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Ortigia Film Festival

‘Zamora’: la ricerca dell’emancipazione e del cambiamento io

L’ esordio alla regia di Neri Marcoré racconta, con poesia e freschezza, i percorsi quotidiani di vita, emancipazione e rinascita di donne e uomini nell’Italia del boom economico. Prodotto da Pepito Production e Rai Cinema e distribuito da 01 Distribution sarà presentato in occasione dell'Ortigia Film Festival.

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Un artista, Neri Marcoré – cantante, comico, attore e oggi regista – stimato da tutti, per simpatia, signorilità, talento. Dello stesso parere sono, per loro espressa, unanime dichiarazione, i tanti e bravi attori che hanno condiviso con lui l’avventura del suo primo film da regista, intitolato Zamora (il nome di un famoso, imbattibile portiere spagnolo degli anni Trenta). Il film sarà presentato in occasione dell’Ortigia film festival. Prodotto da Pepito Production con Rai Cinema e distribuito da 01 Distribution.

Zamora – Il racconto di una generazione

Attraverso le vicende umane e lavorative del protagonista, il giovane Walter Vismara, alle prese con un trasferimento a Milano (dalla sonnacchiosa provincia al capoluogo milanese efficiente e produttivo per eccellenza). Si ritrova un direttore d’azienda ossessionato dal calcio (ilfòlber’, termine coniato da Gianni Brera), con i primi amori, con una sorella in via di emancipazione e con un ex-portiere di calcio alcolizzato che gli insegnerà a giocare e a parare (i colpi sul campo e nella vita). Il film racconta un’Italia in pieno boom economico con avvisaglie delle conquiste sociali in arrivo (il divorzio, fra le altre). La cifra stilistica, sorniona e divertente di Marcoré, sembra nascondere però anche un pizzico di nostalgia, per un mondo meno artefatto. Un mondo in cui tutto, o molto, era ancora possibile e per un tempo di conquiste sognate e realizzate.

Zamora – Il commento del regista

Non aveva come obiettivo quello di fare un film che ‘andava sul semplice’, Neri Marcoré. Voleva – così racconta lo stesso regista – sovvertire alcuni elementi, come quello di lavorare con attori meno noti ma scelti fra i tanti talenti che circolano nel mondo artistico. Grazie alla libertà d’azione concessagli dai produttori, Marcoré ha scelto con cura ogni attrice e attore e ogni battuta da affidare loro, pur non frustrando le capacità di nessun personaggio e lasciando un margine di libertà di espressione a tutti i suoi artisti. Fra questi: Alberto Paradossi, Marta Gastini, Anna Ferraioli Ravel, Giovanni Storti, Antonio Catania, Walter Leonardi, Giovanni Esposito, Pia Engleberth, Giuseppe Antignati, Pia Lanciotti, Giulia Gonella, Alessandro Besentini, Francesco Villa, Giacomo Poretti, Davide Ferrario.

Come dice lo stesso Marcoré, parafrasando Nanni Moretti in Sogni d’oro: “Zamora è il mio film più bello. Anche perché è l’unico che abbia mai diretto ma mi auguro davvero non sia l’ultimo, perché è stata un’esperienza entusiasmante per me, a cominciare dal rapporto umano prima ancora che professionale che si è instaurato con tutte le persone che hanno collaborato a questa produzione. Alcune le conoscevo da anni e mi ero ripromesso che, laddove avessi esordito come regista, mi sarebbe piaciuto averle accanto. Per fortuna si sono rese quasi tutte disponibili. Altre le ho conosciute in questa occasione e si sono rivelate magnifiche scoperte”.

Zamora: un’Italia che non c’è più nel romanzo di Perrone

Zamora è tratto dal romanzo omonimo di Roberto Perrone. Allo scrittore è stato dedicata l’opera, poiché è purtroppo scomparso prima che il film vedesse la luce. Marcorè racconta la commozione dello scrittore nel ricevere la sceneggiatura  e le prime clip del film. Esso segue da vicino le vicende del trentenne Walter Vismara (nel ruolo, una talentuosa promessa attoriale, Alberto Paradossi), un giovane a modo che lavora come ragioniere e contabile in una fabbrichetta di Vigevano, vive con i genitori. Guarda con loro ogni sera – insieme a tutto il vicinato radunato in salotto – la televisione in bianco e nero, oggetto all’epoca condiviso perché non posseduto da tutti.

Il programma è Lascia o Raddoppia, una piccola licenza fantasiosa ed anticipatrice del regista – dato che il celebre programma con Mike Buongiorno non era ancora iniziato in quegli anni. Esso vuole dare ragione però di un’epoca, in cui si trascorrevano lunghe serate collettivamente davanti alla TV. Walter conosce tutte le risposte ai quiz e una ragazza dallo sguardo languido, figlia dei vicini,  gli sorride, sperando in un appuntamento. Ma la vita ha ben altro in serbo per il ragionier Vismara. La fabbrichetta chiude ed il direttore lo raccomanda per un lavoro in un’azienda avveniristica nella vitale e operosa Milano, dove si troverà suo malgrado catapultato da un giorno all’altro a vivere con la sorella (separata di fatto dal marito all’insaputa della famiglia). Si ritrova al servizio del cavalier Tosetto, un imprenditore moderno e brillante col pallino del calcio, interpretato in maniera esilarante da Giovanni Storti (del trio comico Aldo Giovanni e Giacomo). Il cavaliere obbliga tutti i suoi dipendenti a sfide settimanali tra impiegati scapoli e ammogliati.

Il riscatto di Walter

Walter odia il calcio e finisce per mentire dicendo che gioca al fòlber (il football in gergo popolare) nel ruolo di portiere. Inizia così il suo travaglio ma anche la sua rinascita. Preso in giro da alcuni colleghi per la sua manifesta incapacità in campo come portiere, viene umiliato e bullizzato, in particolare, dall’odioso ingegner Gusperti. Egli lo ribattezza “Zamora” – paragonandolo sarcasticamente al celebre portiere spagnolo degli anni ’30 – e tenta di sedurre in tutti i modi Ada, la segretaria di cui Walter si è innamorato. Il nostro vessato protagonista mette a punto un piano di rivincita e riscatto.

Zamora – I luoghi del racconto

La ricostruzione dell’hinterland e del capoluogo lombardi, dell’ambiente della fabbrica, dei nuovi negozi eleganti della Milano centro, degli abiti e dello stile dei primi anni Sessanta. Ogni cosa è ricostruita con grande cura e sapienza nel film. Il tutto ha pennellate vintage, delicate o chiassose a seconda dei luoghi e dei contesti. Viene descritta con puntuale ed ironica malinconia un’Italia che non esiste più.

Si trattava di rappresentare gli anni ’60 anche dal punto di vista cromatico – racconta il regista – non potendo attingere a documenti che ci restituissero i colori di quell’epoca, dato che foto e film erano essenzialmente ancora in bianco e nero, bisognava inventare dei toni suggestivi ed evocativi. Era un’Italia vivace, allegra, ambiziosa, sulle ali di uno sviluppo economico grazie al quale il benessere, la felicità sembravano essere alla portata di tutti; ma era un’Italia altrettanto semplice, pervasa da un sentimento di innocenza e di entusiasmo”.

Anche le musiche scelte dal regista sono state studiate con grande accuratezza per accompagnare l’evoluzione del film. La colonna sonora originale è firmata da Pacifico ed edita da Edizioni Curci. L’idea era quella di omaggiare artisti insuperabili del periodo come Jannacci, Gaber, Cochi e Renato. Per questo in coda al film ci sono due canzoni originali, El Matt, cantata da Pacifico e Neri Marcorè e Mamma non sai, interpretata solo da Neri. Sono canzoni  che restituiscono, nelle varie fasi del film, una generazione poco raccontata. Si tratta di quella dei trentenni, donne e uomini, che rivendicavano in quegli anni le proprie scelte in controtendenza. E poco a poco si liberano dai lacci del passato.

Zamora: l’incontro con Cavazzoni, occasione di un doppio riscatto

Per non perdere il lavoro e riscattarsi, almeno in parte, di fronte a sé stesso, ai colleghi e alla sua famiglia, il nostro eroe troverà, dapprima per caso e poi intenzionalmente, un mentore, un allenatore che possa insegnargli a giocare al calcio e a parare. Si tratta di Cavazzoni, un importante portiere di Serie A ormai finito nella spirale dell’alcolismo e del gioco d’azzardo. Ormai è senza un soldo e abbandonato da tutti. Sarà per entrambi i personaggi un’occasione unica di riscatto, ripresa in mano delle proprie vite e la nascita di una grande amicizia.

Proprio il costruirsi della relazione fra i due protagonisti è una delle principali chiavi di lettura del film. Dapprima cauta e sospettosa, diventa poi intensa e inesorabile. Essa è resa con grande efficacia e gradualità, fino all’apice, seguito da una battuta d’arresto e poi da un rilancio finale in grande stile.

L’evoluzione del personaggio

È lo stesso Neri Marcoré, infatti, bravo come sempre in una parte non facile, a vestire i panni del portiere. Dapprima riluttante e dubbioso, successivamente prende a benvolere il giovane Vismara, per la sua ingenuità e sincerità. Mentre lo allena gli dà consigli sulla vita; al tempo stesso Walter comprende la profonda umanità e la triste parabola vissuta da Cavazzoni, da vincente a loser. Cavazzoni non vede il figlio da anni e non trova più motivazioni per vivere, così lo invita a casa e lo introduce ‘in famiglia’. Lo fa conoscere a sua sorella e la vita sembra prendere strade inattese, fino a nuovi percorsi e ad un colpo di scena finale.

Il personaggio di Vismara – prosegue Marcoré – porta con sé quell’aspetto di inadeguatezza che ci riguarda tutti, e di certo riguardava me in adolescenza, un legaccio da cui prima o poi bisogna cercare di divincolarsi. Walter ha paura di confrontarsi col mondo. La sua riservatezza è in fondo presunzione di superiorità mista al timore di buttarsi ed esporsi allo sguardo altrui. Piuttosto che aprirsi e affrontare le situazioni con maturità preferisce rifugiarsi nel risentimento e in un asfittico desiderio di vendetta.”

La consulenza calcistica, oltre a quella appassionata di Neri stesso, è stata affidata al dirigente sportivo ed ex-portiere Stefano Sorrentino Il giovane Paradossi ha  avuto due intense settimane di allenamenti in campo.

Donne e uomini in cerca di emancipazione e cambiamento

Molto interessante il punto di vista del film sull’evoluzione, in corso già nei primi anni Sessanta, dei ruoli uomo-donna e dell’emancipazione della donna stessa. Infatti i personaggi femminili del film sono tutti, in maniera garbata ma decisa, nel solco dello spirito anni Sessanta. Sono ‘pieni di sostanza e solidità, maturi e sicuri delle proprie scelte’. Invece gli uomini cominciano ad incrinarsi nelle certezze di un tempo oltre che a manifestare rigidità rispetto ai tempi che cambiano.

“I personaggi maschili di Zamora hanno tutti qualche limite: ma saranno chiamati, tutti o quasi, a compiere una evoluzione che possa renderli meno ridicoli e grotteschi al termine dell’arco narrativo. Le figure femminili, di contro, sono tutte moderne e decisamente superiori per sensibilità e intelligenza. Ada, la ragazza di cui Walter si innamora, pur rispettando il codice comportamentale cui era ancora tenuta la donna negli anni ‘60, è del tutto indipendente e sgombra da preconcetti. Elvira Vismara, sorella del protagonista, rivendica il bisogno di una vita piena e felice a dispetto delle convenzioni sociali. Sua madre Anna non si dimostra meno libera e moderna quando è il momento di appoggiarla. Così come non fa mancare a Walter, senza essere soffocante, l’affetto e la fiducia che lo sostenga nella sua emancipazione. Dorina, infine, giovane e disinibita, anticipa e rappresenta pienamente lo spirito della rivoluzione culturale sessantottina.”

Elvira, la sorella di Walter, interpretata da Anna Ferraioli Ravel, ben rappresenta la donna autonoma. Elvira lavora e si separa da un marito che non ama più. Non disdegna di godere a pieno la  libertà che, nel successivo decennio, sarà oggetto di conquiste e sancita da vere e proprie leggi nel nostro Paese.

tutti i dettagli su

www.ortigiafilmfestival.com

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  • Anno: 2023
  • Durata: 100'
  • Distribuzione: 01 Distribution
  • Genere: Commedia
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Neri Marcoré
  • Data di uscita: 04-April-2024