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IN SALA

The Grandmaster

Wong Kar Wai realizza un’opera di grande controllo formale, il cui tratto essenziale è la disposizione dei movimenti, della luce, degli sguardi

Publicato

il

Anno: 2013

Distribuzione: Bim Distribuzione

Durata: 130′

Genere: Azione, Drammatico

Nazionalità: Hong Kong, Cina 

Regia: Wong Kar Wai

Data di uscita: 19 Settembre 2013

Il Kung-Fu è soprattutto precisione. Con queste parole Ip Man definisce l’arte marziale di  cui è grande maestro. E quasi in ossequio a questa definizione, Wong Kar Wai realizza un’opera di grande controllo formale, il cui tratto essenziale è la disposizione dei movimenti, della luce, degli sguardi. Come esperto cerimoniere colloca sulla scena ogni elemento secondo un ordine prestabilito. Esattamente come il Kung-Fu che legge gli elementi in relazione alla disposizione: orizzontale o verticale, orizzontale sei morto, verticale sei vivo.

Questa è la storia di Ip Man, passato alla cronaca come il maestro di Bruce Lee. Attraverso di lui si narra lo svolgersi di un periodo convulso della Cina. L’occupazione nipponica, la resistenza dei cinesi, la contrapposizione tra nazionalisti e comunisti. E, a sua volta, le vicende della Cina diventano solo uno sfondo su cui Wong Kar Wai disegna le sue linee e racconta la storia che gli sta a cuore. Storia di uomini nobili, votati al rispetto di leggi dell’onore, e di donne eroiche che sacrificano la propria vita per difendere le tradizioni della propria famiglia.

Con tutta evidenza Wong Kar Wai non è interessato a prendere posizione rispetto alle fazioni che hanno dato vita alla storia recente della Repubblica Popolare Cinese, di Taiwan o di Hong Kong. Anche se traspare il compiacimento nel narrare una storia di esaltazione dei caratteri e delle tradizioni che accomunano i cinesi. A conferma di questa scelta identitaria c’è la mancanza di afflato con Ma San, allievo borioso del maestro Gong Baosen, che sceglierà di mettersi al servizio dei giapponesi nella repubblica fantoccio del Manciukuò. E  l’amore che il regista riversa su Ip Man (Tony Leung) non sembra attenere in alcun modo alle sue posizioni nazionaliste. Di questo personaggio storico Wong Kar Wai ammira la purezza dello spirito che lo porta ad incontrare una donna di uguale levatura, Gong Er, figlia del maestro Gong Baosen. Tra i due s’instaura una forte tensione sentimentale che non sfocerà mai in vero amore, perché gli eroi non riescono ad amare, non possono vivere la vita, essendo troppo presi a vivere la storia. Sarà Gong Er ad esprimere il senso di questa rinuncia, riuscendo a mettere in pratica anche gli insegnamenti dell’arte marziale appresa dal padre, il Bagua, che insegna a riflettere sul passato, a volgere lo sguardo indietro, per comprendere a fondo il presente, compreso il momento in cui tutto termina ed occorre lasciare la propria eredità a chi proseguirà il cammino.

Forse c’è solo questo e poco altro come contenuto esplicito di un’opera tutta estetica, consacrata alla forma e all’eleganza. Una pura esaltazione dell’immagine che si plasma in una natura compartecipe dell’azione e in un’appassionata ricostruzione scenica di un tempo lontano e ormai perduto.

Pasquale D’Aiello

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