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‘Attenberg’: il mistero dei sessi

Uno dei primi film della Greek Weird Wave, 'Attenberg' è un manifesto della estraniazione giovanile verso i rapporti sessuali e interpersonali

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Attenberg è un film greco del 2010 di Athina Rachel Tsangari e vede l’unica prova attoriale di Yorgos Lanthimos, regista di film come Il sacrificio del cervo sacro, Povere creature e A kind of kindness, ora nelle sale.

Presentato alla Mostra di Venezia 67 nel 2010, dove l’attrice protagonista Ariane Labed vinse la Coppa Volpi, il film torna in sala dal 13 giugno grazie a Trent Film.

Attenberg è stato uno dei primi titoli della Greek Weird Wave, che dagli anni Dieci dei Duemila esplora temi come la sessualità, la morte e l’alienazione nella società contemporanea. Il film torna nelle sale anche grazie alla seconda edizione di una retrospettiva sul movimento cinematografico.

Giovedì 20 giugno verrà riproiettato anche Chevalier, altro film di Athina Rachel Tsangari del 2015.

Attenberg – La trama

Marina vive insieme al padre, Spyros, architetto malato terminale in una cittadina industriale sulla costa greca. La ragazza è inesperta sessualmente ed ha un carattere associale. Studia infatti le relazioni interpersonali e sessuali con i documentari animalistici di Sir David Attenborough. Si esercita a baciare con l’unica amica, Bella, ma le due finiscono sempre a giocare a imitare gli animali dei documentari. La freddezza in cui è cresciuta Marina le ha dato infatti un piglio analitico e scientifico verso la vita, causando sensi di colpa nel padre. La gelosia verso l’amica che sospetta essere l’amante del padre non migliora la situazione.

L’arrivo in città di un giovane ingegnere le fa scoprire la prima infatuazione. Che possa cambiare le carte in tavola?

Attenberg

Una vita liminale

Attenberg è un compendio quasi teatrale di pochi personaggi calati in un contesto di spazi liminali.

Vuote stanze d’hotel, strade deserte di periferia, cantieri arrugginiti, corridoi d’ospedale. I protagonisti si muovono in questi spazi come spettri e i pochi altri personaggi interagiscono con loro solo per l’essenziale o li ignorano completamente. Marina va a braccetto con l’amica Anna passando affianco a un gruppo di coppiette in amore che sono troppo prese dalla passione giovanile per notarle. Le due imitano gli animali che vedono nei documentari quasi come a voler regredire a uno stadio primitivo, dove la ragione e i fiumi di parole vengono sostituiti da ringhi e gesti ferali.

Il film sembra riflettere la condizione esistenziale di una Grecia senza punti di riferimento dopo la disastrosa crisi economica del 2008. La mancanza di un futuro per i giovani e la morte della fiducia nell’autorità (il padre, Spyros) li porta a isolarsi o a cercare di attribuirsi un ruolo,  ma maldestramente.

Attenberg

Come accade in molti film del nuovo movimento greco, Attenberg non vuole spiegare il perché di una data situazione, ma mostra le regole del suo mondo per quanto strane o bizzarre siano, lasciando allo spettatore il compito di collegare i fili. Il film procede senza una chiara progressione, unendo scene dove i personaggi possono anche agire senza un motivo, con altre di improvvise rivelazioni.

I colori spenti e l’andamento discontinuo del montaggio riflettono questa condizione. Sembra di stare saltando da una pozzanghera a un’altra, dove nell’acqua sono riflesse scene di vita non sempre connesse tra loro.

L’amore nasce dal corpo

Tsangari non ha diretto però un film disfattista o compiaciuto in una depressione intellettualoide, come a volte accade in un tipo di cinema d’autore. Anzi, suggerisce una via d’uscita da questa impasse. Marina può ritrovare la sua natura umana soltanto abbandonando il passato. La morte del padre coincide nel film con il primo rapporto sessuale con l’ingegnere, sotto spinta di Spyros stesso. L’unione con un altro giovane, ma fuori dalla sua zona di comfort, mostra la via alla ragazza come se fosse stata cresciuta dalle belve. ma riportata nella civiltà da una mano gentile.

Ma quale civiltà? Mentre Spyros può solo lasciarle in eredità i freddi strumenti tecnici del suo ufficio, il nuovo arrivato la invita nella sua camera d’hotel per un incontro carnale. Soltanto dopo il primo contatto col corpo umano, che tanto le causava ribrezzo come a una Kafka dei giorni nostri, Marina scopre cos’è l’amore.

Un amore che è quindi sessuale alla base, vivido, genuino, a grado zero. Attenberg non enfatizza il sesso per il gusto di essere alternativo o ribelle, ne lo estromette come avviene nel cinema borghese mainstream americano dal sapore puritano. Il sesso è semplicemente sesso: unione di corpi. Se proprio si vogliono fare paragoni, il sesso nel film ha lo stesso ruolo che in quelli di Micheal Mann. Si prende atto della sua esistenza e importanza, ma senza fronzoli o retorica.

Attenberg

Marina provava attrazione verso il lesbismo perché sentiva la mancanza della figura materna e per l’amicizia prettamente femminile di cui poteva godere. Allo stesso tempo però sente il richiamo dell’altro sesso, anche nell’inconscio, come nelle sue fantasie sul padre nudo ma privo di genitali.

La rimozione del complesso di Elettra può avvenire soltanto con la sostituzione del padre con un simile più giovane ma allo stesso tempo alieno. Un elemento sovversivo ma rispettoso che porti Marina fuori dalla sua caverna per scoprire un mondo nuovo. La regista lo riconosce quindi come il primo tassello verso l’amore, ma anche come la riscoperta del proprio corpo. Se la crisi della società l’ha ingabbiato in spazi deserti e fatiscenti, sta all’essere umano fare il primo passo per riappropriarsene.

 

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Attenberg

  • Anno: 2010
  • Durata: 95'
  • Distribuzione: Trent Film
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Grecia
  • Regia: Athina Rachel Tsangari
  • Data di uscita: 13-June-2024