno: 2024
  • Durata: 132'
  • Nazionalita: Austria, Francia, Somalia
  • Regia: Mo Harawe