Zurigo, 5 ottobre 2025. In una serata di stelle e applausi al Kursaal di Zurigo, il cinema slovacco ha rubato la scena al 20° Festival Internazionale del Film, chiudendo l’edizione con un verdetto che riecheggia ben oltre i confini elvetici. Il film Father, candidato ufficiale della Slovacchia agli Oscar 2026 nella categoria Miglior Film Internazionale, si è aggiudicato il Golden Eye, il premio più prestigioso della kermesse, riservato al miglior film della competizione principale. Questa vittoria non è solo un riconoscimento artistico, ma un trampolino di lancio per un’opera che, con un budget contenuto e un approccio minimalista, ha saputo catturare l’essenza del dolore umano con una forza universale.
Il rimpianto familiare e la trasmissione del trauma
Diretto dalla talentuosa regista slovacco Tereza Nvotovà, Father è una meditazione intima e cruda sulla paternità, la perdita e il peso irrimediabile del tempo.
La storia segue Milan, un ex operaio di fabbrica di mezza età interpretato con una intensità devastante da Michal Nemtuda. Milan si confronta con la morte imminente del padre, un uomo burbero e distante segnato dalle cicatrici del regime comunista cecoslovacco. Attraverso flashback non lineari e dialoghi scarni, Nvotovà esplora il rimpianto familiare, la trasmissione del trauma generazionale e la ricerca di redenzione in un mondo post-industriale spietato. La fotografia, curata dal polacco Paweł Flis, utilizza la desolazione delle miniere abbandonate della Slovacchia orientale per simboleggiare l’interiorità dei protagonisti. Mentre la colonna sonora minimalista, composta da suoni ambientali e silenzi opprimenti, amplifica l’impatto emotivo.
“Questo premio è un sogno che si avvera, ma soprattutto un ponte verso il mondo”
Ha esclamato Nvotovà sul palco, visibilmente commossa, stringendo tra le mani la statuetta del Golden Eye.

Tereza Nvotovà
Father non è solo la storia di una famiglia slovacca; è un ritratto di chiunque abbia mai lottato per dire “ti voglio bene” troppo tardi.
Dedico questa vittoria a mio nonno, che non ho mai conosciuto davvero, e a tutti i registi dell’Europa centrale che combattono contro budget ridotti e mercati dominati da Hollywood.
Le sue parole hanno suscitato un’ovazione di cinque minuti, un raro momento di unanimità in un festival che quest’anno ha ospitato oltre 120 anteprime mondiali.
La giuria internazionale e le sue dichirazioni
La giuria internazionale è presieduta dal regista Reinaldo Marcus Green. Inoltre presenti l’attrice tedesca Leonie Benesch, Il produttore italiano Carlo Cresto-Dina, il regista iraniano Ali Asgari e la programmatrice svizzera Nicole reinhard.
Father ci ha colpiti per la sua autenticità brutale. In un panorama di film che spesso inseguono l’effetto speciale, questa pellicola osa il silenzio e la vulnerabilità. È un cinema che non urla, ma sussurra verità scomode, e lo fa con una maestria che merita i riflettori globali”
ha dichiarato Green in conferenza stampa.
Il festival di Zurigo tra crescita e masterclass
Il Festival di Zurigo, fondato nel 2000 e noto per il suo equilibrio tra glamour hollywoodiano e ricerca autoriale, ha registrato quest’anno un’affluenza record di oltre 120.000 spettatori, un +15% rispetto al 2024. Il tutto grazie a una programmazione audace che ha incluso masterclass con Julianne Moore e Timothée Chalamet, oltre a retrospettive dedicate a maestri come Agnès Varda e Abbas Kiarostami. L’edizione 2025, intitolata “Voci dal Margine”, ha posto l’accento su narrazioni provenienti da paesi sottorappresentati, e la vittoria di Father ne è l’emblema perfetto. Il film ha già debuttato con successo alla 59ª edizione del Festival di Karlovy Vary, dove ha vinto il premio della critica FIPRESCI. Ci sono trattative in corso per una distribuzione USA tramite A24.

Un’ambizione per gli Oscar più che concreta
Questa consacrazione zurighese rafforza le ambizioni di Father per la stagione degli Oscar. La Slovacchia – che non ha mai vinto nella categoria Film Straniero – punta a un upset simile a quello di Another Round danese nel 2021.
Father emerge non solo come un vincitore, ma come un promemoria: il grande cinema non ha bisogno di budget miliardari, ma di storie che feriscano e guariscano.
(Fonte: Deadline)
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