In occasione del Tropea Film Festival – edizione dedicata a Ugo Tognazzi, nel 35° anniversario della sua scomparsa – Ricky Tognazzi ha rilasciato alcune dichiarazioni, soffermandosi in particolare su Francesca e Giovanni, il film da lui diretto insieme alla moglie Simona Izzo.
Con Francesca e Giovanni, Simona Izzo e Ricky Tognazzi firmano un’opera che sceglie una prospettiva insolita e significativa: quella di Francesca Morvillo, magistrata e donna profondamente dedita alla giustizia. Attraverso i suoi occhi, lo spettatore entra in una Palermo lacerata dalla violenza mafiosa, negli anni in cui la giustizia comincia a opporsi con fermezza a un sistema radicato nell’omertà e nel sangue.
Un amore che nasce in un difficile periodo a Palermo
Il racconto si apre nel 1979 in una Sicilia segnata da lutti e silenzi. Francesca Morvillo (Ester Pantano), sostituta procuratrice presso il tribunale dei minori, lavora in un contesto ostile, dominato da logiche punitive che rifiutano ogni idea di riabilitazione. La sua visione è opposta: crede in un futuro diverso per i giovani, anche per quelli già travolti dalla criminalità. La giustizia, per lei, non è solo legge, ma anche responsabilità sociale.
È in questo clima che Francesca incontra Giovanni Falcone (Primo Reggiani) allora giovane giudice istruttore, e da quel momento inizia un legame profondo, umano e professionale, che li accompagnerà fino all’ultimo giorno. La loro storia non è solo quella di un amore privato, ma il ritratto di due persone unite dalla stessa idea di legalità, consapevoli dei pericoli, ma incapaci di tirarsi indietro.
Un racconto incisivo e dal forte impatto emotivo
Il film si distingue per la capacità di raccontare la quotidianità, le emozioni e i conflitti interiori di una donna spesso ridotta al ruolo di “moglie di Falcone”. La scelta di Tognazzi e Izzo di narrare questa vicenda dal punto di vista di Francesca Morvillo restituisce dignità e profondità a una figura che, purtroppo, non fu adeguatamente riconosciuta per la sua professionalità, soprattutto in un’epoca in cui la presenza femminile in magistratura era ancora considerata un’eccezione. In realtà, Morvillo rappresentò un punto di riferimento importante nella magistratura italiana: fu la prima donna a diventare consigliera della Corte d’Appello di Palermo e, tragicamente, la prima magistrata uccisa dalla mafia.
Il merito della sceneggiatura – firmata da Izzo, Domitilla Di Pietro e Felice Cavallaro, autore del libro Francesca. Storia di un amore in tempo di guerra – è quello di restituire complessità e umanità ai protagonisti, mantenendo un equilibrio tra fedeltà storica e necessità drammaturgica. La narrazione si sviluppa in modo sobrio ma incisivo, evitando facili eroismi per concentrarsi invece sulle scelte, spesso dolorose, che Francesca e Giovanni hanno affrontato ogni giorno.

Ester Pantano in una scena del film
Due protagonisti di notevole rilievo
A valorizzare ulteriormente la pellicola sono le eccezionali prove attoriali di Ester Pantano e Primo Reggiani. La Pantano offre una performance intensa e misurata, che mette in luce la forza e la fragilità di una donna divisa tra il senso del dovere e il desiderio di proteggere ciò che ama. Reggiani, con accurata sensibilità, restituisce un ritratto convincente e rispettoso di Giovanni Falcone.

La strage di Capaci del 23 maggio 1992 è l’epilogo inevitabile di un racconto che non si limita a commemorare, ma invita a riflettere. Perché ciò che emerge da questo film è il valore della scelta: quella di restare, di lottare, di credere in un’idea di giustizia anche quando tutto intorno spinge alla resa.
Le parole di Ricky Tognazzi
Parlando delle testimonianze su cui si è basato il film e di ciò che lui e Simona Izzo volevano trasmettere, il regista ha affermato:
“Abbiamo cominciato dalla lettura del libro di Felice Cavallaro che racconta la storia di Francesca Morvillo, poi abbiamo conosciuto Cetta Brancato, poetessa che ha scritto un canto per Francesca e che ebbe modo di conoscerla personalmente. Questo è tornato utile per conoscere l’animo umano di Francesca e Giovanni, e il loro amore vissuto per tredici anni in un periodo estremamente difficile a Palermo. Di grande aiuto è stata soprattutto la testimonianza di Alfredo Morvillo, fratello di Francesca, che ha condiviso con discrezione aspetti della loro vita pubblica e privata.”
Il regista ha sottolineato l’importanza di dare voce alla figura di Francesca Morvillo, evidenziando il valore di raccontare una storia che metta al centro non solo la sua vita privata, ma anche il suo impegno professionale e il prezioso contributo alla lotta per la legalità.
“Francesca Morvillo era anche una magistrata e raccontare la sua storia significava dare visibilità al ruolo delle donne in una professione che, solo a partire dagli anni ’60, ha iniziato a includere la presenza femminile. Le prime magistrate, infatti, hanno dovuto confrontarsi con un ambiente ancora poco inclusivo, lottando per affermarsi. Francesca si è distinta non solo per il suo impegno nella difesa della giustizia, ma anche per la sua attenzione verso i minori, cercando di comprenderli e sostenerli nel loro percorso.”
Inoltre Tognazzi ha evidenziato il messaggio principale che il film vuole comunicare
“Abbiamo voluto raccontare la storia d’amore di due persone che hanno avuto un ruolo fondamentale nella lotta alla mafia, mostrando come il loro legame personale sia stato un motore essenziale per perseguire i loro obiettivi. Ci interessava restituire un’immagine nobile e autentica del sentimento amoroso, lontana dalle banalizzazioni. Inoltre, desideravamo che il film potesse raggiungere le nuove generazioni, raccontando a chi non ha vissuto quegli anni un periodo storico cruciale.”
Per concludere, Tognazzi si è rivolto ai giovani con un messaggio chiaro:
“Seguite le vostre passioni e ascoltate voi stessi. Se avete la fortuna di trovare la vostra vocazione, avrete molte più possibilità di vivere una vita piena e felice.”

Ricky Tognazzi