Ci approcciamo al Pianeta Mare Film Festival con il cortometraggio animato Fille de l’eau, realizzato dalla regista Sandra Desmazières e della durata di soli quindici minuti. Il titolo arriva in anteprima italiana al festival e verrà proiettato l’8 ottobre 2025 alle ore 16:00. Niente che si sposi meglio col Pianeta Mare Film Festival di Fille de l’eau, in effetti, visto che, al pari della protagonista, altrettanto centrale è proprio il mare, focus indiscusso anche dell’evento che ha luogo nella città del pre-cinema e della biologia marina. Vediamo come l’opera della Desmazières sfrutta il grande gigante blu per raccontare dell’implacabile tempo che scorre. Sulla pelle di una donna che non conosce altro che le acque salate dell’oceano.
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‘Fille de l’eau’: la sinossi
Mia ha trascorso tutta la sua vita praticando il freediving, pescando e scivolando tra alghe marine e rocce. Il tempo è passato, lasciando i suoi segni sul corpo di Mia, e trasformando il paesaggio attorno a lei. Persone amate sono sparite. Questa notte, Mia ricorda.
Seguiamo la protagonista in un viaggio autentico e talvolta onirico attraverso la sua vita, gli anni che ci scorrono davanti come acqua, il suo corpo che cambia, le persone attorno a lei che sfioriscono e muoiono. E il peso di quel tempo che le rimane addosso, come rifiuti capricciosi che non si staccano.
‘Fille de l’eau’, fonte: Sandra Desmazières
L’animazione: linguaggio silenzioso
Fille de l’eauè un cortometraggio animato di quindici minuti assolutamente privo di dialoghi. Non è, tuttavia, un corto silenzioso. Fin dall’inizio veniamo avvolti da suoni ovattati e densi, come se anche noi nuotassimo fin dentro acque profonde assieme a Mia. Onde, venti, il canto lontano dei gabbiani: il suono è un compagno che dà voce al corto, lasciando ai personaggi la semplice immagine. La musica e i suoni ci guidano dolci lungo il ricordo della vita di Mia. Dalle sue lunghe nuotate all’amore per il suo compagno, fino a quello mancato per un bambino che non sarebbe arrivato mai.
Con l’avanzare del corto e il passare del tempo la musica si fa più tonante e improvvisa là dove la situazione lo richiede, e suoni più ruvidi ci accompagnano sul finire di un viaggio invecchiato, tra un grugnito e una risata di scherno. L’animazione resta silente protagonista della scena, realizzata a mano e con l’utilizzo di matite che danno a tutto il corto un aspetto impreciso, vagamente astratto, come un ricordo che non sia bene a fuoco. Così alla realtà si mescolano elementi dell’immaginario, e i colori disegnano lo spettro di emozioni che attraversa il racconto di Mia, e rendono Fille de l’eau un piccolo gioiello da guardare in silenzio.
‘Fille de l’eau’: trascinarsi il passato dietro
Fille de l’eau non parla solo di una donna: è il racconto di una vita silenziosa, semplice, che oscilla tra il mare e la terraferma. Il racconto di una donna che tra alghe e rocce si procura da vivere, e osserva il passaggio del tempo. Che nuota in profondità, nel grembo del mare, e desidera un figlio. Mia cresce e si trascina dietro quei sogni mai realizzati, quelle difficoltà, quei piccoli cambiamenti. Vive un amore che sfuma anch’esso col passare degli anni. E continua a tornare in acqua, grande e silenziosa testimone del suo passaggio e di ogni sua ruga.
Simbolo del passato che c’insegue come un’ombra diventa la figura di un’enorme balena che sopravvive nel tempo. Che anno dopo anno si trascina dietro una fitta rete piena di pattume e sporcizia che non riesce a scrollarsi di dosso. In un simbolico abbandono di ciò che invece è il suo passato, Mia incontra la balena ancora una volta quando la pelle sulle sue dita è ormai sottile, i capelli tinti d’argento. E la libera da quel fardello di rifiuti. Fille de l’eau diventa così un inno alla pace con se stessi, elegante e delicato, che invita a riconoscere ogni giorno delle nostre vite senza portarceli dietro per sempre, come una balena che non riesce a liberarsi di una pesante rete.