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IN SALA

Wolverine: l’immortale

Durante il bombardamento atomico di Nagasaki alla fine della II Guerra Mondiale, Wolverine salvò il soldato Yashida, diventato decenni dopo un anziano magnate della tecnologia. Il vecchio manda la fidata Yukio a recuperare Wolverine, autoesiliatosi nei boschi dopo gli eventi di X-Men…

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Anno: 2013

Nazionalità: USA

Durata: 126’

Genere: Fantastico

Regia: James Mangold

Distribuzione: 20th Century Fox

Uscita: 25 luglio2013

 

Torna Hugh Jackman nel ruolo che gli ha dato la celebrità, e lustrandosi artigli e bicipiti col suo Logan si cimenta nuovamente con un’avventura tutta sua, dopo aver esordito lontano dal resto degli X-men in uno spin-off del 2009; con questo Wolverine:l’immortale il nostro promette di rifarsi dalle critiche subite dai fans per quell’escursione solista (in verità neanche così mal riuscita, anzi) e sotto la guida del mestierante James Mangold (suo Walk the line-Quando l’amore brucia l’anima ma anche il dimenticato, ingiustamente, Identità) cerca di dare quella dimensione giusta alla creatura nata dalla mente del geniale Stan Lee.

Stavolta l’azione si svolge precisamente dopo X-men:conflitto finale di Brett Ratner, prendendo così le distanze da X-men le origini:Wolverine che era ambientato molto prima della serie lanciata da Bryan Singer, e si sposta in terre orientali, dove Logan viene chiamato al cospetto del potente e anziano Yashida (Hal Yamanouchi), un uomo legato al mutante sin dalla seconda guerra mondiale.

Qua il nostro eroe si troverà invischiato in una serie di intrighi, dove delle forze malvagie vogliono impossessarsi della sua immortalità, vedendosi così contro una potente organizzazione criminale che intende catturare lui e la nipote di Yamashida, la bellissima Mariko (Tao Okamoto).

Ovviamente Logan non si dà per vinto e la lotta per la sopravvivenza sarà dura anche per un immortale come lui.

Alla visione di questo prodotto firmato Mangold non si può far altro che rimpiangere l’odiato spin-off precedente firmato Gavin Hood (che, ripetiamo, in verità non era malvagio); innanzitutto perché questo Wolverine:l’immortale prende totalmente le distanze dall’estetica dei comic movie di oggi, cercando di riempire le due ore e passa di visione con un’introspezione che, così a prima vista, sembri voler citare più un certo cinema alla Hiroshima mon amour, ma i risultati lasciano molto basiti e annoiano non poco.

Sembra strano ma in fondo è così, Mangold non ne vuole proprio sapere di tagliare i suoi protagonisti con l’accetta e spinge il pedale su una storia sentimentale che sovrasta gran parte della durata, tant’è che quando arriva l’azione non ci si sente molto appagati.

Si è puntato sull’autorialità con la A maiuscola e la parte spettacolare purtroppo ne perde molto, tant’è che da quel lato sembra di assistere ad un mediocre prodotto di metà anni’90, cosa per niente buona. Ne paga lo scotto anche la descrizione di una cattiva, la Viper di Svetlana Khodchenkova, poco accattivante.

Jackman mostra muscoli e addominali mentre sforna le solite battute alla Wolverine e tra gli interpreti spicca anche lo Yamanouchi che molto ha militato nel nostro grande cinema di genere (dal post atomico casereccio di inizio anni ’80 alle commedie italiane), scelta curiosa quest’ultima ma a dire il vero anche accattivante.

Ovviamente tutto è proposto in 3D, che poco aiuta a risollevare le sorti artistiche di Wolverine:l’imortale.

Per chiudere, rimanete dopo i titoli di coda; amanti degli X-men per voi l’avventura continua. E speriamo che migliori.

Mirko Lomuscio

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