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I film preferiti dai festival autunnali: 15 film di cui i critici non smettono di parlare

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Con il cambio delle foglie e l’aria che si fa più frizzante, il circuito dei festival ha offerto una cornucopia di cinema che si rifiuta di essere ignorata. Dai palazzi dorati di Venezia agli schermi affollati di Toronto, i critici annunciano una stagione autunnale tanto intellettualmente audace quanto emotivamente stimolante.

Questi quindici film, ognuno dei quali si distingue a pieno titolo, attraversano il globo e l’intero spettro dell’esperienza umana: da intimi drammi familiari e sontuosi adattamenti letterari a brucianti documentari politici e audaci esperimenti di contaminazione tra i generi.

Che cerchiate la quieta poesia della vita quotidiana o il ritmo caotico dei disordini sociali, le selezioni di questa stagione insistono sul fatto che il cinema, al suo meglio, è tanto uno specchio quanto una lente.

Venezia: il polso del cinema globale

Venezia continua ad affermarsi come il festival estivo-autunnale da non perdere, offrendo un mix eclettico di voci cinematografiche.

The Voice of Hind Rajab di Kaouther Ben Hania impone immediatamente un tono di urgenza ed empatia umana. Intrecciando l’audio in preda al panico di una bambina di sei anni intrappolata a Gaza con la drammatizzazione tesa delle operazioni di salvataggio, Ben Hania costruisce una narrazione avvincente e devastante. L’immediatezza delle interpretazioni trascina gli spettatori nel caos, illuminando una storia che altrimenti sarebbe rimasta un titolo astratto.

Tamara Kotevska, nota per Honeyland, torna con The Tale of Silyan, un ritratto silenziosamente affascinante di un villaggio macedone dove contadini in declino convivono con una fiorente popolazione di cicogne bianche. Il film esercita una precisione parabolica, bilanciando l’osservazione ecologica con storie umane intime. È in parte documentario naturalistico, in parte meditazione sociale, in parte un delicato fascino offensivo: un raro ibrido che premia la pazienza.

Remake di Ross McElwee, nel frattempo, affronta l’eredità in termini profondamente personali. Contrapponendo le lotte del figlio defunto contro la dipendenza al tentativo di un regista hollywoodiano di adattare in commedia il classico del 1985 di McElwee, La marcia di Sherman, il film medita sull’impossibilità di rifare la vita, per non parlare del cinema. È una riflessione al tempo stesso tenera e graffiante, un dolce lamento per le occasioni mancate.

E poi c’è On The Road, un’audace fusione di tenero romanticismo e oscura violenza. David Pablos traccia un pericoloso viaggio lungo le autostrade letterali e morali del Messico, dove due uomini si incontrano tra caos e carneficina. Anche con il sangue e l’oscurità che si riversano sullo schermo, il film mantiene un battito cardiaco d’amore che sembra meritato, non imposto.

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La Grazia di Paolo Sorrentino completa l’offerta di alto profilo di Venezia. Esplorando gli ultimi giorni di un presidente italiano immaginario, Sorrentino bilancia arguzia e spettacolo visivo con una riflessione sobria, offrendo uno studio del personaggio tanto filosoficamente appagante quanto esteticamente abbagliante.

Venezia, Toronto e i talenti globali

Mads Mikkelsen è il protagonista di The Last Viking di Anders Thomas Jensen, una commedia nera dell’assurdo con elementi di rapina. Violenza, farsa e legami familiari si intrecciano, creando un gioco di prestigio tonale che in qualche modo riesce con precisione.

Landmarks di Lucrecia Martel documenta l’uccisione di un leader indigeno nel nord-ovest dell’Argentina, creando una cronaca meticolosa di ingiustizia sistemica. Eppure, la fotografia del film lo eleva oltre il reportage, offrendo momenti di poesia visiva mozzafiato in mezzo alla cupa narrazione.

Frankenstein di Guillermo del Toro rivitalizza il classico di Shelley con ricchezza sensuale e chiarezza emotiva. Oscar Isaac e Jacob Elordi illuminano le questioni morali ed esistenziali del testo attraverso intensità, vulnerabilità e interpretazioni fisicamente espressive.

Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch, vincitore del Leone d’Oro, osserva con discrezione i legami familiari in tre continenti. La sua bellezza risiede nell’apparentemente banale: i modi sottili in cui amore, incomprensione e memoria intrecciano vite separate dalla distanza ma legate dal sangue.

Cover-Up di Laura Poitras e Mark Obenhaus attraversa Venezia, Telluride e Toronto, portando il giornalismo investigativo al centro dell’attenzione cinematografica. Seymour Hersh emerge come soggetto e guida attraverso decenni di intrighi americani, con filmati d’archivio e una colonna sonora che pulsa come un battito cardiaco di suspense.

Infine, Sotto Le Nuvole di Gianfranco Rosi torna in Italia per esaminare la vita ai margini del Vesuvio. Dalle rovine di Pompei ai disordini urbani, Rosi cattura una regione in bilico tra catastrofe e sopravvivenza con rigore documentaristico e grazia estetica.

Telluride e Toronto: Paesaggi Letterari ed Emotivi

Hamnet di Chloé Zhao, adattamento del romanzo di Maggie O’Farrell, trasforma il mondo domestico di Shakespeare in una lussureggiante meditazione su amore, dolore e arte. Paul Mescal e Jessie Buckley esplorano questo territorio intimo con precisione, mentre la macchina da presa di Zhao cattura la grandiosità della vita quotidiana con pennellate discretamente epiche.

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Maddie’s Secret di John Early bilancia assurdità e pathos, esponendo le ansie nascoste di uno chef che nasconde un disturbo alimentare con giocosa inventiva.

The Currents di Milagros Mumenthaler colloca la narrazione della “donna che si disfa” all’interno di un ritratto ipnotico di una stilista di Buenos Aires, fondendo colore, suono e intensità emotiva in un affascinante studio del personaggio.

Una stagione coi fiocchi

Questo autunno, i festival ci ricordano che il cinema è un dialogo, che attraversa culture, generi e il delicato territorio delle emozioni umane. Dalla sublime tenerezza di Hamnet al caos elettrizzante di On The Road, dalle rivelazioni investigative di Cover-Up alla brillantezza assurda di The Last Viking, questi quindici film tracciano una stagione definita da ambizione, audacia e cuore.

Per il pubblico e la critica, il messaggio è chiaro: che si tratti di sussurri intimi o di grandiose sinfonie visive, i film di questo autunno esigono la nostra attenzione, la nostra riflessione e, soprattutto, la nostra meraviglia.

 

 

 

Fonte: The Hollywood Reporter

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