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‘Sergio Citti. La poesia scellerata del cinema’ la recensione

Una monografia completa dedicata all'autore romano, in occasione della retrospettiva svoltasi al 41º Torino Film Festival.

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Sergio Citti. La poesia scellerata del cinema, a cura di Matteo Pollone e Caterina Taricano, è un libro pubblicato da Sabinae edizioni in occasione della retrospettiva dedicata a Sergio Citti, svoltasi durante il 41º TFF.

Un volume di 160 pagine in cui si fa un’ampia panoramica sul regista romano, noto soprattutto per la sua lunga collaborazione con Pier Paolo Pasolini, e con cui si cerca di dare i giusti strumenti interpretativi a un nuovo pubblico, che vuole avvinarci a questo autore non sempre menzionato con l’adeguata attenzione.

È una monografia dettagliata, che riesce a mantenere l’equilibrio tra testo saggistico e libro di facile fruizione. A questa forma di “narrazione” si aggiunge una sostanziosa e sfiziosa scelta d’immagini, tra fotogrammi desunti dalle sue pellicole e inediti dietro le quinte.

Sergio Citti. La poesia scellerata del cinema, una monografia da leggere

La vita è come un tram; ci siamo montati sopra, senza pagare il biglietto, tutti quanti… Quando è l’ora di scendere, scendiamo… Che importa? Abbiamo forse pagato qualcosa?… È inutile cercare di attaccarsi… Un anno, dieci anni, cento anni… È la stessa cosa…

È una delle tante filosofiche dichiarazioni di Sergio Citti, che tra l’altro suggella il capitolo La verità non esiste, che raccoglie alcune significative confessioni del regista, andando a formare un personale lessico di vita e di lavoro.

Questa affermazione conferma come Citti, nel creare massime filosofiche, prendesse esempi concreti dalla realtà. Concetti complessi descritti con immagini semplici e “beffarde”. Come si evince anche nei suoi film, che trattano temi alti e stratificati con raffigurazioni genuine.

Probabilmente Sergio Citti si potrebbe definire un nuovo Esopo, che con i suoi film racconta delle favole contemporanee, sebbene non avvicinabili agli altri film italiani. Pellicole originali, sebbene non sempre ben accolte dalla critica.

E questo suo modo di fare cinema è ben esemplificato nel titolo del libro. Il cinema di Sergio Citti ha unito la soavità, l’immediatezza e la “simbologia” della poesia con uno sguardo ribaldo, frutto di una vita vista e vissuta dal basso.

Citti era nato in una delle tante borgate di Roma, nel 1933, e l’incontro casuale con Pasolini gli ha permesso di poter esprimere la sua spiccata creatività. Citti ha preso molto da Pasolini, ma al contempo, come si evince in questa monografia, Pasolini ha attinto dalla conoscenza di questo borgataro con ingegno.

Sergio Citti. La poesia scellerata del cinema serve proprio a porre in evidenza come questo regista sottoproletaria sia una unicità nella cinematografia italiana. E lo attraverso un excursus composto da cinque capitoli, tra cui il primo, già citato, lasciato alle dichiarazioni del regista.

Apprendiamo da Giuseppe Pollicelli, che ha scritto Vita di Sergio Citti, l’epicureo della Marranella, il suo percorso di vita, dalla nascita (30 maggio 1933), fino alla morte avvenuta il 12 ottobre 2005. Nel mezzo le sue esperienze di vita e la sua professione registica, iniziata con Ostia nel 1970.

Ci sono poi le testimonianze di amici, collaboratori e maestranze, contenute in Memorie, ritratti, testimonianze, in cui possiamo conoscere la personalità di Citti attraverso uno vasto stuolo di colleghi e attori.

Ci raccontano di Citti, ad esempio, Carlo Verdone, Malcom Mcdowell, Fiorello, Michele Placido, Pupi Avati e molti altri ancora. Oltre ai fraterni ricordi di Ninetto Davoli e David Grieco.

E a queste pagine memorialistiche, di gustosa lettura, segue la parte saggistica, in cui sono analizzate tutte le opere realizzate da Sergio Citti. 17 in totale, e ogni film è corredato da una scheda tecnica.

Ogni pellicola è stata analizzata da un singolo critico, e si va da Alberto Pezzotta, fino a Massimo Causo. Tra gli altri saggisti, Matteo Pollone, Giulio Sangiorgio, Emiliano Morreale, Roberto Chiesi.

Una carrellata utile sia per chi già conosce i film, e sia per chi vuole sapere che cosa sono queste pellicole, alcune delle quali con titoli accattivanti, come ad esempio Sogni e bisogni, Mortacci o Fratella e Sorello.

A chiusura del libro, anche una dettagliata bibliografia curata da Alberto Pezzotta, dove futuri studioso possono carpire le fonti del materiale raccolto e ben strutturato.

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