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‘Mala Noche’: politica del Corpo e alfabeto dell’Amore di Pasolini

Amore tossico in un film privo di retorica

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Siamo nell’Oregon, a Portland. Johnny e Roberto, due immigrati clandestini provenienti dal Messico, entrano in un negozio di città. Il giovane gestore, Walter, s’innamora di Johnny a prima vista e la richiesta a pagamento per atti sessuali finisce per diventare una vera e propria ossessione. Un amore tossico, senza alfabeto se non quello del corpo: masochista e sintomo sicuramente di quella mercificazione di corpi di cui parla Pier Paolo Pasolini.

È anche un “Happy Together” all’americana. Mentre però, lì, le anime, nonostante tutto, ballano dolcemente, ed era il mondo esterno l’inferno per quell’appartamento ammuffito, qui è il contrario. Sono loro due l’inferno, e creano caos e distruzione ovunque vadano.

Tra uno Stato e l’altro, una carezza…

Vagano con le pistole, alzano le mani e questo continuo o divagare sembra davvero lo specchio deformato di un’America di confine, macchiata di sangue e violenta, alla McCharty. Tra la proprietà privata e un fucile che sta sempre nascosto dietro l’uscio della porta d’ingresso. È anche però La natura dell’amore,dei due che cercano, in tutti i modi, di tenersi uniti in un mondo in completo sfacelo. È anche, forse, la chiave per un amore vero, l’incomunicabilità di Wong Kar Wai. Quel continuo andare avanti e indietro per prendere il latte. O l’amore è questo continuo lasciarsi e riprendersi? Non si sa quali risposte ci diano questi autori. Si sa solo che l’amore ha il sottofondo musicale dell’intramontabile Astor Piazzolla, con il suo memorabile bandoneon.

Chi vince tra Eros e Thanatos?

Una pellicola che come direbbe Ennio Flaiano, è ancora vergine, priva di retorica, pura e sporca al tempo stesso. Capace di disegnare un sentimento distruttivo; prepotente, che esiste e non chiede null’altro in cambio. Nella marea dei film che parlano di amore, ecco che il regista statunitense, è capace di donarcene una che resisterà al tempo; che non dicendoci nulla, nei suoi dialoghi apparentemente scarni e banali, ci dice ogni cosa. È per questo che il cinema di Gus Van Sant si rivela in tutta la sua meraviglia: dà ulteriori domande a quelle che esistono già. Parliamo di amore, tema che il Cinema tratta sempre, in ogni sua pellicola, anche in quelle come questa, che probabilmente, parlano più di morte.

 

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