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Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro

Arielle Dombasle a Pesaro si racconta: da musa a cineasta

L’attrice e regista francese riceve il Premio Pesaro Nuovo Cinema 61 e presenta al cinema in piazza il suo ultimo film 'Les secrets de la princesse de Cadignan' (2023): «Mi definisco un’artista trasversale, trasgressiva. Ho iniziato a girare film a 22 anni, al tempo era difficile per una giovane donna. Spesso li facevo firmare ad altri»

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Arielle Domblase

Nel 1979 Truffaut elogiava la voce, i movimenti, i gesti e gli sguardi di Arielle Dombasle per la sua interpretazione in Catherine de Heilbronn di Kleist, messa in scena da Eric Rohmer a Nanterre. Oggi Domblase è a Pesaro per ricevere il premio del festival per la sua carriera di attrice consolidata con Rohmer. Tra gli altri registi con cui ha lavorato ci sono i nomi di Grillet, Ruiz, Polanski, Handke, Varda e molti altri. L’attrice ha diretto diversi film e qui al Pesaro Film Festival porta al grande pubblico del cinema in piazza Les secrets de la princesse de Cadignan (2023), un adattamento di Balzac, tra gli autori che ama di più insieme a Baudelaire e Cocteau.

Quando arriva nella hall dell’albergo Vittoria, Arielle Dombasle invade tutta la stanza con la sua bellezza senza tempo, con il suo vestito rosso, si rannicchia sul grande bracciolo di una poltrona e si accende una sigaretta e porge lo sguardo in alto. Forse sono questi i gesti di cui parlava Truffaut, che ammaliano chi la guarda. Durante l’incontro con il pubblico racconta dell’emozione di trovarsi a Pesaro, la città di Rossini, lei che è arrivata dal Messico in Francia per studiare in conservatorio. Il primo incontro con Rohmer che le cambia la vita, il regista cercava una donna dai capelli lunghi che sapesse cantare musica barocca del 400.

Mi definisco un’artista trasversale, trasgressiva, che non appartiene a nessuna parrocchia. Con la mia arte, che sia la recitazione, la musica, la danza, la regia sento di riuscire a orchestrare la realtà attraverso la metamorfosi che il cinema rende possibile.

La scelta della protagonista in Les secrets de la princesse de Cadignan

La protagonista del suo film, la principessa de Cadignan, che lo stesso Balzac definiva un Don Giovanni-donna è un personaggio femminile fuori dagli schemi. Quali sono gli aspetti del suo carattere che l’hanno spinta a sceglierla per il suo film?

Mi sono sempre interessata al femminile, Balzac e la commedia umana sono dei punti di riferimento per me. Sono rimasta ossessionata dalla sua capacità di osservazione rispetto la condizione esistenziale delle donne. La commedia umana è un affresco che contiene il concetto di scrittura seriale. Balzac è l’autore che si rivolgeva al popolo, è di una modernità straordinaria. È stato il primo autore a osservare tutte le classi sociali tra cui l’aristocrazia, che mi ha sempre affascinato. Per questo ho deciso di adattare questo testo di Balzac.

La principessa de Cadignan mi ha affascinato perché mostra l’uomo che è stato salvato dalle donne. Sono rimasta colpita da questo romanzo a proposito di matrimoni combinati: è la storia di un’aristocratica costretta a sposare l’amante della madre. Decide al crepuscolo della sua vita di voler amare. Rimane affascinata da un uomo che non appartiene al mondo cortigiano, per molti aspetti è simile a Balzac. Balzac fa un’apologia del potere delle donne, che trovano nuove strategie per trovare una forma di redenzione.

Gli esordi alla regia

Qual è stato il momento nella tua carriera in cui hai deciso di voler fare la regista?

Ho iniziato a dirigere i miei primi film a 22 anni, oggi ci sono molte registe, nel 1985 era molto difficile soprattutto per una giovane donna bionda americana, messicana, francese, spesso facevo film in segreto e li facevo firmare ad altri. Ho avuto la possibilità di lavorare con grandi registi, alcuni che mi hanno anche intimidita come Chris Marker, molto severo nella sua postura, Grillet, un grande innovatore, Ruiz che ha realizzato centinaia di film, Houellebecq uno dei più grandi autori contemporanei. È stato il primo a descrivere lo smarrimento contemporaneo.

Io credo che la riuscita di ciascun artista dipenda dalla possibilità di incontro che ha nella sua vita. Andy Wharol per me è stato un punto di riferimento. Ho sempre in testa una frase che mi disse: JUST DO IT! Se vuoi fare qualcosa non pensarci troppo, fallo e basta.

Cosa pensa del cinema oggi? C’è qualche autore o film che l’ha colpita in modo particolare negli ultimi anni?

Vedo molti film, mi chiedo come le persone possano vivere senza il cinema. Ho sempre nel cuore i grandi maestri. Il cinema di Kubrick, Tarkovskij, Buñuel. Il neorealismo italiano, Fellini, Pasolini, il cinema manierista italiano, Dario Argento che ho omaggiato nel mio film da regista Alien Crystal Palace (2018). Ho chiesto anche ad Asia Argento di prenderne parte. Degli ultimi anni il cinema di Lanthimos è quello che più mi ha emozionato, del cinema americano mi piace la freschezza dello stile del cinema dei fratelli Coen. Ci sono molti modi di andare al cinema. Molti preferiscono farsi sovrastare dalle immagini, dal grande cinema di intrattenimento.

Alla domanda se si confronta sul suo cinema con il marito regista… Risponde che no, non gli rivela nulla, e cita la frase di Cocteau sulla capacità di sorprendere: bisogna sempre sorprendere chi amiamo.

Editing Giulia Radice.