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Festival Cinema Africano, Asia e America Latina

’Casablanca’ di Adriano Valerio: il vuoto tra due anime

'Casablanca' di Adriano Valerio è un documentario che quasi nasconde il genere per lasciare esprimere i suoi protagonisti tra incontri e spazi vuoti

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Casablanca

Casablanca di Adriano Valerio è un documentario del 2023 sul tema dell’emarginazione sociale e dell’immigrazione. Presentato in anteprima all’80° edizione del Festival di Venezia, è stato proiettato recentemente al Festival Cinema Africano, Asia e America Latina.

Si tratta di un documentario di osservazione, che ha visto ben  sei anni di riprese tra il 2016 e il 2022.

Casablanca – La storia di due anime ferite

Casablanca osserva da vicino le vite di Fouad e Daniela. Lui, figlio di un imam di Casablanca, irregolare da anni in Italia. Lei, ex-alcolista che racconta la sua storia nelle scuole. L’incontro tra i due sembra poter essere un punto di svolta: se Daniela sposasse Fouad, lui potrebbe curarsi e rimanere in Italia, mentre lei troverebbe un anima gemella con cui combattere la solitudine. Qualcosa però complica questa unione: e se Fouad si fosse veramente innamorato di Daniela?

La testimonianza come stile narrativo

Casablanca si rifà a un stile di racconto minimalista che si vede molto nel cinema documentario italiano recente e non solo.

Adriano Valerio non interferisce oltre al mero lato tecnico (regia e montaggio), nel mostrarci la vicenda dei due protagonisti. Non c’è voce narrante dal sapore televisivo, né fa la sua comparsa il regista in persona come fa Herzog nei suoi documentari. Non c’è neanche un’opinione su cosa sta raccontando. Ci sono alcuni brani musicali a fare da colonna sonora, ma molte le scene con solo audio in presa diretta. Il silenzio fa la sua parte.

Casablanca

Gli unici che raccontano a parole la loro storia sono i due protagonisti. A volte sono loro che spiegano le vicende ad altri. Come quando Daniela racconta la sua relazione con Fouad a un’amica, o come quando lui si rivolge a un ufficio per richiedere urgenti cure mediche, ripercorrendo i suoi dolori fisici oltre che psicologici. Ma ancora più importanti sono i dialoghi tra i due, che si confrontano sui loro desideri e sulle loro  paure, con il passato che incombe sempre sulle loro parole.

Anche momenti di quotidianità come la spesa al mercato o Fouad che trucca Daniela riscoprendosi provetto estetista ci rivelano le loro rispettive personalità. Il regista ha capito che interferire nella loro visione della storia la renderebbe falsa, perché neanche loro sanno in fondo quale sia la verità.

Casablanca inizia in media res: non c’è materiale d’archivio sui trascorsi dei protagonisti e il racconto procede tra frammenti di verità, saltando tra tempi e luoghi diversi. Adriano Valerio rifiuta la didascalia anche da questo punto di vista, e vuole che sia lo spettatore a ricongiungerli perché questo processo di ricostruzione è parte della storia stessa.

Casablanca tra spazi pieni e vuoti

Il documentario predilige una divisione netta tra immagini ravvicinate e piene contro spazi aperti e desolati.

Il regista fa un largo uso di primi piani quando uno dei protagonisti sta parlando. Questi possono essere incentrati su di loro o piani d’ascolto per immedesimare lo spettatore nel suo ruolo di testimone di seconda mano. Ricorrono però anche primi piani silenziosi su personaggi intenti in azioni semplici come bere da una bottiglia, o movimenti di macchina a mano a seguire, ma sempre stretti, mentre sono presi dal loro lavoro. A questi si contrappongono campi lunghi dal sapore minimale, spesso di Fouad, dove i colori freddi, la mancanza di altre figure umane e i grandi vuoti evocano il senso di solitudine dell’uomo.

Casablanca

La voce dei protagonisti fa da commento ad alcune di queste inquadrature, rievocando il loro mondo interiore tramite queste vedute.

Questo salto provoca alienazione nello spettatore, un’alienazione che sembra placarsi soltanto nella parte finale dove vediamo Fouad ricongiungersi alla sua famiglia tra casa sua e le affollate strade di Casablanca.

Casablanca: un film sull’immigrazione?

Data l’universalità delle condizioni umane di Fouad e Daniela, viene difficile definire il documentario “solamente” come un film sui temi legati all’immigrazione. Lo stile registico e le vicende dei protagonisti entrano in sintonia con una serie di categorie umane più ampie.

Non che i film sulla multiculturalità e l’immigrazione abbiano un pubblico specifico o delimitato, ma a volte, e purtroppo, tendono a essere fatti per confermare idee politiche di una parte o di quella opposta. Il valore di Casablanca sta quindi nella sua decisione di non interferire nella vicenda umana che ritrae: non gli serve fare lezioncine. La partecipazione empatica è già uno strumento potente per un documentario d’osservazione.

Starà allo spettatore, una volta passati i titoli di coda, decidere come utilizzare l’esperienza vissuta, ma nella vita reale. Questo è il compito di un documentario.

Casablanca

Il regista

Adriano Valerio ha già alle spalle una carriera decennale e otto lavori (oltre a Casablanca), che spaziano tra cortometraggi, lungometraggi e una serie televisiva.

Il suo primo cortometraggio, 37°4 S (2013), ricevette una menzione speciale al Festival di Cannes e vinse il David di Donatello. Due anni dopo, col suo esordio al lungometraggio, Banat – The Journeyvenne presentato alla Settimana Internazionale della Critica di Venezia, oltre a essere stato proiettato in più di 70 festival internazionali, tra cui una nomination al Golden Globe. Tra i suoi altri film troviamo The Nightwalk, Mon Amour Mon Ami, The Heroes of Carthage, Agosto.

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Casablanca

  • Anno: 2023
  • Durata: 63'
  • Distribuzione: Films Grand Huit
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Adriano Valerio
  • Data di uscita: 04-May-2024