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IN SALA

Pompei

“Pompei”, prodotto dal British Museum, rappresenta il primo, vero evento cinematografico della celeberrima istituzione londinese, permettendo una visione esclusiva della mostra: Life and Death in Pompeii and Herculaneum.

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il

 

Anno: 2013

Nazionalità: Regno Unito

Durata: 89′

Genere: Documentario

Regia: Neil MacGregor

Distribuzione: More2screen

Uscita: 25 novembre 2013

 

Pompei, prodotto dal British Museum, rappresenta il primo, vero evento cinematografico della celeberrima istituzione londinese, permettendo una visione esclusiva della mostra: Life and Death in Pompeii and Herculaneum. L’esposizione si concentra sulle vite degli abitanti di Ercolano e Pompei al momento della devastante eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. . Il documentario porta il pubblico a vivere la mostra al cinema, accompagnato da prestigiosi esperti che illustrano la quotidianità dei romani dell’epoca. Per la prima volta nella sua storia, il British Museum propone una mostra interamente dedicata alle due città partenopee, assenti dalle scene dei grandi eventi londinesi da quasi quaranta anni.

Solitamente si pensa che un documentario sia sempre e comunque un qualcosa di utile, ma ormai nella epoca oscura in cui siamo piombati, la sete di profitto si nasconde persino dietro a quelli che siamo naturalmente inclini a considerare come dei nobili intenti. Dal punto di vista filmico c’è ben poco da dire, trattasi del classico documentario di oggi, infarcito di musiche sensazionalistiche e con un linguaggio talvolta inappropriato, che lo priva di autentico valore scientifico. In poche parole, stiamo praticamente sulla falsa riga dei servizi – abbastanza inutili e fin troppo commerciali – che presenta abitualmente Valerio Massimo Manfredi in televisione. Noi che siamo cresciuti con la sobrietà e il rigore dei documentari di Piero Angela, uno scientista non certo simpatico, ma pur sempre un serio professionista, possiamo solo che sorridere grottescamente nel vedere uno come Manfredi, il quale si presenta con gli occhi truccati, così da nascondere l’età; quando un ricercatore dovrebbe sapere bene che l’esperienza è la vera ricchezza nella continua ricerca della conoscenza.

Due parole le vogliamo tuttavia spendere dal punto di vista museologico, uno dei nostri principali campi di ricerca, oltre a quello cinematografico. Sarebbe a dire, che ormai musei quali il British e il Louvre sono esclusivamente delle macchine per far soldi, il documentario in questione altro non è che un lungo spot per pubblicizzare una mostra che per noi italiani senso non ha, giacché gli oggetti vengono dai nostri musei, ce li abbiamo già in casa! Ad esempio, dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli: la più maestosa raccolta d’arte classica al mondo dopo quella dei Musei Vaticani. Allo spettatore consigliamo perciò di vederli dal vivo questi reperti nella città partenopea e non virtualmente in una sala cinematografica.

Dicevamo dei Vaticani. Ormai impera la enorme menzogna che sia il Louvre il museo più prezioso al mondo. Una falsità imposta da quella stessa mentalità commerciale che ha creato questo documentario, schiava del danaro. Il museo parigino, dall’oscuro passato e immeritato custode di oggetti rubati, molti proprio dall’Italia, è il più visitato, non certo il più ricco del pianeta, sono due cose assai diverse. Noi abbiamo la fortuna di avere il più straordinario museo che si possa immaginare, per l’appunto i Musei Vaticani, che non hanno eguali. Ciò è un fatto, non una opinione, qualsiasi museologo degno di questo nome è ben consapevole di tale verità. Ciononostante, le immense collezioni papali stanno lì, sovente ignorate da molti italiani, quando per converso essi si prodigano sempre nel visitare il tanto pubblicizzato Louvre. Per tale motivo, temiamo che invece di vedere gli oggetti dal vivo, in una città dalla incredibile, quanto sofferta, bellezza come Napoli, taluni decideranno di rinchiudersi nel buio di una sala cinematografica, preferendo ancora una volta un mero simulacro alla vita reale.

Riccardo Rosati

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