Ali Baharlou, con il suo cortometraggio, Daniel Van den Berg is Dead è tra le opere ospitate dalla 22esima edizione de Sedicicorto, il festival dei corti della città di Forlì.
Una dark comedy dal tono kafkiano.
Daniel Van den Berg is Dead – la trama
Daniel van den Berg viene ingiustamente dichiarato morto nel sistema pensionistico e non riceve più la pensione. Deve dimostrare di essere ancora vivo attraverso ogni sorta di passaggi assurdi. [sinossi ufficiale]

Burocrazia e cittadini
Il rapporto tra cittadini e burocrazia non è mai semplice, e noi italiani ne sappiamo qualcosa. Ma, anche altrove, non se la passano meglio. Non è un caso, infatti, che sia stato un tedesco e precisamente Franz Kafka, con Il processo, ad addentrarsi nella spinosa tematica, raccontando le disavventure giudiziarie di Josef K.
E il filmmaker belga Ali Baharlou coglie lo spirito di quelle pagine, caposaldo della letteratura mondiale, per realizzare un cortometraggio grottesco, paradossale, tinto di comicità nera. Il carattere dell’opera è decisamente sbarazzino, iniziando dalla musica, una specie di marcetta, riproposta in varie tonalità in base alle situazioni; ma la sostanza del romanzo kafkiano viene compresso in 16 minuti d’ironia pungente.
Daniel Van de Berg is Dead: un certificato di morte paradossale
Tutto inizia con Daniel Van den Berg, che dà il titolo al cortometraggio, preoccupato perché non riceve più la pensione. La ragione? Daniel Van de Berg è morto e a dimostrarlo c’è un certificato di morte. Ma come è possibile se lui, vivo e vegeto, è lì in carne e ossa? Il sistema della burocrazia, però, non può commettere errore e allora sta al povero malcapitato dimostrare che non è morto. Una situazione tanto paradossale quanto grottesca, ma non molto distante dalla realtà della vita quotidiana del rapporto cittadini e burocrazia.
Il povero Daniel van den Berg (Guy Dermul) inizia una sfiancante trafila per dimostrare che è vivo. Ufficio dopo ufficio, tra moduli da compilare e timbri, per poi concludersi, almeno si spera, in una stressante prova medica.
Un labirinto verticale, fatto di scale, è il tragicomico palcoscenico di Daniel che, dopo 45 anni di duro lavoro, vede vanificare il tutto, perché il sistema informatico così ha deciso. Il suo è uno scontro silenzioso, ma continuo, con i gli impiegati dei vari uffici, che trattano il suo caso con totale indifferenza. Chi consuma un pasto, chi gioca a carte, mentre lui grondala di sudore.

Un sali e scendi senza sosta
In Daniel van den Berb is Dead ritroviamo quel ginepraio burocratico atavico, derivante dalle pagine de Il processo. Ali Baharlou riesce ad attualizzare la tematica, riproponendola in un contesto odierno. Lo scontro di Daniel si manifesta con gli impiegati che incontra, a loro volta schiavi del sistema informatico. È questo il vero antagonista di Daniel, invisibile ma talmente potente da rendere schiavi tutti.
Una riflessione arguta sulla contemporaneità che ci coinvolge tutti, senza fare sconti a nessuno. Il tono è quello della commedia amara, che costruisce una messa in scena geometrica, razionale, proprio come il sistema informatico.
Lo spazio si sviluppa soprattutto in verticale, provocando una sorta di vertigine, la stessa del protagonista che vive una vicenda che potrebbe accadere a chiunque nella vita reale. Un sali e scendi senza fine, quello di Daniel, che si ripete senza sosta e quando la soluzione del caso sembra vicina, un timbro mancante o un nome scritto male rimanda il tutto. E in questo modo l’uscita del labirinto si allontana.
Daniel Van den Berg is Dead rappresenta una situazione paradossale con un particolare registro comico. È questo il maggior vanto del cortometraggio di Ali Baharlou, che restituisce un’atmosfera ironica con la sola forza delle immagini e una direzione degli interpreti surreale, che si scontra con la disperazione del protagonista, creando un’efficace e originale ossimoro visivo e narrativo.
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