Connect with us

FESTIVAL DI CINEMA

‘The Visitor’ di Vytautas Katkus: un ritorno sospeso tra nostalgia e stasi

Premio per la Miglior Regia del KVIFF 2025, 'The Visitor' di Vytautas Katkus è un'analisi paziente e senza pretese del nostro rapporto col passato.

Pubblicato

il

The Visitor, che è valso a Vytautas Katkus il premio per la Miglior Regia, ha debuttato in anteprima al Karlovy Vary Film Festival 2025.

Katkus, prima di affermarsi alla regia, si era già fatto notare come direttore della fotografia, in particolare per il film Toxic di Saulė Bliuvaitė.

The Visitor: di cosa tratta

Lasciandosi alle spalle la moglie Rita (Hanna Mathisen Haga) e il figlio piccolo Jonas (Liva Louise Karlstrøm Våsbotn) in Norvegia, Danielius (interpretato da Darius Šilėnas) fa ritorno, totalmente da solo, alla sua vecchia casa sulla costa baltica della Lituania. Sebbene l’apparente motivo pratico — ovvero vendere la casa per prendersi cura del figlio — che giustifica il viaggio, si percepisce subito che c’è qualcosa di più: un desiderio di chiudere silenziosamente una pagina della sua vita, lontano da spiegazioni, traduzioni e giudizi esterni.

In un certo senso, Danielius si rende conto di non poter tornare effettivamente alla propria casa, né in senso metaforico né in senso pratico, ma lo fa comunque. Di conseguenza, in un continuo rivedersi e conoscersi fra persone del luogo e scenari d’infanzia, il protagonista cerca di trovare un punto d’incontro fra passato, presente e futuro.

Così facendo, lontano dalla famiglia che ha costruito in Scandinavia, Danielius cerca conforto nei brandelli del suo passato: tra le mura consunte dell’appartamento, nei volti di amici di un tempo e attraverso incontri casuali con volti ritrovati. Si crea così un tessuto emotivo ricco, costruito su piccoli momenti che rivelano di più di qualunque spiegazione razionale.

Cosa resta di quel che eravamo

Di fatto, durante questo lungo ritorno, è come se Danielius restasse immobile, in un luogo che ha smesso di appartenergli, forse in un tempo che non scorre mai davvero. Katkus, con un approccio registico molto meditato, trasforma questo ritorno in una sorta di “momento congelato”: un’estate senza fine, in cui nulla di realmente cruciale accade e, tuttavia, ogni gesto quotidiano diventa carico di significato emotivo. Ma non solo, perché il film rinuncia a seguire una trama prevedibile: l’unico progresso tangibile riguarda la vendita dell’appartamento ormai logoro. Al contrario, l’opera si sviluppa come un collage di rapporti minerali e generazionali, dove l’ordinario assume una densità quasi poetica.

Il film si muove lentamente, rifiutando ogni impianto narrativo tradizionale. Non c’è una vera trama lineare, se non la vaga progressione legata alla vendita dell’appartamento. Piuttosto, The Visitor si costruisce come un mosaico di legami familiari e intergenerazionali, mostrando interazioni che a prima vista sembrano banali ma che lentamente si rivelano piene di significato.

Particolarmente importante è il personaggio di Vismantė (Vismantė Ruzgaitė), una vicina d’infanzia che accoglie Danielius come se non fosse mai partito. Il suo rapporto con la figlia piccola e con il padre anziano (interpretato da Arvydas Dapšys) offre uno sguardo tenero su legami familiari semplici ma autentici, in netto contrasto con la distanza emotiva che il protagonista sembra avere nei confronti della propria famiglia norvegese. E poi c’è Puga, il cane di famiglia, che diventa una presenza silenziosa ma affettuosa, quasi una proiezione della nostalgia e del bisogno di cura di Danielius.

Un equilibrio poetico di suoni e immagini

La forza del film sta anche nel modo in cui lavora con il suono: l’ambiente sonoro curato da Julius Grigelionis è vivido e immersivo. I rumori del quotidiano, il vento, le voci lontane, le conversazioni spezzate: tutto contribuisce a creare una dimensione sensoriale dove il dialogo verbale passa spesso in secondo piano. Sembra quasi che Katkus voglia ricordarci quanto siano importanti i silenzi, i momenti trascurabili, quelli che di solito dimentichiamo ma che, a ben vedere, costituiscono il tessuto delle nostre memorie.

Una delle qualità più singolari di The Visitor è proprio questa: ci invita a restare, a osservare, a lasciarci andare al ritmo lento delle cose. Le scene si dilatano nel tempo, anche quando si presentano prive di interazioni fra i personaggi, in quanto la regia si dimostra capace di lasciare intuire una connessione spirituale fra luoghi, persone, e memorie.

Oltre il silenzio

Il passato di Danielius non viene mai spiegato del tutto. Il motivo della sua partenza, il suo sradicamento, il suo adattamento a una nuova vita in Norvegia: tutto emerge solo per omissione, o per accenni fugaci. Ma è proprio in questa ambiguità che il film trova la sua potenza emotiva. Danielius sembra cercare un appiglio nel presente, ma ogni volta che ci prova, viene risucchiato dal passato. Per esempio, quando una giovane coppia mostra interesse per l’appartamento, la loro energia giovanile lo attira come una promessa di qualcosa di nuovo — o forse solo come una scusa per non dover chiudere davvero.

In definitiva, The Visitor è un film che non cerca di spiegare o di risolvere, ma piuttosto di mostrare e suggerire. È un’esperienza cinematografica che richiede pazienza, mentre ci si lascia andare a una malinconia sottile e autentica. Così facendo, Katkus firma un’opera lieve ma profonda, capace di farci sentire il peso dei luoghi, dei ricordi, e di quel tempo sospeso che chiamiamo ritorno.

The Visitor

  • Anno: 2025
  • Durata: 111'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Lituania, Norvegia
  • Regia: Vytautas Katkus