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IN SALA

Sotto assedio – White House Down

Roland Emmerich, dopo aver diretto “Indipendence Day” nell’ormai lontano 1996, realizza un action thriller adrenalinico e ironico che ruota attorno ad un nuovo attacco al potere americano

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Anno: 2013

Nazionalità: USA

Durata: 130’

Genere: Azione, Drammatico

Regia: Roland Emmerich

Distribuzione: Warner Bros.

Uscita: 26 Settembre 2013

 

Attacchi terroristici, occupazioni, diversivi. In Sotto assedio – White House Down niente è come sembra perchè nessuno (o quasi) è chi dice di essere. Roland Emmerich, dopo aver diretto Indipendence Day nell’ormai lontano 1996, realizza un action thriller adrenalinico e ironico che ruota attorno ad un nuovo attacco al potere americano.

Washington, giorni nostri. L’agente John Cale (Channing Tatum), a causa del suo comportamento irrequieto, non viene assunto nei Servizi Segreti per la protezione del Presidente James Sawyer (Jamie Foxx). Durante la visita guidata alla Casa Bianca, però, Cale e sua figlia Emily rimangono coinvolti nell’attentato che colpisce l’edificio.

Sotterfugi, travestimenti e imboscate sono le direzioni narrative e scenografiche che strutturano l’intera pellicola. Ogni azione, infatti, trae linfa vitale da escamotage variegati, surreali e persino grotteschi che riescono ad alimentare la tensione costruita fotogramma dopo fotogramma. Lo sceneggiatore James Vanderbilt (The Amazing Spider-Man) si rivela un abile burattinaio, capace di trasformare un potenziale film d’azione in un buddy movie moderno e sfavillante. Il rapporto tra il Presidente Sawyer e l’abile agente Cane, infatti, vive di humor e di ironia ma anche di quel senso del dovere che accomuna due padri tanto diversi. Nonostante le lotte a mani nude, i pugni in faccia, i vetri nel costato e le costole rotte, i protagonisti riescono a trovare sempre un motivo valido per continuare a combattere, persino sacrificando se stessi. Le decisioni politiche, dunque, creano il background di ogni stato, ma non quello americano, non più. Il Presidente Sawyer, infatti, seguendo l’esempio di Lincoln e Jefferson, non vuole “fare la storia, ma la differenza”. E, nello stesso modo, anche Emmerich si mette in gioco e crea un blockbuster americano intarsiato di umorismo nero e fracassone per smascherare i buoni propositi governativi rivelandoli esattamente per quelli che sono.

Martina Calcabrini

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